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Col nuovo decreto sicurezza il governo poteva essere più coraggioso, di Luigi Mastrodonato

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 07/10/2020 09:18
Ora i decreti sicurezza sono stati modificati. Non cancellati, come gli stessi membri del governo hanno voluto far credere in serata a suon di post e interviste. E questo non può considerarsi un successo...

I decreti sicurezza così come concepiti dal governo giallo-verde, sotto la bandiera dell’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini, sono cambiati. Ci è voluto oltre un anno perchè una delle promesse dell’esecutivo Pd-Movimento 5 Stelle, insediatosi l’estate scorsa, venisse rispettata. Il vertice del Viminale Luciana Lamorgese ha ripetuto in tante occasioni la volontà di andare oltre a quelle leggi, in coro l’hanno seguita i suoi compagni di governo soprattutto lato Pd, mentre i pentastellati hanno fatto lungo ostruzionismo, difendendo dei decreti in fin dei conti da loro stessi approvati nella precedente esperienza di governo. Questo ha ogni volta bloccato un intervento sugli stessi, ma ieri il Consiglio dei ministri ha messo fine a questa maratona.

Le leggi così come concepite da Matteo Salvini erano tra le più restrittive e integraliste si potessero concepire. Veniva eliminata la protezione umanitaria per i migranti e in parallelo si smantellava l’accoglienza diffusa via Sprar. Il risultato è stato esattamente l’opposto di quanto promesso dal leader della Lega, vale a dire un’esplosione dell’irregolarità: dall’ottobre del 2018 all’ottobre del 2019 90mila persone sono diventate irregolari e di esse 26.722 lo sono diventate per effetto diretto dei decreti sicurezza. 

Le leggi poi ostacolavano in modo netto e per via giudiziaria le attività di salvataggio dei migranti da parte delle ong, con la previsione di multe fino a un milione di euro, la confisca della nave e la prigione per i comandanti in caso di violazione del divieto di ingresso nelle acque territoriali italiane. 

I decreti aumentavano poi i periodi di detenzione dei migranti nei centri per il rimpatrio e rendevano molto più lungo e difficile il percorso per l’ottenimento della cittadinanza. Era dovuta intervenire perfino la Consulta, che aveva definito incostituzionale la legge nella parte in cui negava l’iscrizione all’anagrafe dei richiedenti asilo.

Ora i decreti sicurezza sono stati modificati. Non cancellati, come gli stessi membri del governo hanno voluto far credere in serata a suon di post e interviste. E questo non può considerarsi un successo. Perché appurato che quei decreti sono stati un fallimento anche nell’ottica sovranista con cui erano stato concepiti, il problema di base sta nella disumanità legalizzata di cui si facevano portatori. E oggi, in fin dei conti, una parte di quell’impianto è rimasto. Certo, la reintroduzione della protezione umanitaria, del sistema di accoglienza diffusa ex Sprar (ora Siproimi) e dell’iscrizione all’anagrafe comunale per i richiedenti asilo sono buone notizie, come lo è la riduzione dei tempi per il riconoscimento della cittadinanza. Ma sotto altri aspetti ci sono più ombre che luci.

Questo vale soprattutto nel discorso relativo alle ong. 

Il divieto di ingresso nelle acque territoriali italiane si applicherà in caso di mancata comunicazione delle operazioni di salvataggio alle autorità, le multe saranno di massimo 50mila euro, non ci saranno più pene amministrative come la confisca della nave mentre resterà il rischio di reclusione fino a due anni per i comandanti. 

L’impianto repressivo nei confronti dell Ong, insomma, rimane. Ed è un limite enorme, che rende le nuovi leggi concettualmente molto simili a quelle di Salvini, portatrici di una forma di criminalizzazione nei confronti di chi compie soccorsi in mare che è solo più soft e smussata rispetto alla precedente.

Stesso discorso per quanto riguarda i Cpr, i Centri di permanenza per il rimpatrio. Il fatto che il periodo massimo di detenzione al loro interno venga ridotto da 180 a 90 giorni è solo una scappatoia con cui far credere di aver fatto qualcosa quando invece non si è fatto nulla. Il problema non è quanto si rimane in quei centri, ma il fatto stesso che essi esistano, dal momento che fior fior di report, ma anche la cronaca quotidiana, raccontano in modo continuativo di come si tratti di veri e propri lager di stato, dove anche i diritti umani fondamentali faticano a essere riconosciuti. Anche qui, insomma, la disumanità legalizzata rimane, solo in una versione più soft rispetto a quella concepita da Matteo Salvini.

Non è affatto vero, insomma, che i decreti sicurezza siano stati cancellati. La logica che li contraddistingueva oggi rimane sotto molti aspetti, mentre su altri sono state intraprese modifiche che si possono anche definire coraggiose per i tempi che corrono. Ma resta un retrogusto amaro in bocca, per una svolta radicale che non c’è stata su uno dei capitoli più problematici della politica recente italiana. Certo è che finché al governo ci sarà quel Movimento Cinque Stelle che sui decreti originari ci ha messo la firma e che detiene il copyright dell’espressione “taxi del mare” riferito alle Ong, sarà difficile ottenere di più.

 

https://www.wired.it/attualita/politica/2020/10/06/nuovo-decreto-sicurezza-restrizioni-ong/

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