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Civiltà cattolica: ecco come rispondere all’ordine mondiale illiberale, di Iacopo Scaramuzzi

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 15/03/2019 17:31
Quale sarà l'atteggiamento della Chiesa nelle roccaforti come Polonia, Italia e Germania? I vescovi Usa riusciranno a esercitare una leadership in linea con Wojtyla e Bergoglio?...

La Chiesa cattolica può «provocare un cambiamento» sociale dell’attuale «ordine mondiale illiberale»: lo scrive la Civiltà cattolica, che si domanda tra l’altro quale sarà la risposta che essa darà alle sfide alla sua dottrina sociale «nelle roccaforti cattoliche tradizionali come Polonia, Italia, Austria e Germania»se la Conferenza episcopale degli Stati Uniti «riuscirà a esercitare una leadership in linea con quella testimoniata da Giovanni Paolo II, e più recentemente da Francesco, propositiva e aperta al mondo».

«La sfida fondamentale che la Chiesa dovrà sostenere sarà quella di difendere la dignità della persona umana e l’integrità del creato in un clima di sciovinismo, xenofobia e disprezzo per l’altro», scrive il padre statunitense Drew Christiansen nell’ultimo numero del quindicinale dei Gesuiti pubblicato con l’imprimatur della Segreteria di Stato vaticana. La Chiesa «non sarà sola in questa impresa, dal momento che l’ordine liberale ha dato origine a molte istituzioni, gruppi di volontariato e movimenti, che a loro volta potranno agire in nome del bene comune» e «troverà speciali risorse nella sua dottrina sociale, nella pratica del ministero sociale e, soprattutto, nelle fonti spirituali a cui si attinge la speranza nei periodi più cupi», scrive il Gesuita che è «distinguished professor» alla Georgetown University: «Nel corso della storia il cattolicesimo ha già saputo illuminare la strada per superare tempi bui. Lo saprà fare ancora».

Christiansen parte dalla considerazione che «nell’epoca successiva al Concilio vaticano II il cattolicesimo sociale, che si ispira alla dottrina sociale della Chiesa, si è intrecciato con quei movimenti e istituzioni che avevano contribuito a costituire l’ordine mondiale liberale», e, più specificamente, «una volta che il Concilio Vaticano II, seguendo le direttive di Giovanni XXIII nella Pacem in terris, ha superato l’antimodernismo, la Chiesa è divenuta uno dei principali promotori dei valori associati all’ordinamento liberale, difendendo i diritti umani, sostenendo la democrazia, favorendo uno sviluppo socioeconomico equo e assumendo l’iniziativa sia nel dialogo ecumenico sia in quello interreligioso. 

Oggi – prosegue il Gesuita statunitense – c’è da chiedersi: che cosa diventeranno la dottrina sociale e il ministero pastorale della Chiesa di fronte a una politica mondiale illiberale in cui crescono autocrati e tiranni, vengono calpestati e negati i diritti umani universali, la ricchezza economica diventa sempre più iniqua, i trattati non vengono rispettati e lo Stato di diritto è ignorato, i rifugiati e i migranti economici diventano un sottoproletariato apolide, la religione viene invocata per scopi nazionalistici e le esigenze essenziali della giustizia vengono disprezzate?». 

Il «disfacimento dell’ordine mondiale liberale è in corso da un decennio, ma negli ultimi due anni ha subìto una brusca accelerazione in molti Paesi europei, e non solo», scrive Christiansen citando, in particolare l’America first del presidente Usa Donald Trump. Da qui la domanda centrale dell’articolo: «Come può rispondere il cattolicesimo all’avanzare dell’ordine mondiale illiberale? L’esempio personale del Papa riguardo alle migrazioni e alla cura dei senzatetto ha conquistato l’ammirazione del mondo, così come le sue iniziative sui cambiamenti climatici e sul disarmo nucleare hanno dato impulso a posizioni ampiamente condivise da movimenti popolari, dalla società civile e dai governi di tutto il pianeta. 

Tuttavia, l’attenzione della Chiesa è ora distratta dalla necessità della purificazione interna e della propria riforma in risposta alla crisi degli abusi sessuali del clero. Ma – scrive ancora il Gesuita – quando tale riforma sarà completata, la Chiesa sarà ancora pronta ad affrontare le sfide alla sua dottrina sociale che le provengono da tanti fronti? Quale sarà la sua risposta in Europa, soprattutto nelle roccaforti cattoliche tradizionali come Polonia, Italia, Austria e Germania? 

I vescovi dell’Europa centro-orientale saranno in grado di dare all’autocrazia nativista quello stesso tipo di risposta unitaria che hanno dato all’“impero” comunista nel 1980? E i vescovi dei Paesi in via di sviluppo saranno capaci di guidare i loro Paesi nella difesa dei diritti umani e della democrazia, come hanno fatto negli anni Ottanta e Novanta? La Conferenza episcopale degli Stati Uniti riuscirà a esercitare una leadership in linea con quella testimoniata da Giovanni Paolo II, e più recentemente da Francesco, propositiva e aperta al mondo?».

Per il Gesuita, «le tensioni illiberali e populiste stanno ribaltando i modi abituali di agire su molti fronti. Dopo la Brexit, il Regno Unito e forse anche l’Europa staranno probabilmente peggio sotto il profilo economico. L’esperimento della Brexit ha provocato una crisi politica senza precedenti. L’Italia, dopo 10 anni di stagnazione economica, ha dovuto aderire ai limiti di bilancio europei per tenere in piedi il proprio governo. In Ungheria, il governo si è spinto fino a dare vita a una legge che permette alle aziende di richiedere ai dipendenti fino a 400 ore di straordinari. Dopo le sconfitte elettorali nelle elezioni dei Länder, la Germania stessa, che per decenni è stata la potenza guida in Europa, sembra in difficoltà».

Da qui, l’articolo della Civiltà cattolica individua «tre vie» che la Chiesa sa perseguire per «provocare un cambiamento»: il «modello del servizio», che conduce la Chiesa a difendere i diritti umani, promuovere l’unità della famiglia umana e curarsi delle persone bisognose, le vittime dello sfruttamento e coloro che vivono ai margini della società. Il «modello di convocazione», ossia il fatto che «in quanto organismo pubblico, la Chiesa ha il peculiare vantaggio di abbracciare una vasta gamma di gruppi, talora in conflitto tra loro, e i vescovi, come guide delle comunità, hanno la capacità di riunirle per discutere di problemi pubblici. Il modello della convocazione interpella la Chiesa attraverso i vescovi, le diocesi, le conferenze episcopali, la Curia romana e lo stesso Papa: tutti accolgono istanze diverse per amore del bene comune». E, infine, il «modello profetico» mostrato da Giovanni Paolo II o, «con i suoi viaggi a Lampedusa e a Lesbo», da Papa Francesco. «

I modelli qui proposti non si escludono a vicenda: rappresentano diversi aspetti della Chiesa e varie strategie per la prassi socio-pastorale», scrive il Gesuita. «Il modello profetico, quello della convocazione e quello del servizio sono tra loro compatibili e propongono strategie sovrapponibili, che possono essere utilizzate – e di fatto già lo sono – per affrontare l’ordine mondiale illiberale». 

 

https://www.lastampa.it/2019/03/14/vaticaninsider/civilt-cattolica-ecco-come-rispondere-allordine-mondiale-illiberale-KGhc6yOfKCxQhlmwcEmSUP/pagina.html

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