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Ceccanti: il sistema è malato, di Michele Cozzi

creato da D. — ultima modifica 14/09/2015 17:02
Intervista - Parla uno degli esperti scelti dal presidente Letta: partiti frammentati e le contrapposizioni di chi si oppone.

 

Stefano Ceccanti, costituzionalista, fa parte del gruppo esperti per le riforme costituzionali, nominati da Letta: in questa fase discutere di presidenzialismo e grandi riforme rappresenta proprio una priorita?

“Se qualcuno pensa che le nostre istituzioni stiano funzionando bene, allora è giusto pensare che questo tema non sia una priorità. Ma visto come è incominciata la legislatura, con nessuno che ha vinto le elezioni, e con l’incapacità di eleggere il presidente della Repubblica, mi sembra un dato oggettivo che le istituzioni non funzionano”
Quali potrebbero essere gli effetti immediati delle riforme?
“Cambiare il Istituzioni è importante non perché si fanno direttamente le cose, ma perché istituzioni funzionanti permettono che le cose si facciano”.

Ma il presidenzialismo garantisce automaticamente una maggiore efficienza?

“L’efficienza del governo si può avere o col sistema parlamentare o con il presidenziale. La questione è che il sistema parlamentare suppone un sistema di partiti meno frammentato. Questa è una questione strutturale. In Francia Hollande, per esempio, ha preso gli stessi voti di Bersani. Allora la soluzione è quella che si fonda sull’elezione diretta di un presidente con poteri di governo. Se qualcuno è in grado di dimostrare che il nostro sistema di partiti è in grado di semplificarsi, allora si può ragionare per l’irrobustimento del sistema parlamentare. Ma credo che la malattia del nostro sistema rispetto al sistema dei partiti sia più grave”.

Riforma di sistema e legge elettorale sono complementari oppure sarebbe sufficiente cambiare il Porcellum?

“Si potrebbe cercare in astratto di fare la legge elettorale a costituzione invariata. Ma ho dei dubbi che senza cambiare la Costituzione le forze politiche riescano a trovare un’intesa solo sulla legge elettorale. Sarebbe più facile fare un’intesa più grande, che non lavorare solo sulla legge elettorale sulla quale i partiti calcolano immediatamente i benefici”.
A sinistra ampi settori hanno alzato le barricate. Che dice?
“Registro una singolare contraddizione tra la politica e la teoria. Queste persone si sono schierate contro il governo delle larghe intese. Ma senza una chiara riforma delle istituzioni e una legge elettorale da cui venga fuori un chiaro vincitore, saremo costretti anche nella prossima legislatura a rifare il governo Pd-Pdl. Devono risolvere questa contraddizione”.

Il sistema francese a doppio turno è quello più coerente con il semipresidenzialismo?

“È il più coerente. Il sistema uninominale a doppio turno consente di eleggere e delineare una maggioranza omogenea a quella che ha eletto il presidente della Repubblica. Coi sistemi proporzionali non si otterrebbe lo stesso risultato”.

Epifani ha bocciato i partiti personali. È una forma indiretta di dire no al presidenzialismo?

“No, perché i partiti personali sono nati in questo sistema. Nel sistema presidenziale i due partiti più forti che lottano per la premiership hanno bisogno di forte organizzazione, e quindi si riducono gli elementi di personalismi diffusi. I partiti personali sono nati per la degenerazione dell’attuale sistema. Vedo ancora una visione assemblearistica come se le elezioni fossero un grande sondaggio, per fare poi accordi e intese a prescindere dagli elettori”.

Sarà la volta buona per cambiare?

“Dobbiamo lavorare per questo risultato. Poi ci potranno essere tante mine per strada e cercheremo di schivarle”.

fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno, 05.06.2013

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