Tu sei qui: Home / Meditando / In articoli e commenti, scelti da noi / C’era una volta l’Europa, di Paolo Raffone

C’era una volta l’Europa, di Paolo Raffone

creato da webmaster ultima modifica 17/09/2015 12:59
Il Consiglio europeo conclusosi oggi ha sancito la spaccatura dell’Europa. [...]

 

Il Consiglio europeo conclusosi oggi ha sancito la spaccatura dell’Europa. Nonostante gli annunci di accordi per l’ambiente e l’ebola, il Consiglio è stato un ring nel quale la Commissione europea ne è uscita molto malconcia e ridimensionata. I governi riuniti nel Consiglio si sono riappropriati delle prerogative sovrane, dettando duramente la linea alla tecnocrazia e alla burocrazia di Bruxelles. Italia e Regno Unito hanno sparigliato le carte. Francia e Germania si mostrano concilianti. Barroso lascia con un’immagine pessima che ne conferma la sostanza. Per ora la nuova Commissione guidata da Juncker non parla, ma si annuncia già paralizzata. Il Parlamento europeo ha scoperto che la ricreazione è finita, e non può che dividersi su linee dirette dalle singole necessità della politica nazionale. Infine, la BCE entra in stallo con il deteriorarsi delle relazioni tra Draghi e Weidmann, e quindi con la Germania, ma anche tra Draghi e Yellen, e quindi con gli Usa. Insomma, per un Consiglio di mezzo Autunno è stato un disastro.

Regno Unito e Italia hanno presentato un rifiuto categorico di pagare più contributi alla Ue, come indecentemente vorrebbe la Commissione. Quest’ultima, senza vergogna ha cercato di manipolare i dati sul Pil per coprire un grosso buco di budget che ha portato al blocco dei pagamenti dei contratti di fornitura in essere. Ha presentato il “nuovo conto da pagare” il 20 Ottobre scorso. Poco importa ai tecnocrati e ai burocrati, e a tutti coloro che indirettamente beneficiano di eccessive elargizioni di danaro europeo sotto forma di contratti di servizio, che alla presentazione del budget pluriennale pochi mesi fa i governi avessero applicato un taglio secco del 20%. Tutti conniventi continuano a gestire la loro festa a spese degli altri. Non è corretto, come ha detto Renzi, che quei soldi in più richiesti andrebbero a Francia e Germania. Basta chiedere a Gianni Pittella, che di budget europeo è un mago, per sapere che quei soldi servono a coprire le spese correnti e in essere che foraggiano un microcosmo autoreferenziale di qualche migliaio di beneficiari dei ricchi contratti della Commissione. Si tratta di quella pletora di esperti e fornitori “disinteressatamente” europeisti. Finalmente la risposta è stata un sonoro NO.

È interessante che Renzi si sia accorto che la “presenza italiana a Bruxelles è insufficiente e qualitativamente inefficace”. Noi lo abbiamo scritto già nel 2006 nel volume “Le lobby d’Italia a Bruxelles”. Se aggiungiamo che il numero e il posizionamento dei direttori italiani nella tecnocrazia è sceso a tre, a nulla serve avere posizioni apicali se non si controlla la struttura. Speriamo che dopo la presa d’atto della situazione, Renzi passi anche all’azione immediata. C’è un intero mondo italiano rintanato a Bruxelles da rinnovare culturalmente e nelle sue funzioni. Al passaggio si possono anche ottenere risparmi e migliorare l’efficienza complessiva.

Dopo aver gelato Barroso e Katainen, la questione delle valutazioni sulle leggi di bilancio nazionali è stata declassificata a riunioni tecniche che si terranno prossimamente. Altro che quella ridicola litania del francese Hollande pronto a chinare il capo pur di far finta di esistere insieme alla Germania. L’Italia di Renzi, probabilmente rilanciatasi con il sostegno piuttosto esplicito (ma interessato) del Regno Unito, ha ricominciato a pensare in termini di interesse nazionale. Benissimo, ma che ci si aspetti la rappresaglia della Merkel che appena insediato Juncker rischia di colpire l’Italia e Renzi.

 

Fonte: Formiche.net del 24 ottobre 2014

Azioni sul documento
  • Stampa
archiviato sotto:
I nostri amici stranieri

Cercasi un fine organizza degli incontri settimanali di dialogo tra culture e insegnamento della lingua italiana per stranieri.

Maggiori info >>>

centro di ascolto.jpg

Associandoci

logo-barchetta.jpg
Cercasi un fine
è insieme un periodico, un’associazione onlus, di promozione sociale, iscritta all’albo regionale della Puglia, fondata nel 2008, con attività che risalgono a partire dal 2002 e una rete di scuole di formazione politica. Vi partecipano credenti cristiani e donne e uomini di diverse culture e religioni, accomunati dall’impegno per una società più giusta, pacifica e bella.

Una presentazione sintetica delle nostre attività la trovi nel video qui 

altre info su

presentandoci
cercasi una casa
sostenendoci

con carta di credito o PayPal

Leggendo il giornale

Cercasiunfine-119.jpg

E' in distribuzione Cercasi un fine n. 119
(2020- Anno XVI)

quadratino rosso Tema: Dialogo Interreligioso

Scrivendo per il giornale

Se volete scrivere per il giornale:
direttore@cercasiunfine.it


 

 listing Il n. 120 è sui DOVERI (si parla spesso di diritti: e i doveri? Cosa intendiamo per doveri? Esistono gruppi, culture e religioni che danno seria testimonianza sui doveri? Come educare ai doveri?)  è in preparazione.

listing Il n. 121 è su RESISTERE RESISTERE RESISTERE: come abbiamo vissuto il periodo di crisi sanitaria; testi da inviare entro il 15 settembre 2020.

 listing Il n. 122 è su... Tutti pazzi per i Social? Come i social stanno trasformando nostro modo di pensare, giudicare, informarci e razionarci? Riusciamo ad essere ironici su questa influenza diffusa? Testi da inviare entro 31 ottobre 2020.

Se avete qualcosa da proporci su qualcuno di questi temi siamo ben lieti di accoglierlo. Accettiamo anche contributi in altre lingue.