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Asia e Europa, insieme per la crescita, di Giorgio Napolitano

creato da webmaster ultima modifica 17/09/2015 13:05
Discorso tenuto del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione del Pranzo di Gala in onore dei Capi Delegazione al Vertice ASEM

 

La decima sessione dell’ASEM coincide con un periodo tra i più complessi e problematici nella storia delle relazioni internazionali degli ultimi decenni. Si sono venute moltiplicando e incrociando le sfide e le opportunità del mondo sempre più interdipendente in cui viviamo.

Si affollano – nell’agenda dei governi e delle organizzazioni internazionali o sovranazionali – le global issues of common concern. Ci si richiede oggi perciò uno sforzo eccezionale di analisi e di selezione, di confronto tra le rispettive valutazioni, di pronta ed efficace concertazione.

In questo sforzo siamo naturalmente incoraggiati e facilitati dal vasto dispiegarsi di iniziative, dopo la nascita di ASEM nel 1996 : e non solo di incontri come questo al livello di Capi di Stato e di governo. Il fatto che i 18 anni trascorsi dall’inizio abbiano visto imprevedibili sviluppi nella situazione economica e politica mondiale, conferma la straordinaria lungimiranza di quanti vollero allora, in Europa e in Asia, l’avvio di un così originale esercizio comune.

Ci siamo decisamente lasciato alle spalle il passato. Le visioni imperiali, le strategie colonialistiche, di cui furono protagoniste grandi potenze europee fino alla metà del secolo scorso, avevano scavato un solco profondo tra Europa e Asia ; la seconda devastante guerra nata nel cuore d’Europa, e fattasi davvero mondiale, aveva infine investito e lacerato entrambi i nostri continenti. Ma a partire dal 1950, l’Europa dei grandi ideatori di un disegno di pacificazione e integrazione si è mostrata consapevole degli errori e delle colpe delle classi dirigenti del “vecchio continente”, dei limiti da riconoscere e delle responsabilità da assumersi per la costruzione di un mondo pacifico, più prospero e più giusto.

E a mano a mano che anche la guerra fredda si veniva dissolvendo, non solo nell’Unione Europea si ricongiungevano i popoli dell’Est e dell’Ovest, ma l’Europa comprendeva la necessità di aprirsi, anche al di là delle fondamentali relazioni transatlantiche : di aprirsi ad altre, più lontane, grandi realtà, che si avviavano verso processi di travolgente trasformazione.

E’ stato questo il significato della nascita dell’ASEM ancor prima che diventasse evidente lo spostamento verso il Pacifico del baricentro dello sviluppo mondiale e che si profilasse con eguale evidenza il crescere straordinario dei paesi emergenti, innanzitutto dell’Asia, e il ridursi del peso dei paesi europei nel loro complesso.

Questa tendenza di fondo, e le asimmetrie e divergenze nell’andamento dell’economia in questo inizio di XXI secolo tra i nostri due continenti, debbono suscitare nell’Europa unita non una sindrome di fatale declino, ma una forte volontà di valorizzazione delle sue tradizioni migliori e delle sue potenzialità di innovazione e competitività. E su tutto non può che prevalere, in Europa e in Asia, la coscienza dell’interdipendenza che le lega e del compito storico comune di farvi fronte nell’interesse della pace e dello sviluppo : in un mondo irresistibilmente globalizzato.

La priorità assoluta che ci impegna in quel complesso e preoccupante quadro di relazioni internazionali che ho evocato all’inizio non può non essere data a un intenso e coordinato impegno per lo spegnimento di focolai di guerra e di tensione, per il superamento di conflitti armati e di minacce di violenza, che ben conosciamo e che abbiamo visto di recente emergere anche in forme di inaudita aggressività e barbarie con l’offensiva del cosiddetto ISIS. Nessuno di noi può sottrarsi a risposte le più ferme di fronte alle minacce incombenti, né a una paziente tessitura di soluzioni politiche e diplomatiche rispetto a vecchi e nuovi contenziosi tra Stati e dinanzi a scontri dissolutivi all’interno di diversi paesi.

Nello stesso tempo, l’imperativo più scottante che oggi richiede il massimo di sforzi da parte dell’ASEM è quello di superare i danni e le persistenti implicazioni della crisi finanziaria ed economica mondiale iniziata nel 2008, e di rimuoverne le cause, i rischi di sue ripetizioni nel futuro. Dai paesi asiatici più dinamici e in forte crescita sono venuti negli anni scorsi contributi preziosi per controbilanciare sul piano mondiale il peso della crisi del debito sovrano e delle sue conseguenze nell’Eurozona, dei fenomeni recessivi e degli arretramenti produttivi e occupazionali determinatisi in molte parti d’Europa. Ma di certo all’Unione Europea tocca ora imboccare la strada di politiche più favorevoli alla crescita, anche perché – nonostante indubbie differenze nel suo seno – è l’Europa nel suo insieme che accusa i colpi di una tendenziale stagnazione se non deflazione.

La prospettiva da perseguire insieme è dunque quella della “New Comprehensive Asia-Europe Partnership for Greater Growth” che venne ribadita – dopo il primo ASEM di Bangkok – nell’incontro di Seoul del 2000, e che va di continuo arricchita di contenuti concreti.

Di primaria importanza è un costante dialogo politico e culturale tra noi sui valori cui ancorare – nel grande quadro dei principi ispiratori delle Nazioni Unite – la nostra cooperazione in tutti i campi. Un dialogo che si proietti nella più vasta rete di relazioni people to people che vogliamo far crescere tra Europa e Asia. Quello spirito di “equal partnerhip” che abbiamo assunto come guida, è fatto di sempre migliore conoscenza, di reciproco riconoscimento e rispetto tra l’identità unitaria quale è venuta emergendo – pur tra diversità – nella storia d’Europa, e le grandi civiltà che fin da epoche remote hanno caratterizzato quel vastissimo insieme di popoli e di culture che abbiamo spesso sommariamente identificato col nome di Asia. La cui impronta storica resta tuttavia la incomprimibile “multiplicity”.

E le relazioni people to people debbono tendere a superare semplificazioni e luoghi comuni, da una parte e dall’altra. Occorre, così, tenere ben presente quel che ha scritto anni fa il professor Amartya Sen, intervenendo nella disputa su Human Rights e cosiddetti Asian Values. “Possiamo imparare molto” – egli scrisse – “da studi sui valori in Asia ed Europa”, ma nessuno di essi “può avvalorare la tesi di una grande dicotomia … Le idee contemporanee di libertà e di diritti politici e personali hanno loro importanti antecedenti nelle culture sia asiatiche sia occidentali”.

Ogni discussione e ricerca tra noi su questi grandi temi è benvenuta. Continuiamo dunque sulla strada che insieme abbiamo aperto dando vita all’ASEM: continuiamo con fiducia e speranza.

 

Tratto da www.quirinale.it

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