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Appropriazioni indebite, di Angela Donatella Rega

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 29/10/2021 09:30
L’appropriazione indebita più scioccante è quella del potere sulla vita e la morte di un essere umano. La vita di un’altra persona non può appartenerci né fisicamente né moralmente…

Quando parliamo di libertà, della nostra libertà, è implicito che consideriamo di non essere proprietà di nessuno e che i legami che creiamo non potranno spingersi fino alla totale appropriazione da parte di un altro nei nostri confronti e viceversa. Molto dovrebbe far riflettere questo concetto che dovrebbe essere semplicemente ovvio ma che è così poco sentito in questo periodo in cui molti considerano un proprio oggetto, per esempio, la donna che gli sta accanto. 

Ma facciamo un altro esempio. Fa certamente cosa inammissibile chi decide la vita e la morte di altri esseri umani per motivi religiosi. In questo caso l’appropriazione indebita è duplice, perché ci si appropria anche indebitamente della volontà di Colui che per assioma ha lasciato liberi gli esseri umani di scegliere tra il bene ed il male, altrimenti non avrebbe senso, come avviene per ogni religione, paventare premio o condanna post mortem. Sarebbe interessante approfondire questo aspetto delle religioni e magari scoprire che, a rigore, il condannato morendo si salva e il suo giudice invece va tra i dannati per essersi sostituito malamente ed in cattiva fede a Dio. 

Restando sempre nel campo della vita e della morte della gente, un’altra appropriazione indebita è decidere di sottrarre il futuro ai giovani trascurando l’Ambiente per motivi economici, come quelli legati ai combustibili fossili. 

Ma ci sono altre appropriazioni indebite, apparentemente molto meno gravi, quelle riferite ai simboli. Qualcosa abbiamo visto negli ultimi decenni anche nell’abbigliamento di uomini politici che volevano farsi sentire più vicini alla gente, dal maglione di Berlusconi alle divise di Salvini. Peggiore però è l’appropriarsi di simboli che esprimono esattamente l’opposto di ciò che si è. Per esempio i neo nazifascisti che espongono e portano in corteo stendardi con l’immagine di Cristo. Anche i nazisti a suo tempo si dissero difensori del cristianesimo ed ora l’area della destra sovranista si dichiara cristiana, anche sbandierando rosari e affidando la campagna elettorale alla Madonna.

Questi accostamenti stridenti sono interessanti. Dentro c’è un’enorme mistificazione. Cristo è pace, nonviolenza, dialogo, universalità, apertura, dono della propria vita, amore, dignità, perdono. Tutte parole difficili per il nostro tempo. Poi ci sono le parole facili: guerra, violenza, chiusura, egoismo, odio, disprezzo della dignità umana, intolleranza. Non possiamo appropriarci di simboli che non ci appartengono. Così come, quando parliamo di famiglia, o ci parlano di famiglia, dovremmo stare attenti a far l’esempio della Sacra famiglia della tradizione cristiana, perché mai come nel caso della Sacra famiglia ci siamo trovati di fronte ad una forma eccezionale e forse anche sconvolgente di accoglienza e di dono  gratuito di sé, ma anche di apertura di orizzonti, perché di fronte alla missione del Figlio, i due genitori hanno lasciato la porta aperta e Gesù un bel giorno, mentre era in mezzo alla gente che lo seguiva e lo ascoltava ed alcuni lo avvisavano che fuori c’erano sua madre ed i suoi fratelli, si espresse così: “Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli? - Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui disse: - Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre -“.

Cos’è la famiglia se non il trampolino di lancio per una vita che da adulti ci porti al confronto con gli altri, con il resto del mondo in un’ottica costruttiva di giustizia per gli ultimi? 

Sarebbe ora di aprire la nostra mente ed il nostro cuore e tornare ad essere liberi, come dice una vecchia canzone di Joan Baez, Donna Donna: chi ci ha detto di essere vitelli da legare e portare al mercato ed al macello dentro orrendi vagoni da cui vediamo solo piccoli pezzi di cielo? Non potremmo mettere le ali e volare come la rondine orgogliosa e libera che dall’alto guarda intrepidi orizzonti?

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