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Alla base dell’economia della pace. Ricominciamo dalle relazioni, di Leonardo Becchetti

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 29/03/2022 09:57
I meccanismi di democrazia e i giacimenti di 'terre rare' relazionali sono al fondamento di relazioni di pace e di costruzione di comunità coese…

I danni della guerra non sono solo quelli dei morti, delle persone costrette a fuggire dalle loro case, della distruzione delle città ma anche quelli non materiali della distruzione di relazioni tra Paesi, comunità e persone che sono a loro volta il sostrato fondamentale della pace stessa. Le relazioni sono un tesoro prezioso.
Oggi parliamo di 'terre rare' e di 'minerali scarsi' quando ci occupiamo dei materiali necessari per la produzione di energia o di apparati elettronici, ma dovremmo accorgerci che esistono anche le 'terre rare' relazionali ovvero i materiali preziosi che rendono le relazioni sociali ed economiche ricche e produttive. E dovremmo domandarci se e come, personalmente e come comunità nazionale, siamo scarsi o ricchi di giacimenti di 'terre rare' relazionali.
Stiamo parlando di fiducia, capitale sociale, partecipazione, generatività, scambio di doni, cittadinanza attiva, reciprocità, tutti ingredienti che non solo fanno fiorire la nostra vita individuale e rendono fertili le nostre relazioni sociali ed economiche, ma sono anche il sostrato fondamentale per la creazione di quel tessuto comunitario che produce gli anticorpi di pace che prevengono i rischi di guerra e di conflitto.
I giacimenti di terre rare relazionali possono essere incrementati e arricchiti da processi partecipativi nella vita aziendale, nella realtà politica e sociale del nostro Paese. In un recente lavoro sui dati di tutte le aziende italiane sopra i 250 addetti e di un vasto e rappresentativo campione di aziende sino a 249 addetti abbiamo dimostrato come la qualità delle relazioni genera circa 21.000 euro di valore aggiunto per addetto in più, al netto dell’impatto di tutti gli altri fattori rilevanti. 

Dietro questo risultato aggregato, questa comprovata ricchezza di 'terre rare' relazionali, ci sono migliaia di storie virtuose di aziende 'maestre nell’arte delle relazioni' che hanno scoperto come i meccanismi di reinserimento al lavoro di categorie svantaggiate, l’attenzione alle qualità relazionali nell’assunzione dei dipendenti, la sensibilità verso i problemi nella conciliazione tra vita di relazioni e vita di lavoro dei propri dipendenti sono centrali per creare un ambiente produttivo ricco di senso dove i dipendenti si sentono parte di una comunità e per questo danno molto di più nel lavoro e nell’attività produttiva.
Le relazioni sono anche un asset che aiuta in modo significativo ad ammortizzare choc e rischi di mercato. Senza relazioni le aziende sono sottoposte a ogni forma di perturbazione dei meccanismi di mercato perché alla mercè di rapporti occasionali, anonimi e soggetti alla volatilità congiunturale dei prezzi (sappiamo qualcosa di questi tempi di quella del gas) mentre costruendo rapporti di lungo periodo possono attutire questi choc, come è il caso di imprese che hanno relazioni stabili con i propri fornitori all’interno della filiera e non soffrono dei problemi contingenti di scarsità di materiali e rincaro dei prezzi.

Nella vita sociale e politica la qualità delle relazioni e dei processi che le sviluppano – espressa nel principio della co-progettazione – sta diventano un obiettivo importante delle politiche pubbliche locali e nazionali e sta animando anche la risposta del nostro Paese all’emergenza profughi dall’Ucraina con la Protezione Civile che, invece di gestire in modo accentrato e solitario il percorso, ha scelto di progettare l’intervento assieme al Forum del Terzo Settore e alla rete di organizzazioni sociali della società civile. 

Quest’ultima guerra aperta, drammaticamente scatenata sul suolo d’Europa, dovrebbe insegnarci che nessuna conquista è per sempre. Un’intera generazione non ha vissuto le guerre mondiali e si è cullata nell’illusione che democrazia e pace fossero conquiste acquisite una volta per tutte, guardando con poco entusiasmo a manifestazioni e celebrazioni dei nostri padri che ricordavano l’emozione di quelle conquiste. 

Oggi dobbiamo tutti capire che la pace si deve continuare a costruire giorno per giorno, proprio lavorando e potenziando i meccanismi di democrazia e i giacimenti di 'terre rare' relazionali che sono al fondamento di relazioni di pace e di costruzione di comunità coese. La dolorosa esperienza di queste settimane ci insegna che il fine di tutto questo non è solo dare sostanza a un’economia più civile, ma anche investire concretamente ed efficacemente sulla pace. 

https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/ricominciamo-dalle-relazioni

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Esso nasce dall'iniziativa dei soci fondatori e ordinari di Cuf, residenti a Minervino. Il gruppo (attraverso un apposito Regolamento) è un'emanazione territoriale della nostra Associazione, di cui condivide statuo, finalità, contenuti e strategie associative.

Auguriamo al gruppo di essere attivo e proficuo nella ricerca de nostro Fine come don Milani insegna: "Bisogna che il fine sia onesto. Grande. Il fine giusto è dedicarsi al prossimo. E in questo secolo come lei vuole amare se non con la politica o col sindacato o con la scuola? Siamo sovrani. Non è più il tempo delle elemosine, ma delle scelte".

 

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