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Alex Zanotelli: ascoltiamo il grido della terra. Di Elisa Barberis

creato da webmaster ultima modifica 01/10/2015 10:32
In uno degli eventi conclusivi di "Torino Spiritualità", il missionario ha commentato l'enciclica "Laudato Si'": «Papa Francesco ha colto la connessione fra temi ecologici e giustizia sociale, ma la rivoluzione deve partire dal basso, dalle comunità cristiane, dalle amministrazioni comunali».

 

La tanto attesa enciclica Laudato Si’ di Papa Francesco ha messo in luce la gravità della crisi ecologica che stiamo attraversando, ma ora servirà un reale sforzo collettivo per evitare che esploda. A partire dalla Conferenza di Parigi, che a dicembre porterà i grandi Paesi a discutere la questione ambientale, «ma soprattutto nel nostro piccolo, dalle comunità cristiane che possono essere il motore di un cambiamento che comincia dal basso».

Nella giornata conclusiva di Torino Spiritualità (150 relatori, 120 eventi, 45 mila presenze), padre Alex Zanotelli invita ad ascoltare “Il grido della Terra”, per prendere coscienza delle ferite inferte al nostro pianeta e le conseguenze che hanno avuto sui poveri, prime vittime dell’indifferenza verso le risorse limitate. «Era da anni che aspettavamo questa lettera del Santo Padre – spiega il missionario, da anni impegnato sul fronte ambientale – e finalmente la Chiesa è riuscita a dire, senza tentennamenti, che è l’uomo la causa di questa drammatica attualità. A colpire ancora di più, però, è stata la capacità di Francesco di connettere tutta una serie di temi che sembravano sconnessi tra loro: la giustizia sociale e la giustizia ambientale. Non si può parlare di una senza tener conto anche dell’altra».

Perché questa enciclica è così rivoluzionaria?
«Per la prima volta la visione papale va contro la teoria darwinistica secondo cui a vincere è sempre il più forte, mentre il più debole è destinato a soccombere. Come ci dimostra la scienza, le infinitesimamente piccole particelle viventi hanno un sottilissimo strato di protezione ma all’interno della cellula la vita scorre in un flusso continuo. Francesco vuole farci comprendere proprio questo: tutto è interconnesso. Non è la prima volta che la Chiesa affronta la questione ecologica - anche Benedetto XVI si era espresso nella sua Caritas in veritate -, finora però solo come aspetto secondario. Con Laudato Si’, invece, il Santo Padre l’ha presa di petto, spiazzando tutto e tutti. La difficoltà sta nel concretizzare questo messaggio, nel far capire che bisogna legare la nostra Fede con le nostre scelte quotidiane».

La Chiesa riuscirà a tenere il passo del Papa?
«Francesco ha una grande opposizione interna e soprattutto in America, dove non sono piaciute le affermazioni contro un’economia senza volto, che uccide. I disastri che vediamo ogni giorno nascono dal fatto che, per secoli, quello che era al di fuori della Chiesa sembrava quasi non avesse nulla a che fare con essa. Facciamo bellissime liturgie ma totalmente prive di concretezza. Il problema centrale che oggi si pone, è recuperare quello stretto legame che dovrebbe esserci tra la Fede che professo e le scelte nella nostra quotidianità. La crisi ecologica mette a rischio il futuro stesso. E se io credo in un Dio della Vita, devo davvero difendere questi doni che mi ha fatto: come credente, sono obbligato a impegnarmi».

Il Santo Padre affronta, per la prima volta nella storia della Chiesa, anche il tema di una possibile decrescita, come teorizzato dal filosofo Serge Latouche.
«Penso che per molta gente questo termine possa essere fuorviante, io preferisco parlare di una necessaria sobrietà a cui dovremmo tutti abituarci. Il 20% della popolazione mondiale consuma il 90% delle risorse a una velocità incredibile e, se si continuerà così, nel giro di poco sarà impossibile vivere. E credo debbano essere le comunità cristiane a dare per prime l’esempio di un’esistenza semplice ed essenziale, questo l’enciclica lo dice con chiarezza. Però manca ancora qualcosa».

Dica.
«Avrei voluto che il Papa fosse altrettanto esplicito su un altro dei nodi cruciali: quanto le armi e la guerra pesano sul problema ecologico. Francesco lo ha accennato più volte ultimamente, ma era importante inserirlo in questa interconnessione».

Come si può tradurre questo documento nella vita reale?
«La Chiesa anglicana, ad esempio, ha fatto una scelta precisa, rendendo le parrocchie autosufficienti a livello energetico con l’utilizzo dei pannelli solari. È il primo passo per dare un indirizzo alla collettività. In Italia, invece, siamo ancora lontani. Per questo bisogna insistere sulle comunità cristiane, in primis, ma anche sui Comuni. Se le amministrazioni locale riuscissero a controllare e decidere almeno sui quattro elementi fondamentali – aria, acqua, energia e terra –, allora sì che sarebbe una vera esperienza di democrazia. Deve essere però la gente a voler diventare autonoma, tutto questo non può essere imposto dall’alto».

Francesco sostiene che «non disponiamo ancora della cultura necessaria per affrontare questa crisi» e che «c’è bisogno di costruire leadership che indichino strade». Ritiene che Laudato Si’ possa riuscire davvero a smuovere la situazione anche a livello politico o sono parole destinate a rimanere utopia?
«Oggi è chiaro che la politica è prigioniera delle forze economiche, finanziarie e tecnologiche. Ora come ora non mi aspetto grandi segnali da questo fronte, ma spero che il vertice di Parigi possa imprimere una svolta. La Conferenza di Copenhagen sui cambiamenti climatici nel 2009 è stata un fallimento colossale a cui bisogna rimediare: ci sono già buoni segnali da Cina e Stati Uniti e anche l’Europa sulla carta promette bene. Serve, però, un minimo di accordo, almeno sui temi principali. Ancor di più, che nasca un solido movimento verso un altro tipo di approccio e stile di vita, quello di cui parla il Papa. A cominciare dalle tante realtà positive che ci abbiamo in Italia: non è possibile che non esista un forum nazionale in grado di riunirle per presentarsi a Parigi con un unico obiettivo, frutto della cittadinanza attiva. Perché è dal basso che io mi aspetto la speranza del futuro».

Fonte: Famiglia Cristiana del 28/09/2015

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