Tu sei qui: Home / Meditando / In articoli e commenti, scelti da noi / Al Nord come al Sud non si deve tacere, la Lombardia paga il falso garantismo, di Roberto Saviano

Al Nord come al Sud non si deve tacere, la Lombardia paga il falso garantismo, di Roberto Saviano

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 21/04/2020 09:53
Quelli che oggi pensano che alla fine ai lombardi basterà tornare allo shopping e agli aperitivi, per tornare a essere quelli di prima, stanno offendendo per primi quel dolore che merita spiegazioni, che merita di sapere le cose come sono andate…

Avevo appena finito di scrivere l'articolo che leggerete di seguito quando mi arriva, tramite questo giornale, la lettera toccante e sincera di una giovanissima infermiera che ogni giorno assiste malati di Covid. Ecco, ho pensato che, senza saperlo, le parole che seguono le avevo scritte proprio per lei.

Qualche giorno fa, il 17 aprile, è stato un anno dalla morte di Massimo Bordin e sul manifesto Peppe Provenzano, un intellettuale politico alla guida del Ministero del Sud, lo ha ricordato parlando di Sciascia. Un passaggio tra gli altri mi ha colpito: "Garantisti si dev'essere, come vuole la Costituzione, ma il radicale Bordin voleva squarciarne il velo di ambiguità. E prendeva a prestito una citazione sciasciana ritrovata da Guido Vitiello: "Io non sono un garantista: sono uno che crede nel diritto, che crede nella giustizia". Per poi chiosare: "Sciascia credeva nella giustizia secondo diritto, che è fatta anche di sostanza".

Quella sostanza, io credo, per Sciascia e per Bordin, era la giustizia sociale". Il Diritto e la linea della palma, che profeticamente Sciascia intuì, si sarebbe via via alzata verso nord; e non a caso quella "ascesa" è coincisa con l'acquisizione di ampie fette dell'economia settentrionale - e dunque del Potere - da parte delle Mafie. E parallelamente con la nascita della cultura dell'omertà a latitudini inaspettate.

Cosa è stato il Garantismo in Italia negli ultimi 25 anni? Dove è rintracciabile quell'equilibrio tra Diritto e giustizia sociale? Io credo in pochissimi ambiti, ed è per questo che non esiste una cultura garantista di massa, ma solo una sotto cultura "diversamente giustizialista" che si oppone a quella dichiaratamente giustizialista. E lo fa per difendere i privilegi di chi ha ricchezza e potere, fermandosi appena si fa forte il "tanfo" della povertà e della marginalità.

Che cosa è la giustizia sociale per questa cultura, se non un orpello? È per questa ragione che il garantismo italiano negli ultimi 25 anni è stato maggioritariamente una storia di puttane, che hanno sbandierato Beccaria solo per vendersi meglio. Questa è la matrice culturale che anche oggi, al cospetto della più grande tragedia dal dopoguerra, sta portando molti sedicenti garantisti a chiedere a gran voce che i processi non dovranno farsi nei Tribunali, che è un modo per dire che processi non dovranno esserci. Eppure, un garantista dovrebbe conoscere bene la natura del processo, che nasce per accertare i fatti, e non la verità.

Al Nord, ho trovato sempre sostegno quando dalla mia terra si levavano le critiche: i panni sporchi si lavano in famiglia. Ricordo le valanghe di insulti provenienti da quelli che si erano autodefiniti "del mio mondo" durante la crisi dei rifiuti in Campania. Un tradimento e io un traditore. Non solo io, ovviamente, tanti scrissero su quel tempo e su quello che accadeva in Campania e ai campani. Non parlavo solo delle malefatte del Potere, ma anche della incapacità della gente normale, della borghesia, di ribellarsi a una occupazione clientelare del potere che aveva condotto al disastro. Erano troppo pochi, ma incredibilmente valorosi, quelli che alzavano la testa per difendere i propri territori e le proprie vite.

Per quale ragione mai, oggi, si dovrebbe pensare che al cospetto del più grande disastro in termini di perdite umane da settantacinque anni a questa parte bisognerebbe "evitare i processi" o non analizzare le ragioni, anche culturali e antropologiche, che lo hanno determinato? Solamente il Sud è possibile oggetto di analisi sociologiche? Solamente al Sud si può parlare di omertà? No signori, le cose non stanno così.

La Lombardia ha collassato perché ha distrutto il suo tessuto sociale, e questo non lo ha fatto certo il virus, è accaduto prima. E non c'entra nulla il Dio danaro, lo sterco del demonio e altro armamentario verbale grossolano. C'entra l'idea di giustizia sociale. Quanto ha contato la voce degli operai lombardi in questi mesi? Qualcuno gli ha chiesto se si sentivano sicuri a continuare a lavorare senza protezioni? Quanto ha contato la voce dei medici e degli infermieri che hanno assistito allo smantellamento della parte meno "produttiva" di quel sistema sanitario, per poi trovarsi a morire, per mancanza di dispositivi di sicurezza e per decisioni - sì, decisioni - che nel pieno della crisi ne hanno aggravato il peso sul piano dei contagi? Questi fatti dovranno essere accertati.

Il Garantismo vive nelle carceri al fianco degli ultimi tra gli ultimi dei condannati e dei detenuti in attesa di giudizio per via di una legge proibizionista in materia di droga che quasi nessuno mette in discussione. Il Garantismo vive sulle navi delle Organizzazioni Non Governative accusate di salvare vite umane. Solo i veri garantisti, e sono assai pochi, si sporcano le mani con questi "poveracci". Il Garantismo italiano è morto quando si è venduto a Berlusconi, prima, e ora a Salvini. Poiché mai sono stati negli ultimi anni dalla parte degli ultimi. E oggi, come era ovvio, sono sulle barricate nel tentativo di sventare i processi e, per farlo, dicono e scrivono che non si processa lo spirito lombardo.

Anche se il tasso di mortalità in quella regione si aggira intorno al 20% e, in valore assoluto, il numero dei decessi è quasi lo stesso dello stato di New York, che però ha il doppio della popolazione lombarda. E anche quelli che, in buona fede, protestano la necessità di difendere un sistema di relazioni sociali, culturali ed economiche virtuose, non comprendono il rischio di non elaborare il lutto, per non guardarsi a fondo dentro. Ma le loro argomentazioni non sono convincenti: se la Lombardia non va criticata perché produce il 25% del pil nazionale, allora sappiate che dietro l'angolo c'è il collasso morale.

Quando le voci di chi ha perduto un caro, di chi ha vissuto l'orrore del contagio, delle sirene delle ambulanze, dei carri dell'esercito che trasportavano via le troppe salme, si renderanno conto che è a loro che si sta, già adesso, chiedendo di tacere, l'implosione sarà inevitabile. Quelli che oggi pensano che alla fine ai lombardi basterà tornare allo shopping e agli aperitivi, per tornare a essere quelli di prima, stanno offendendo per primi quel dolore, che merita spiegazioni, che merita di sapere le cose come sono andate.

E la politica, questa politica, non lo farà mai, poiché già adesso ha alzato il tappeto per spingerci sotto la polvere, ma quella polvere sono storie di vite interrotte. Il Caso è stato ed è parte della vita dei meridionali, che non hanno mai potuto pensare davvero che pagando potessero farlo sparire dalle proprie vite, individuali e collettive. Hanno imparato ad adattarsi, ma hanno anche imparato a guardarsi dentro e a raccontare i propri demoni.

Perché il Sud si poteva raccontare e potevano farlo anche quelli che venivano da fuori, anche quelli che, in maniera mirabile, ne hanno descritto non solo le miserie materiali, ma anche quelle morali. È bene che il Nord e la Lombardia lascino spazio alla indignazione di chi si è trovato all'improvviso nudo, poiché se non lo faranno ne saranno travolti, ne saremo travolti. Ma se noi italiani ci guarderemo per la prima volta, osservando le nostre ferite, forse, riusciremo finalmente ad abbracciarci e ad essere una sola cosa. Allora sì, ce la faremo. Io ne sono certo.      

https://www.repubblica.it/cronaca/2020/04/20/news/roberto_saviano_al_nord_come_al_sud_non_si_deve_tacere_la_lombardia_paga_il_falso_garantismo_-254481625/?ref=RHPPLF-BH-I254491306-C8-P4-S1.8-T1

La lettera di una giovane infermiera: "Caro Roberto Saviano, perché cerchi per forza un colpevole?"

Sono un’infermiera di 24 anni che è stata trasferita in un reparto Covid allestito in fretta e furia nell’azienda privata in cui lavoro. Durante l’ultimo turno di notte, mi trovo a chiacchierare con un paziente di 50 anni che mi racconta tutto quello che ha passato e io commossa gli dico: “Sicuramente questa esperienza se la porterà per il resto della vita!” Lui: “Sì, mi ha cambiato profondamente e secondo me cambierà tutti quanti!” Io stupita replico: “lo spero di cuore, perché se neanche una pandemia fa cambiare siamo messi male”.

È stato un mese difficile: ambiente nuovo, colleghi nuovi, tipologia di pazienti nuova, isolamento per paura di contagiare la famiglia, lontananza dagli affetti, abitudini scombinate, tristezza, smarrimento. Andare ogni giorno in reparto e vedere persone sole e malate, spaventate e stanche di respirare mi ha segnato.

Mi ha colpito che durante questi giorni, in cui un’intera nazione è piegata, si sente ripetere lo slogan: "Andrà tutto bene”. Fa sorridere e a me fa pensare proprio a quello che mi diceva il mio paziente. Andrà bene? Da questa situazione impareremo il valore del sacrificio, dell’attesa, della misericordia, della carità?

Il giorno dopo il dialogo con il mio paziente, mi trovo a leggere un articolo di Roberto Saviano che mi lascia senza parole e piena di profonda tristezza (La Lombardia e la debolezza di credersi invincibili. Gli errori della regione ex feudo di Formigoni e Berlusconi, 15/04/2020). Tutto quello che nel mio piccolo sto scoprendo sembra messo in discussione dal suo pezzo, in cui si parla solo di come la Lombardia ha sbagliato.

Mi interroga il fastidio che mi ha generato. Decido di rispondere a Saviano e raccontargli ciò che sto scoprendo. Mi incuriosisce sapere perché, se diciamo che andrà tutto bene e che la vita possa diventare più bella, la sua posizione sul futuro è riassunta da un articolo pieno di polemica, di condanne per chi ha sbagliato, di rabbia e di tristezza.

Essere privati di tutto non ha cambiato niente? Non ha mosso il cuore alla compassione? Perché, al posto di desiderare un futuro di rinascita, l’unica cosa che propone è processare chi è venuto meno ai suoi doveri? Io non difendo le persone che possono aver sbagliato ed è giusto guardare in faccia gli errori, ma non per condannare ed eliminare qualcuno, ma per far sì che questi errori possano aprire a uno spiraglio di cambiamento.

Auguro a tutti che questo tempo inaspettato possa veramente portare uno sguardo di novità sulle cose. A me sta capitando

Una giovane infermiera

https://www.repubblica.it/cronaca/2020/04/20/news/la_lettera_di_una_giovane_infermiera_caro_roberto_saviano_perche_cerchi_per_forza_un_colpevole_-254482551/

Azioni sul documento
  • Stampa
I nostri amici stranieri

Cercasi un fine organizza degli incontri settimanali di dialogo tra culture e insegnamento della lingua italiana per stranieri.

Maggiori info >>>

centro di ascolto.jpg

Associandoci

logo-barchetta.jpg
Cercasi un fine
è insieme un periodico, un’associazione onlus, di promozione sociale, iscritta all’albo regionale della Puglia, fondata nel 2008, con attività che risalgono a partire dal 2002 e una rete di scuole di formazione politica. Vi partecipano credenti cristiani e donne e uomini di diverse culture e religioni, accomunati dall’impegno per una società più giusta, pacifica e bella.

Una presentazione sintetica delle nostre attività la trovi nel video qui 

altre info su

presentandoci
cercasi una casa
sostenendoci

con carta di credito o PayPal

Leggendo il giornale

Cercasiunfine-119.jpg

E' in distribuzione Cercasi un fine n. 119
(2020- Anno XVI)

quadratino rosso Tema: Dialogo Interreligioso

Scrivendo per il giornale

Se volete scrivere per il giornale:
direttore@cercasiunfine.it


 

 listing Il n. 120 è sui DOVERI (si parla spesso di diritti: e i doveri? Cosa intendiamo per doveri? Esistono gruppi, culture e religioni che danno seria testimonianza sui doveri? Come educare ai doveri?)  è in preparazione.

listing Il n. 121 è su RESISTERE RESISTERE RESISTERE: come abbiamo vissuto il periodo di crisi sanitaria; testi da inviare entro il 15 settembre 2020.

 listing Il n. 122 è su... Tutti pazzi per i Social? Come i social stanno trasformando nostro modo di pensare, giudicare, informarci e razionarci? Riusciamo ad essere ironici su questa influenza diffusa? Testi da inviare entro 31 ottobre 2020.

Se avete qualcosa da proporci su qualcuno di questi temi siamo ben lieti di accoglierlo. Accettiamo anche contributi in altre lingue.