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Accordo Vaticano-Cina: "Per la prima volta Pechino distingue tra politica e fede", di Francesco Sisci

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 24/09/2018 20:17
Lo spirito di questo accordo è stato proprio di separare politica e religione. Un accordo politico con la Cina — in Cina — sarebbe stato infatti impossibile. E' il punto d'arrivo di tre pontificati…

La Chiesa cattolica e la Cina si accingono a scrivere una pagina nuova. Ieri, alle ore 12, in un comunicato di dieci righe la sala stampa della Santa Sede ha annunciato la firma, avvenuta a Pechino, di "un Accordo Provvisorio sulla nomina dei Vescovi". "E' auspicio condiviso — conclude il comunicato — che tale intesa favorisca un fecondo e lungimirante percorso di dialogo istituzionale e contribuisca positivamente alla vita della Chiesa cattolica in Cina, al bene del Popolo cinese e alla pace nel mondo". L'accordo, firmato ma non pubblicato per renderne più flessibile e prudente l'applicazione iniziale, mette per la prima volta tutti i vescovi cinesi in comunione con il Vescovo di Roma, ha dichiarato il segretario di Stato Pietro Parolin. Ma c'è un'altra "prima volta", sottolinea Francesco Sisci, osservatore privilegiato della trattativa. "E' l'ammissione di un principio di divisione tra politica e religione. E' la prima volta che ciò avviene in Cina".

L'accordo è stato firmato. Qual è la cosa più rilevante che le preme sottolineare?

Ci sono forse due elementi. Uno è l'ammissione di un principio di divisione tra politica e religione. E' la prima volta che ciò avviene in Cina. Ma non c'è solo questo. Nel bene o nel male la Chiesa cattolica rappresenta anche la continuità di una storia millenaria dell'occidente, mentre il partito comunista cinese è la continuità di tremila anni di storia della Cina. Con questo accordo per la prima volta le storie di queste due civiltà si incontrano in maniera culturale, da pari, senza la forza delle armi o la piccola mediazione dello scambio commerciale.

"L'obiettivo di questo accordo non è politico ma pastorale" ha detto Greg Burke, direttore della sala stampa della Santa Sede. La pensa così anche il governo cinese?

Lo spirito di questo accordo è stato proprio di separare politica e religione. Un accordo politico con la Cina — in Cina — sarebbe stato infatti impossibile. Il partito comunista cinese ha ammesso di non avere autorità religiosa, e la Santa Sede ha detto di non avere autorità politica. L'accordo comincia a coprire le zone grigie in maniera rispettosa delle competenze di ciascuno.

Sappiamo che l'accordo è stato firmato a Pechino "tra mons. Antoine Camilleri, sotto-segretario per i Rapporti della Santa Sede con gli Stati, e S.E. il Sig. Wang Chao, viceministro degli affari esteri della Repubblica popolare cinese". Può dirci qualcosa di più sulla firma?

Entrambe le parti temevano che un accordo firmato in pompa magna sarebbe stato oggetto di mille controversie. Sia la Cina che il Vaticano oggi sono attaccati da gran parte della stampa internazionale. La Cina per il suo sistema politico, la Chiesa per il suo passato di copertura delle molestie sessuali. Gli attacchi alle due parti potrebbero anche essere giusti, ma non hanno nulla a che fare con l'accordo epocale in questione. Ed è giusto non prestarvi il fianco.

L'accordo è per definizione "provvisorio". Che cosa significa?

Le questioni cinesi sono complesse e quindi saranno soggette a revisioni migliorative in futuro. E' per non rischiare di rimanere incastrati in una gabbia.

"Per la prima volta dopo tanti decenni, oggi tutti i Vescovi in Cina sono in comunione con il Vescovo di Roma" ha detto il segretario di Stato Pietro Parolin. Cosa vuol dire questo per la Cina?

E' un momento che la Chiesa cinese aspettava da molto tempo. La grandissima parte dei fedeli, dei sacerdoti, dei vescovi sognava da molti anni di tornare pienamente a sentirsi cinesi e cattolici, insieme. Non sarà la fine dei problemi. Vecchie ruggini e rancori sono stati lasciati correre per troppo tempo. Ma finalmente nella Chiesa le divisioni sono finite.

In che modo il governo cinese proporrà i nomi alla Santa Sede? Questa non rischia di avere un ruolo di semplice ratifica, legittimando di fatto il controllo del governo sull'intera Chiesa cattolica in Cina?

Io spero e penso, per una lunga esperienza di lavoro con i cinesi, che se si lavora bene, con fiducia nelle autorità locali e centrali, non ci sarà alcuna contrapposizione manichea "noi-loro", non si tratterà nemmeno di imporre veti formali o di litigare. E' possibile pensare che Pechino si fiderà sempre di più del giudizio di Roma per la scelta dei vescovi.

Quali sono o saranno, a suo modo di vedere, gli errori da evitare e la prudenza da usare, da una parte e dall'altra?

Inizia una vita insieme dopo una separazione di millenni. Può succedere di tutto. Quello che però mi pare di capire è che i cinesi si fidano della buona fede dei rappresentanti del Vaticano. Questa fiducia reciproca va alimentata e fatta crescere, perché sarà la base per superare i mille problemi che nasceranno.

http://www.ilsussidiario.net/News/Esteri/2018/9/23/ACCORDO-VATICANO-CINA-Per-la-prima-volta-Pechino-distingue-tra-politica-e-fede-/840494/

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VATICANO-CINA/ "Il Papa nominerà i vescovi, ma dovrà guardarsi da due rischi"

Il "Global Times", organo di Pechino, ha legittimato le aspettative di una firma imminente dell'accordo tra Santa Sede e Cina. Una svolta per la Chiesa. Con due rischi, dice Francesco Sisci…

Si moltiplicano le voci di una firma imminente, forse entro il mese, dell'accordo tra Santa Sede e Cina. Aprirebbe a papa Francesco le porte della Repubblica popolare, sanerebbe la dolorosa frattura interna ai cattolici cinesi e garantirebbe al Papa la facoltà di nominare vescovi, assicurandogli il potere di veto sui nomi proposti da Pechino. Che l'accordo possa venire presto sottoscritto è emerso da un articolo del Global Times, organo che dipende dal comitato centrale del partito comunista cinese, e dalle recenti parole dell'ambasciatore di Taiwan in Vaticano, Matthew S.M. Lee. Francesco Sisci, giornalista, ha seguito da vicino gli sviluppi della vicenda e sul punto è intervenuto anche di recente attraverso il Wall Street Journal. "Il rischio per la Chiesa — dice Sisci — è quello di essere manovrata dal governo cinese. Tutti i governi del resto cercano di manovrare la Chiesa". E aggiunge: "Credo che alcuni settori dell'opinione pubblica internazionale si siano aggrappati alla questione di Viganò per cercare di infangare anche la vicenda cinese. Ma la posizione della Santa Sede mi pare inattaccabile".

Secondo il Global Times siamo in dirittura d'arrivo. E' vero che entro fine mese una delegazione andrà in Cina per la firma?

E' possibile, anche se dobbiamo aspettare l'annuncio. Fino all'annuncio non siamo sicuri.

Quali sarebbero i punti principali dell'accordo? Come avverrebbe la nomina dei vescovi?

Non lo sappiamo nei dettagli, ma sappiamo che il potere religioso del Papa nella nomina dei vescovi certamente è assicurato.

La firma avrebbe anche un risvolto politico non indifferente perché il Vaticano riconosce Taiwan. Questo cosa significa per la Cina e rispetto all'accordo?

La questione di Taiwan non è in discussione, perché Cina e Vaticano non normalizzano le relazioni. Ma certo questo accordo arriva anche come un richiamo alla calma, e alla tranquillità, mentre la guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti sta infiammando tanti animi.

Le risulta che l'Associazione patriottica sia contraria? In caso di firma, che prerogative manterrebbe o avrebbe?

Non credo che l'Associazione sia contraria. Credo che a questo punto in Cina tutti i cattolici, della comunità ufficiale e non, siano favorevoli e aspettino con ansia l'accordo.

Quali sono secondo lei i vantaggi e gli svantaggi per la Chiesa che derivano dal possibile accordo?

Il rischio è quello di essere manovrata dal governo cinese. Tutti i governi del resto cercano di manovrare la Chiesa. I comunisti cinesi saranno peggiori di altri nella storia? Ne dubito. I vantaggi sono che per la prima volta in duemila anni di storia il Papa di fatto arriva in Cina in pieno accordo con il governo cinese. Questa è una svolta epocale per la Chiesa, la Cina e il mondo.

Ci sono vescovi illegittimi che verranno legittimati?

Credo di sì. E' una questione importante e grave, ma del resto non sono primi né saranno gli ultimi nella storia della Chiesa.

Se Pechino si prepara a riconoscere il Papa come capo dei cattolici cinesi, perché a Pechino preme perché siano riconosciuti i vescovi scomunicati?

Perché sono stati nominati dal governo ed è importante che il governo non perda faccia e credibilità di fronte alla gente. E' stato un errore, ma bisogna andare avanti e non fare la guerra o impuntarsi su di esso. Del resto chi non sbaglia?

Da osservatore, come giudica il dibattito interno alla Chiesa cattolica su questo accordo?

L'impressione è che per certi versi sia vacuo. Il punto non è se il governo comunista cinese sia ideale o malvagio. Il punto, come ha detto il Papa, è: che fare? La Chiesa sta ferma, come ha fatto dal 1950, o fa qualcosa? Certo, nel fare si rischia di sbagliare, ma si rischia anche di fare bene. Sempre come ha detto il Papa, non cercare di fare il bene è un male.

Vede qualche nesso tra le posizioni emerse nel caso Viganò e le scelte della Santa Sede verso la Cina?

Credo che alcuni settori dell'opinione pubblica internazionale si siano aggrappati alla questione di Viganò per cercare di infangare anche la vicenda cinese. Temo che torneranno alla carica, ma la posizione della Santa Sede è così semplice e forte che mi pare inattaccabile.

http://www.ilsussidiario.net/News/Esteri/2018/9/20/VATICANO-CINA-Il-Papa-nominera-i-vescovi-ma-dovra-guardarsi-da-due-rischi-/840001/

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