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A proposito di “perché”, di Angela Donatella Rega

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 30/06/2021 16:25
La quaestio: perché da decenni ormai, qualsiasi cosa faccia o dica la sinistra, l’elettorato si sposta a destra? Esattamente all’unisono…

Immaginate il mio memoji pensoso con la mano sotto il mento e lo sguardo intenso. Fatto? Ecco, mi sto chiedendo: perché da decenni ormai, qualsiasi cosa faccia o dica la sinistra, l’elettorato si sposta a destra? Esattamente all’unisono. E’ un fatto strano davvero. E’ un caso di autolesionismo degli esponenti politici di sinistra? E’ un caso di autolesionismo delle popolazione italiana, visto che la destra doveva rappresentare gli interessi dei più abbienti? Qualcosa non funziona, perché al contrario, qualsiasi cosa faccia o dica un esponente politico della destra,  la gente va a destra. 

Insomma si va in una sola direzione. A destra. 

Un vero e potente mistero. Cosa c’è di nuovo rispetto al passato? Pensiamoci, quali proposte fortemente innovative ha fatto la sinistra negli ultimi decenni? Il Jobs Act? Il rivoluzionario attacco dei cinque stelle a Bersani? La chiusura degli ospedali pubblici? L’esternalizzazione dei servizi pubblici? Il rifinanziamento della Missione di guerra in Afghanistan? L’acquisto degli F35 Lockheed? L’accordo di Minniti per finanziare la Libia in modo da riportare indietro i migranti che tentano la fuga? O, forse, le famiglie arcobaleno?

Quest’ultimo punto, che a tutta prima appare l’iniziativa meno incisiva, invece ormai, nell’immaginario collettivo di una consistente parte di italiani, i cattolici, è il vero discrimine: essere o no a favore della famiglia tradizionale. Se sei a favore della famiglia tradizionale sei di destra, se sei per l’arcobaleno sei di sinistra. Basta, stop. Niente altro. Nessun’altra politica incidente sulla società, neanche il razzismo divide i due fronti, perché dell’accoglienza ormai parla quasi soltanto la Chiesa. Questo allontana dal voto il vecchio e deluso popolo della sinistra e porta a destra buona parte dei cattolici.

L’Italia è un Paese cattolico. E’ questo dei cattolici è l’elettorato da accaparrarsi per ottenere quel voto democratico che è rimasto l’ultimo baluardo di qualcosa che stentiamo a capire come mai si sia trasformato in un consenso  verso chi poi fa gli interessi, anziché nostri, di un potere economico che è diventata ragion di Stato. I famosi mercati. Senza i mercati non c’è lavoro, non c’è benessere e noi vogliamo star bene. Anche la salute è un grande mercato. E’ di sicuro però uno di quei mercati che, più è fiorente, più stiamo male. Così come avviene per tutti i mercati che sfruttano i Paesi poveri, l’ambiente, gli esseri umani, la nostra ignoranza o la nostra cupidigia.

Cominciamo quindi a distinguere. Non tutti i mercati ci portano benessere. Alcuni ci portano guerre, fame e profughi. Ma nel nostro Paese ancora non siamo perfettamente consapevoli di quanto certi meccanismi economici, che ci fanno pesare il debito nazionale, siano molto simili a quelli che subiscono i Paesi africani, per esempio. Solo che loro muoiono di fame perché gli viene  sottratta la ricchezza, noi dobbiamo sopravvivere per comprare. Comprare tutto, anche la salute, lo sport, l’acqua, le comunicazioni, i carburanti che ci intossicano, i pedaggi stradali.

Una volta l’argine a questo strapotere era costituito dalla politica di sinistra o di centro con ispirazione popolare. Quel tipo di politica che poteva dare un senso alle tasse che tutti versiamo nelle casse dello Stato e che dovrebbero servire per garantire la sanità pubblica e tutti gli altri servizi pubblici (compresi Scuola, Università, Giustizia e Forze dell’Ordine) che invece vanno scomparendo per progressivo depauperamento di risorse. 

Uno Stato che paralizza chi sa, chi giudica, chi controlla, chi sana, che Stato è? Lo Stato siamo noi, ma questo Stato non siamo più noi. E la sinistra non ci difende più. E se ci difendesse, almeno nella sua componente onesta, che sicuramente c’è,  ecco venir fuori gli spauracchi: non vorrete mica, voi cattolici, vedere un matrimonio gay in chiesa (molte iperboli in proposito sono state lanciate in questi giorni su questo tema, ma anche il presidente della Corte Costituzionale, il magistrato G.M. Flick, con competenza, è intervenuto dicendo che la discrezionalità del giudice che dovesse valutare la possibile discriminazione “sessuale” sulla base del DDL Zan, sarebbe molto ampia). O non vorrete vedere i vostri figli educati al di fuori degli stereotipi rassicuranti che modellano l’identità? Di certo no. E quindi discutiamo di LGBT e anche altre iniziali che allungano l’acronimo.  E su questo concentriamo l’attenzione, dimenticandoci che le nostre leggi e la nostra Costituzione proibiscono già di per sé ogni violenza o persecuzione verso qualsivoglia essere umano e che  inoltre già le famiglie arcobaleno sono tutelate civilmente. E mentre discutiamo, anche usando iperboli, inesorabilmente va tutto a destra, ai dichiarati paladini della famiglia tradizionale, togliendo la terra sotto i piedi a tutto quanto serve ai meno abbienti per sopravvivere. 

La politica machiavellica su cui si basa molta della politica moderna, come ci fa notare D’Ambrosio nel suo ultimo libro “Il Potere, uno spazio inquieto”, esercitata da tempo come unica forma di politica, dedita nel complesso all’interesse dei Mercati, come in una partita a scacchi, ha dichiarato scacco matto ai poveri. Come in una partita a calcio, sta facendo melina. A noi cattolici, ghiotta fetta dell’elettorato, sta sostituire l’inclinazione a scandalizzarci (non ci è stato detto “scandalizzatevi” ma “amatevi gli uni gli altri”) con la misericordia, il dialogo e l’impegno. Un impegno da assumere anche  nei partiti che già esistono e che hanno bisogno di nuova linfa vitale che li faccia ritornare ad occuparsi di tutta la  gente. E’ l’unica maniera, civile e sana, per smarcarci, per non prestare il fianco a manipolazioni e ritornare a parlare di giustizia sociale, è il momento di accorgersene.

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