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A Nizza il prezzo della libertà pagato dagli innocenti, di Riccardo Redaelli

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 03/11/2020 15:50
Questa spirale di violenze che di nuovo colpisce la Francia offre indicazioni, di carattere sistemico…

Come una macina perversa che si autoalimenta ecco, come previsto, un nuovo sanguinoso e brutale attacco che insanguina la Francia. Ancora una volta assassini radicalizzati pensano di difendere la propria religione uccidendo barbaramente civili innocenti, colpiti in una chiesa. Un tempio da rispettare secondo le norme tradizionali della legge islamica, ma non secondo questi terroristi. 

Una violenza irragionevole e che pur tuttavia sarebbe semplicistico catalogare come un semplice gesto folle di un singolo. Il terrorismo islamista che colpisce con preoccupante regolarità la Repubblica francese affonda infatti le sue radici in una pluralità di motivazioni e di dinamiche interne e internazionali. 

La campagna d’odio che il presidente turco e altri leader religiosi e politici del mondo islamico hanno avviato contro la Francia è certo un detonatore potente per spingere all’azione sia individui contigui all’attivismo islamista violento sia per accelerare quei processi di radicalizzazione che sono ormai spesso molto veloci e informali nel substrato della marginalità sociale europea. 

Ma è evidente che la posizione molto netta del presidente Macron e – ovviamente – le nuove vignette di Charlie Hebdo non possono essere ignorate. Anzi, sembra ineludibile una riflessione su cosa si intenda per libertà di parola (e di disegno) e quale sia il limite; come pure è necessario riflettere sul comportamento di chi – ora al riparo della protezione delle forze di polizia francesi – continua a gettare benzina sul fuoco. Una provocazione, quella del giornale satirico, che cittadini inermi stanno pagando. Solo in nome della libertà? 

Tuttavia, a un livello meno immediato, non semplicemente emozionale, questa spirale di violenze ci offre altre indicazioni, di carattere – per così dire - sistemico. La prima è che l’apparato di sicurezza e di intelligence francese sembrano ancora annaspare contro le azioni violente di militanti jihadisti e di individui con troppa facilità indicati come “lupi solitari”. 

È evidente che il sistema di monitoraggio e prevenzione dei soggetti (presunti) radicalizzati – che in altri Paesi funziona in modo efficiente, e per una volta vi è anche l’Italia nella classifica dei migliori – stenta a offrire una protezione credibile. Così come la messa in sicurezza di luoghi simbolo, soprattutto se in una città già colpita duramente come Nizza. E non è spiegazione sufficiente ricordare l’alto numero di cittadini francesi o di immigrati presenti nel Paese, spesso posti ai margini sociali e economici. 

La seconda osservazione è che il dogma ossessivo della laicité della Repubblica sembra aver creato muri di incomunicabilità che tanto le autorità statuali quanto i rappresentanti delle comunità francesi stentano a valicare, se non in modo rituale e formale. Le condanne degli attacchi da parte dei religiosi musulmani non convincono i gruppi in crescita di islamofobi, mentre le dure parole pronunciate dal presidente sul modo di vivere la religione islamica esasperano la percezione che molti musulmani francesi hanno di non essere né parte effettiva di quella società né di avere la possibilità di essere pienamente integrati e accettati. Con l’effetto che le autorità religiose ufficiali faticano tanto a rappresentarne veramente gli umori, quanto a frenare la deriva radicalizzante che si muove, in particolare nelle troppe aree di marginalità createsi oggi.

Infine, è la categoria di “lupo solitario”, di singolo che compie un gesto così estremo che rischia di essere un’etichetta di comodo, che ci illude pericolosamente. Dopo il crollo del califfato jihadista di al-Baghdadi nel Siraq, si moltiplicano da tempo gli avvertimenti di un rafforzamento delle cellule e dei meccanismi di proliferazione di Isis in territorio europeo, basati su meccanismi molto “liquidi” e spesso informali. 

Il che non significa assenza di legami o di strategia. Più che di cani sciolti, alcuni analisti parlano di “low-tech terrorism”, ossia di modalità destrutturate e a bassa tecnologia per fomentare una presunta opposta radicalità e spingere a reazioni reciprocamente sempre più dure fra “noi” e “loro”. Ossia una delle precondizione per far prosperare la violenza e il terrore.

Visti da questa prospettiva, gli ultimi attentati dovrebbero allora spingerci a reazioni meno emotive o retoriche e a politiche di deradicalizzazione e controradicalizzazione più organiche e di lungo periodo.

 

https://www.huffingtonpost.it/entry/nizza-il-prezzo-della-liberta-lo-pagano-gli-innocenti-di-r-redaelli_it_5f9adc9ec5b61d63242012ea

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