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“Potere e non potere. Politici e cittadini alla prova”, di Nella Angiulo

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 11/07/2019 09:02
Resoconto di alcuni interventi, esposti durante gli incontri promossi a gennaio/febbraio c.a. dal movimento Cittadinanzattiva di Minervino Murge, sul tema del potere…

Il movimento Cittadinanzattiva di Minervino Murge, in collaborazione con l’Associazione Cercasi un Fine, ha dato inizio, lo scorso 25 gennaio, alla Scuola di formazione all’impegno sociale e politico. Il tema del percorso è: Potere e non potere: politici e cittadini alla prova. Ad inaugurare la serie di incontri è stato don Rocco D’Ambrosio (docente di Filosofia Politica presso la Pontificia Università Gregoriana e direttore delle Scuole di Cercasi un Fine) che ha seguito sin dall’inizio la programmazione dei vari incontri plasmati sulle esigenze del territorio, sapientemente fatte emergere grazie ad un questionario distribuito in parrocchie, licei, palestre. 

Dopo i ringraziamenti e gli affettuosi incoraggiamenti rivolti ai giovani da parte della coordinatrice del movimento, Lina Carlone, ha introdotto l’incontro Pina Liuni, presentando gli obiettivi che quest’anno si pone la scuola di formazione: formare le coscienze alla cittadinanza attiva, alla buona politica, all’impegno sociale e civile per contribuire tutti, concretamente, alla realizzazione del bene comune. 

Don Rocco ha presentato ”Il potere: una lunga storia”. Storia di politici per professione e passione, citando Max Weber, o solo per professione causando il “degrado” della politica. Questo perché si associa con estrema leggerezza il potere alla politica, dandone un’accezione negativa anche in seguito alla constatazione della presenza di una classe dirigente con scarsa formazione umana ed etica, con scarse qualità tecniche necessarie per l’esercizio del potere. 

Don Rocco ha elencato le “disgrazie del potere”: superbia, violenza, abuso, avidità, mafia, ipocrisia, dittatura, ipocrisia, autoreferenzialità…C’è troppo “cattivo potere” da non permettere di credere che possa esistere un “potere buono”. Parliamo di potere senza sapere di che cosa si tratta realmente. “Ho un potere, ma di quale forza e natura, mi è ancora sconosciuto” (W.Shakespear). 

Avere potere significa “avere la possibilità di…”, avere “la capacità di mettere in moto il reale” (Romano Guardini). Questa possibilità permette di sviluppare la capacità di vivere per la politica o di politica. Non è una contrapposizione esclusiva, in realtà si dovrebbero fare entrambe le cose!  Il vivere “per” la politica, per passione, si fonda sulla progettazione della vita a partire da essa, alimentando un equilibrio interiore che fa prendere coscienza sul senso che si dà alla propria vita attraverso il servizio di una causa. Il vivere “di” di politica, per professione, induce fare di essa una duratura fonte di guadagno con un potere fine a se stesso. Negli ultimi anni quel “di” ha preso il sopravvento da parte di “politici senza mestiere” fautori di degenerazioni di potere e quindi di una crisi che non è solo politica, ma anche di relazioni. 

Il problema è culturale e di umanità degenerata. “Il potere è un grande narcotico: dà vita, nutre, ci rende schiavi”. Chi lo possiede ha in genere lavorato duramente per ottenerlo e non ha nessuna voglia di rinunciarvi. E’ questa assuefazione a far sorgere in individui e organizzazioni tutta una serie di problemi relativi al potere”. (Manfred Kets de Vries) e per evitare questo bisogna farsi valutare e giudicare per capire se si sta procedendo bene o no, far scattare una capacità critica. Capacità di mettere e mettersi in discussione. Il potere si misura attualmente con il consenso, ma quello che dovrebbe contare è il progetto e quello che si riesce ad attuare. L’uso del potere come motore di cambiamento. Il potere cambia, ma dobbiamo monitorarlo. “Per esercitare un potere ci vuole umorismo altrimenti le responsabilità schiacciano”. Il carisma e l’autorevolezza sono poteri se sono condivisi.

Lo domande sul potere sono scomode. Chi esercita un potere si avvale insieme o singolarmente di risorse-mezzi: forza fisica, intellettuale, emotiva, il denaro, gli strumenti legali, mezzi di comunicazione sociale. La fonte del potere può essere: la persona divina, la persona umana e le sue capacità, la legge, la tradizione.

Esistono tre tipi di potere: razionale, tradizionale, carismatico (Max Weber) che “storicamente” non si presentano in forma pura, ma che si riassumono in:  1) il potere razionale …accordo tra persone…; 2) potere tradizionale; 3) potere carismatico: termine cristiano laicizzato da Weber…avere doni. 

Il miglior leader deve avere un potere che è l’insieme di questi doni. Solo in questo alveo il potere può essere mantenuto e degenera. Il potere come specifico fenomeno umano, esige avere un significato. Non esiste potere alcuno che abbia a priori senso e valore.( Romano Guardini). Il potere e il bene in Aristotele. La qualità del politico: si può dire che siano soprattutto tre le qualità decisive per un uomo politico: passione, senso di responsabilità, lungimiranza.

A cercare di spiegare cosa “frulla” nella testa di chi comanda, la dott.ssa Saba Balice (psicologa specializzanda in disturbi dell’apprendimento) e il prof.re De Pinto Luigi (docente di filosofia presso la Facoltà teologica pugliese) hanno affrontato quelli che sono, invece, gli aspetti psicologici dei politici. La dott.ssa Balice, moderatrice dell'incontro, ha sottoposto delle riflessioni ai presenti evidenziando prima di tutto la propensione della nostra società ad essere sempre più influenzata dal potere inteso non solo come sopraffazione, ma come “avere la possibilità di”, di possedere, di autoaffermazione, di ribellione verso l’autorità. Quindi, per capire cosa c’è nella testa di comanda bisogna partire da un’analisi dei bisogni di chi decide/sceglie quale potere legittimare e da quale leader essere rappresentato. Certamente non da chi è autoritario, da chi accentra il potere ricorrendo alla coercizione, ma da persone autorevoli che sanno ascoltare, capire, fare del singolo una risorsa. Gli adulti di domani saranno “i figli di oggi”, che fanno propri i modelli educativi dei loro genitori. Così il crescere in un clima autoritario farà avvertire l’esigenza di ribellione e verrà sempre meno la capacità di autoregolazione. Mentre avverrà il contrario se la crescita sarà accompagnata da modelli autorevoli, questo porterà ad una sicurezza e fiducia nei confronti di chi comanda.

Il prof.re De Pinto ha sottolineato che non si possono fare distinzioni tra politici e non in quanto “politici” lo siamo tutti, tutti siamo “potenti” perché disponiamo di mezzi, “possibilità di”. Il potere è relazione con gli esseri umani, con noi stessi e con il mondo. Il potere presenta due poli diversi, il “potere su” e il “potere di”. Il “potere su” genera manipolazione, oppressione, violenza, voglia di dominare e quindi crea subordinazione perché gli altri vengono usati in funzione del benessere di chi lo esercita. In contrapposizione con questo potere è il “potere di” esprimere e promuovere la libertà, il servizio, la creatività, la crescita di chi diventa interlocutore. Spesso il piacere viene associato al potere, e soprattutto al “potere su” che in casi estremi, patologici, sfocia in quello che Freud ha definito “erotizzazione del dolore” derivata dall’utilizzo del potere come strumento di dolore e sofferenza per gli altri. Altrettanto patologica potrebbe sembrare l’”erotizzazione del dono”, quel piacere profondo e duraturo che caratterizza chi esercita il “potere di”, che si prende cura, che ha la voglia di vivere con e per gli altri, felice di donarsi. Molteplici sono gli atteggiamenti che un leader può assumere, ma deve avere la capacità di influenzare gli altri. E’ una questione di impression management che deve permettere al leader di rappresentare tutti e le esigenze e aspettative di molti. Il leader deve rispondere al modello big five che c’è nella testa di chi obbedisce, quindi deve possedere energia, amicalità, coscienziosità, stabilità emotiva e apertura mentale, ma il tutto si riduce a sincerità-affidabilità ed energia-innovatività. Chi obbedisce sa bene che dovrebbe scegliere con la testa secondo questo modello, ma il più delle volte si orienta verso scelte di pancia rendendosi responsabile dell’elezione del leader che a questo punto” si merita”, nel bene e nel male. Chi “se ne lava le mani” con le frasi “non voto più” o “la politica non mi interessa”, ha forse più responsabilità di chi ha seguito perlomeno le sue pulsioni, e la risposta a costoro che si defilano e scritta nel testo “L’analfabeta politico” di Bertolt Brecht.

In straordinaria continuità con le esposizioni degli incontri precedenti è stata quella di don Michele Pace (direttore dell’Ufficio di Pastorale Sociale e del Lavoro, Giustizia, Pace e Salvaguardia del creato, della Diocesi di Andria) dal titolo, I politici dominano o servono? Aspetti biblici. Don Michele ha parlato del potere letto attraverso le storie raccontate nella Bibbia, che, aiutano a capire la distinzione tra il dominare e il servire, indipendentemente dalla scelta di fede. A partire dalle tentazioni di Gesù nel deserto costretto a scegliere se usare il potere come dominio o come servizio, e Lui sceglie di servire. Anche chi comanda e chi obbedisce dovrebbe fare questo tipo di discernimento. Il potere, questa capacità di fare qualcosa, mettere in moto il reale, è l’essere nel suo “realizzarsi” sopra e contro la minaccia del non essere. Nella Bibbia la creazione è opera di Dio che mostra di essere l’Auctor e l’autorità perché è l’origine del potere stesso e non lo riceve da altri. Dio essendo l’auctor, delega e trasmette il suo potere all’umanità. Il nostro potere deriva da Dio, Egli sembra darci il potere assoluto, che dobbiamo saper utilizzare al meglio. Seguendo le storie dei vari re che si sono avvicendati Bibbia, ci si rende conto della grande libertà di gestire il potere che Dio affida all’uomo e pretende la giustizia, nella consapevolezza che investire qualcuno di questa responsabilità può comportare anche dei rischi. Per spiegare questo ad un non credente basta sostituire la parola Dio con Bene, bene comune. Quindi chi governa dovrebbe agire, al di là del suo credo, nella legalità e coerenza per il rispetto della propria dignità e di coloro che è preposto a guidare. La Bibbia dedivinizza il potere in quanto esso deriva da Dio, ma non è Dio. Lui investe il suo potere nell’uomo che non deve pensare di sostituirlo in terra, ma deve solo “amministrare bene” il potere di cui è investito. 

Don Michele ha riproposto due episodi dell’Antico Testamento, quello del re Davide che si innamora di Betsabea e quella della Vigna di Nabot, evidenziando anche l’interpretazione da parte della comunità, un punto di vista che delle volte distorce la realtà e per questo viene utilizzato da chi detiene il potere come arma a doppio taglio. Emerge il” volto demoniaco” del potere che si nasconde nell’ambiguità. La perversione del potere nasce da atteggiamenti che trovano radice nel cuore dell’uomo. Il potere è uno strumento neutro che può essere usato per il bene o per il male. Chi ha potere deve prendersi cura del suo cuore. Chi è troppo legato al potere e alla poltrona non può esercitarlo perché non si orienterà verso il bene comune e i deboli saranno quelli che, come sempre, ne faranno le spese. Il potere è al servizio di Dio per il bene

Don Michele ci ha tenuto a sottolineare che chi è dedito al potere è un diacono, un servo di Dio. “Ciascuno sia sottomesso alle autorità costituite; poiché non c’è autorità se non da Dio e quelle che esistono sono stabilite da Dio. Quindi chi si oppone all’autorità, si oppone all’ordine stabilito da Dio. E quelli che si oppongono si attireranno addosso la condanna. I governanti infatti non sono da temere quando si fa il bene, ma quando si fa il male” (Rm 13,1-7). Molteplici sono le sfaccettature di un potere troppo demonizzato perché nella nostra società è sovente associato al tentativo di dominio che traspare, ma ci vuole rispetto reciproco per poter raggiungere un atteggiamento di servizio da parte di chi governa e di chi è “sottomesso” che non deve ribellarsi per partito preso, ma capire prima se quel governante sta facendo del male o del bene. “Il potere esiste solo dove parole ed azioni si sostengono a vicenda, dove le parole non sono vuote e i gesti brutali” (H.Arendt).  Il governante deve mettersi al servizio, essere disponibile, promuovere il bene altrui e ispirare fiducia

 

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