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Sfatando i miti negativi sul Sud, di Elvira Zaccagnino

creato da webmaster ultima modifica 10/12/2015 18:30
Il Sud ha molte categorie interpretative che non lo aiutano... Proviamo a sfatarle!

 

C’è una regola che vorrei provare a tenere in questo articolo. Quella di sfatare tre categorie che accompagnano ogni ragionamento sul Sud: il piagnisteo del qui va tutto male, l’orgoglio di essere diversi, l’idea che a nord sono più bravi con la conseguenza che quando noi del Sud andiamo a Nord diventiamo bravi e a casa nostra siamo lavativi.

Abbiamo ragioni serie per lamentarci e per tirare fuori lacrimoni.
Metti ad esempio, ultima in ordine di questioni, quella dell’alta velocità. Per gentile concessione è arrivata a Bari, in fase sperimentale. Poi hanno ceduto e la porteranno fino a Lecce in assenza però per alcuni tratti del binario che la rende possibile.

Sfido chiunque a farsi un viaggio da Lecce a Milano con cambio a Bologna. Dalle 10 alle 12 ore. Puoi scegliere il Treno o l’autobus, con valigioni al seguito (non a causa della parmigiana di mamma) ma di libri e vestiario perché a Milano ci lavori o ci studi. Quindi non ci vai in vacanza con bagaglio a mano.

Se ti viene da lagnarti, sei legittimato a farlo. In compenso, più o meno al centro della Regione c’è uno degli Aeroporti più moderni d’Italia. Un hub internazionale. Quindi non lagniamoci perché questo siamo stati capaci di farlo e di farlo funzionare, usando finanziamenti Europei, portando compagnie che collegano la Puglia a molte capitali d’Europa. Non ce l’hanno concesso. Lo abbiamo reso possibile da qui. E quella pubblicità che diceva ‘un grande pennello per una grande parete’, ha funzionato.

Un grande aeroporto ha significato un turismo italiano ed europeo più grande nei numeri, per una Regione che ha cominciato a sentirsi grande. Peccato che la parmigiana di mamma non puoi portarla in aereo.

Quindi non è lagna ma pianto vero. Siamo diversi e per alcune cose migliori. Abbiamo il sole, lu mare, lu ventu. Lo rivendicano con orgoglio i salentini, ma pure a Vieste sole, mare e vento tolgono il fiato. Sono la nostra ricchezza.

Dovremmo tutelarli come patrimonio dell’umanità. Eppure. Da un lato non riusciamo ancora a fare sistema su questo che qui c’è e altrove ci invidiano. Dall’altro ci stanno pensando, e seriamente, a toglierceli.
Le trivelle ad esempio e il gasdotto con la stessa idea di sviluppo del mezzogiorno che ha fatto di città come Taranto e Brindisi due mostri.

Il futuro, ci stanno dicendo, sta nel passato e voi siete nella posizione più comoda perché il gambero faccia il suo passo.
Abbiamo capito in questi ultimi dieci anni che avevamo ricchezze invidiabili.
Non abbiamo fatto ancora sistema in maniera convinta. In questa debolezza, il modello calato dall’alto trova il terreno adatto. Quindi tiriamo fuori l’orgoglio. Siamo bravi a seconda di dove stiamo.

Certe volte non vale per noi il detto che tutto il mondo è paese.
Potrei portare centinaia e centinaia di storie a dimostrazione del fatto che quando siamo fuori dal nostro paese, ci comportiamo bene. Quando veniamo qui, abbiamo l’agognato trasferimento, ci mettiamo in pantofole.

Fatte salve tutte le eccezioni, diciamocelo in camera caritatis: lo pensiamo veramente che noi altrove funzioniamo meglio. Se uno fa il bidello, pardòn, il personale Ata a Bergamo ed è una eccellenza, perché quando è trasferito al suo paese è lavativo?
Questa mutazione genetica di Saverio io non l’ho mai capita. Quindi quando stiamo al nord siamo più bravi. Scherzando ci siamo rappresentati. A fasi alterne, a corrente alternata e a seconda dei sondaggi e a seconda di chi vince Lo Strega o un reality show si dibatte sul Sud. Da decenni.

Premesso che tutto quello che da Gaetano Salvemini in poi è stato detto e scritto sul Sud vale, cioè tutto e il contrario di tutto, c’è un pensiero che, almeno a me, fornisce una chiave di lettura per dirmi perché ancora dobbiamo, e abbiamo bisogno, di parlare del Sud come questione.

Per cui fa clamore che sia ‘napoletano’ il primo classificato ai test di medicina su scala nazionale e fa scandalo che nel mezzogiorno ci sia il tasso più basso di lettori del Paese.

Per me la chiave di lettura è il nostro rapporto di cittadini del sud con la politica locale e di questa con la politica nazionale. Di come cioè ci siamo da sempre vissuti la nostra cittadinanza. Di come abbiamo investito sulla comunità come sistema invece che sulla relazione stretta e di dipendenza tra me e chi può garantirmi qualcosa: fosse anche il controllo dal medico prima degli altri. Di come abbiamo preferito la categoria dei sudditi a quella e di cittadini. Subalterni, non primari o comprimari.

Di fatto questo legame tra l’io e la comunità in termini di legame non familiare ma sociale è come se a noi del sud antropologicamente mancasse.

Negli anni 50 Edward C. Banfield spiegò con la categoria di familismo amorale le ragioni dell’arretratezza culturale e sociale del mezzogiorno. Cioè ipotizzò che alcune comunità del sud presenterebbero una concezione estremizzata dei legami familiari che va a danno della capacità di associarsi e dell'interesse collettivo.

Don Tonino Bello negli anni ’90, riprendendo Gioacchino da Fiore nel suo intervento ‘La profezia oltre la mafia’ (in Sud a caro prezzo, edizioni la meridiana) scriveva che il Sud era pronto dopo aver vissuto ‘l’era degli schiavi’ e quella ‘degli uomini liberi’ a fare il salto ‘dell’era degli amici’, a ‘uscire dalle vecchie aree di individualismo per aprirsi a orizzonti di comunione’.

Era l’alba degli anni ‘90. Da allora il sistema comunità è stato anche centrale nelle attenzioni di politiche locali e regionali soprattutto degli ultimi anni. Fare sistema, mettere a sistema. Ma antropologicamente anteponiamo ancora la famiglia alla comunità. Al punto che ci siamo convinti che stiamo reggendo alla crisi perché qui le famiglie funzionano.

Invece no. Non ha funzionato il familismo e funzionerà sempre meno. Il salto è nella nostra testa. Se ci pensiamo, quello che di noi ha funzionato ed è eccellenza crea relazioni di comunità, legami e investimenti e opportunità sociali dove diritti e doveri richiamano il senso di responsabilità. Dove etica ed estetica sono tutt’uno.
Ma per spiegare e raccontare tutte le esperienze dove questo accade già da tempo anche a Sud, ci vorrebbero 40 mila battute.
In questo articolo ho già sforato le 4mila assegnate.

[presidente cooperativa editrice la Meridiana, Molfetta, Bari]

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