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Cosa proponiamo per il Sud, di Nicola Preziuso

creato da webmaster ultima modifica 22/12/2015 12:51
[...] La gente del Sud, ma direi in generale del Sud del mondo, spesso è descritta come indolente, attendista, con scarsa cultura.
Cosa proponiamo per il Sud, di Nicola Preziuso

La sede attuale del CEM: La ex Casa Cantoniera

 

Sono innumerevoli i tentativi di cristallizzare in definizioni precostituite le caratteristiche e le attitudini delle persone e dei loro gruppi di riferimento. La gente del Sud, ma direi in generale del Sud del mondo, spesso è descritta come  indolente, attendista, con scarsa cultura.

Non azzarderò analisi in questo contesto, semplicemente mi limiterò a sostenere che pigrizia, passività e  ignoranza si contrastano, prima ancora che con infrastrutture e opportunità degne del XXI secolo  disponibili per ogni territorio, facendo ricorso alle doti fondamentali dello sviluppo umano: la curiosità, la creatività, l’intraprendenza. Ogni qualità necessita di spazi entro cui possa esprimersi e svilupparsi, allora animare i contesti dedicati all’educazione, alla formazione, al lavoro, al volontariato, all’aggregazione sociale rappresenta una necessaria attività catalizzatrice.

L’esperienza di vita trentennale a Taranto, una terra che rispetto alla realtà meridionale stessa è percepita  e considerata  parte della sua periferia, ultima tra gli ultimi,  l’ha resa ai miei occhi un luogo sociale e spirituale con bisogni speciali ed ha suscitato in me il desiderio forte di avviare un cammino di condivisione alla ricerca di strade nuove che possano condurre ad una fuoriuscita creativa e praticabile.

È l’esperienza che viviamo attraverso il Centro Educativo Murialdo,  nato come luogo per l’orientamento alla vita e  al lavoro per i più giovani ma aperto a chiunque nella difficoltà sia pronto a ricominciare.

Il Centro Educativo Murialdo tenta di essere una testimonianza di chiesa che allarga le braccia non tanto o non solo a fedeli e parrocchiani, ma a quella umanità smarrita e spesso lontana che però spera ancora. L’accoglienza al CEM non richiede altri requisiti. Qui nascono relazioni nelle quali proviamo a guardare oltre l’esigenza di intervento per scoprire e stimolare quelle doti umane intrinseche di cui si diceva, accompagnando lungo percorsi di sviluppo creativo.

L’incontro, l’affidarsi e l’accogliere consentono di  ritrovare negli occhi dell’altro,  nel modo della richiesta e del camminare insieme  anche il  senso della propria umanità. Il desiderio nobile e univoco di operare per il bene viene così superato da una realtà nuova, comunitaria, in cui non uno ma almeno tre ne diventano i protagonisti.

Dal discernimento condiviso nascono spunti per  possibilità cui dare gambe attraverso gesti concreti.

La girandola degli spazi, (metodo di mentoring del CEM) ovvero la proposta di percorsi per la conoscenza e l’evidenziazione delle attitudini soggettive, la ricerca di disponibilità per l’attivazione di tirocini formativi, le attività di autofinanziamento per il loro concreto sostegno, l’accompagnamento all’autoimprenditorialità ne costituiscono solo alcuni esempi. Queste ed altre sono azioni di cura materiale che muovono da uno spirito di dedizione, che ha bisogno di essere alimentato, senza il quale la carità non raggiungerebbe alcuna creatura. Il nutrimento di un siffatto agire è la compassione per la condizione di coloro che appaiono meno pronti nel dar principio all’arte o ancora sembrano non essere in grado di cogliere le opportunità di un mondo che corre veloce, per dirla con Papa Francesco è essenziale la misericordia per i fratelli che stentano a raggiungere livelli di dignità e di benessere.

Misericordia che dovrebbe trovare un posto nel cuore e nell’azione di coloro che si occupano del bene pubblico, che sono a capo delle istituzioni pensate per favorire la vita organizzata di un popolo.

Hanno smarrito questo sentimento in molti, la quotidianità, l’ansia di raggiungere successi personali, fa lasciare sulla strada coloro che sono feriti dalla rassegnazione e dalla sfiducia ed anche chi, stordito dalla babele dei nostri giorni pregna di modelli da carta patinata e social network, soltanto non sa da che parte cominciare.

Con i miei collaboratori cerchiamo di tenere sempre un posto nel cuore per la misericordia, per sentire come nostra la sofferenza di chi non riesce a trovare lavoro e cerchiamo di trasformare la rassegnazione in sogni.

La gente del Sud ha bisogno di sognare per recuperare lo slancio dell’agire, per trovare il coraggio di osare strade inedite, ma ha anche bisogno di percorsi di coscientizzazione in termini di dignità, per scoprire che anche una piccola bottega artigiana è un azienda, un impresa con un valore non da meno di un grande stabilimento industriale, quando il lavoro che vi si svolge è finalizzato a produrre beni reciproci: un prodotto che soddisfa chi lo acquista, una rendita economica giusta per soddisfare i bisogni di vita di chi lo realizza.

È una misericordia da compagni di viaggio, quella che proponiamo da vent’anni, quante storie e quanta strada fatta insieme a tanti giovani, donne e anche adulti che avevano perso il lavoro e ognuno è un volto, un nome che forse ha sentito la carezza di Dio(ndr Don Tonino Bello) attraverso l’opera di altri uomini.

[presbitero, direttore PSL, centro CEM Taranto]

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