Come viene visto il Sud?, di Alfredo Lobello

creato da webmaster ultima modifica 14/12/2015 08:38
La domanda iniziale può trovare una corrispondenza ricorrendo alla più recente ricerca storica a proposito.

 

Come viene visto il Sud ?

La domanda iniziale può trovare una corrispondenza ricorrendo alla più recente ricerca storica a proposito.

Emanuele Felice è un giovane storico dell’economia che ha concentrato i suoi studi sui divari socioeconomici tra le regioni italiane, pubblicando “Perché il Sud è rimasto indietro”, un’opera che ha riacceso un dibattito ormai sopito. Il volume rappresenta una storia dell’arretratezza del Mezzogiorno, basata su un’ampia serie di dati e numerosissime citazioni. Il quadro tratteggiato, tenendo sotto osservazione dall’unità d’Italia ai nostri giorni il reddito, l’istruzione, le condizioni di vita e l’industrializzazione, riporta ad un suicidio di massa ordito dalla classe dirigente, non all’altezza del compito affidatole, che ha reso le istituzioni estrattive, anziché inclusive - come avvenuto nel Centro-Nord - secondo lo schema logico mutuato da  Acemoglu e Robinson. L'immodesta finalità del lavoro è fornire “…una nuova narrazione sulle ragioni del sottosviluppo meridionale prende corpo, una narrazione finalmente coerente al suo interno e storicamente fondata”.

Rispetto a tale schema logico, un altro storico, Salvatore Lupo ha annotato che "il Mezzogiorno, tra momenti di divergenza e convergenza con il Settentrione, ha partecipato del cento cinquantennale trend di sviluppo del paese nel suo complesso". Altri hanno suggerito di non ritagliare analisi “su misura” del mancato sviluppo del Sud, ma di inserire tale questione nella più ampia disamina delle anomalie italiane, al fine di individuare terapie comuni.

Ai giorni nostri ricorre il refrain : “l’Italia non riparte se non attraverso il Mezzogiorno!” Eppure un recente studio della SRM ha documentato che, negli anni della crisi, l’interdipendenza economica sussiste in termini quantitativi importanti di forniture industriali solo per gli acquisti del Sud dalle imprese del Nord, mentre poco si può dire nel senso contrario. La Svimez continua a documentare i ritardi del Mezzogiorno rispetto al contesto nazionale, ma viene considerata una tana di gufi o di analisti patiti del "macro" e disattenti al "micro", che tanto esalta i commentatori locali! La verità è che i ritardi non si possono colmare con iniziative pulviscolari o di cosmesi. C’è necessità di un impegno pluriennale, con capacità di correzione di rotta ad evidenza dei risultati raggiunti o mancati.

Il governo nazionale con il Master plan- per quanto è dato di sapere - va a comporre tabelline territoriali per riconteggiare stanziamenti ereditati; una modalità' simile, per quanto più sbrigativa ( la consultazione appare svolta solo tra i rappresentanti dei governi) dei patti territoriali ? I preannunciati interventi infrastrutturali tendono ad attualizzare le previsioni dell’art. 3 della Costituzione ? Dopo un lungo letargo ?

L’unica nota di novità nel governo della cosa pubblica – oltre ad una radicale riorganizzazione amministrativa ed alla redazione di un bilancio supportato sempre piu' da risorse autonome- può portarla un coordinamento dei governi regionali per accelerare i tempi di risposta, rispetto alla domanda di strategie e di indirizzo delle risorse verso infrastrutture materiali (nel 2017 avremo una banda ultralarga che già ora risulta obsoleta rispetto al resto d’Europa) ed immateriali (il sistema della formazione è abbandonato alla sua sofferenza), che siano adeguate a sistemi culturali ed economici aperti.

Per i giovani del Sud non serve una riserva indiana dove esprimere la propria creatività – che, a primo acchito, può risultare suggestiva e bella da raccontare – ma, occorre un progetto per aprire i passaggi ostruiti verso la piena realizzazione professionale e personale, puntando a movimentare innanzitutto risorse locali (come già sta avvenendo nell'agricoltura e turismo sociale). Per avere una misura della scarsa fiducia in circolazione è sufficiente considerare che l'Italia investe in start up una quota di PIL pari allo 0,01% !!!

La rappresentazione del Sud è operazione ad alto rischio, onde evitare il ricorso a stereotipi (di facile reperimento) oppure esorcizzare le negatività, con un distacco che può dare estraniamento. Riteniamo opportuna la proposta di chi individua nella crescita dell'innovazione la chiave di volta per l'avvicinamento alle condizioni socioeconomiche del Nord, anche perché è una sfida che i giovani possono vincere con il prezioso capitale umano, ancora tanto svalutato.

Infine, per l’incremento del capitale civico, storicamente carente, è un buon segnale che ci siano leve di giovani impegnati nella cura di beni comuni: un domani, se chiamati a farlo, sapranno rispondere meglio dell’efficacia e dell’efficienza dei beni collettivi, rispetto a quanto avvenuto sino ad ora.

[l'autore è sociologo, socio di CuF, Bari]

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