Odi et amo, di Dominica De Luca

creato da d.daiuto@alice.it — ultima modifica 23/03/2016 12:16
La città di Massafra vista con gli occhi dei ragazzi.

 

Quando la redazione di Cercasi un Fine mi ha chiesto di raccontare come i nostri ragazzi pensano e vivono la città ho istantaneamente preso coscienza di un fatto indiscutibile: non gliel’ho mai chiesto. Poco male, ho pensato, lo farò adesso: detto fatto, ho assegnato un testo nel quale proponevo di riflettere sulla tematica a partire da una bella citazione di Italo Calvino, tratta da Le città invisibili: “D’una città non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda”. Una precisazione necessaria: i miei ragazzi (perché vi meravigliate, non lo sapete che gli alunni appartengono molto profondamente ai loro docenti?) fanno la terza media: hanno tredici anni, chi più chi meno.

Cosa mi hanno raccontato? Mi hanno parlato di un legame fisico, di amore viscerale per la nostra città, Massafra. Una ragazza scrive: “A volte (Massafra) mi sembra mi parli, sembra dirmi di essere stanca di tutto ciò che dicono di lei; altre volte sono io a parlarle, a dirle che sono stanca di lei. Le dico che la lascio e me ne vado, che per me non ha alcun valore, ma poi, quando la lascio, capisco che non posso farne a meno”. Un altro dice: “Ho un rapporto molto stretto con la mia città, un rapporto che nasce insieme a me, che è iniziato sin dai primi istanti di vita. (…) In qualunque altra località mi trovi, mi sento comunque e sempre un massafrese, appartengo a Massafra e lei appartiene a me”.

Tutti, ma proprio tutti, si dichiarano fieri delle sue bellezze paesaggistiche ed architettoniche: le gravine, lussureggianti e rigogliose, le chiese, il castello: tutto parla di un passato che trasuda storia, tradizioni, fasti che si vorrebbero ancora presenti. Un ragazzo che frequenta gli scout afferma: “Tutti siamo abituati a vedere le gravine dall’alto ma sono sicuro che poche persone vi sono scese per assaporare gli odori, i suoni e la pace che si può ritrovare con se stessi, lontani dai rumori della città eppure tanto vicini: io l’ho fatto ed è stata un’esperienza fantastica”.

E che dire dei nostri panorami? “È meraviglioso, il mio paese. Da alcune strade, guardando verso sud, nelle belle giornate vedi la striscia azzurra e luminosa del mare che lo circonda da una parte all’altra, perdendosi tra le montagne della Lucania: si vede tutto il Golfo di Taranto. Potrei rimanere ore, incantata, a guardarla”.

E poi le nostre feste popolari e la più amata tra tutte, il Carnevale: non c’è un alunno che dimentica di raccontare l’attesa, la preparazione dei costumi e dei carri allegorici, la goliardia, la spensieratezza di quei giorni ma anche i profumi, i dolci tipici, le giornate natalizie trascorse in compagnia di amici e parenti, abitudine per fortuna non ancora smarrita dalle nostre parti.

Il senso della comunità: “Quando cammino tra i vicoli e per le strade principali salutando quello o quell’altro, è come se camminassi dentro casa mia: le persone, le case, i negozi mi appartengono, sono la mia famiglia”.

Quando, lo scorso anno, Zygmunt Bauman venne a visitare Massafra disse che la cosa che lo aveva colpito di più, camminando per le strade, era che i suoi accompagnatori si volgevano continuamente a salutare i passanti a destra e a manca; ci suggerì, commosso, di tenerci stretto, quanto più a lungo possibile, questo meraviglioso senso della comunità. “Avete i vostri problemi, non c’è dubbio” – ci disse – “ma siete ancora una comunità che si incontra per strada, si saluta, si parla… Questa è una ricchezza che si sta perdendo; in altre parti del mondo è già andata smarrita”

Beh, che dire? I ragazzi questo privilegio probabilmente l’avvertono più di noi. Non si pensi, però, che i tredicenni non abbiano senso critico, che vedano tutto rose e fiori. Finito l’elenco delle positività, non mancano di evidenziare ciò che deve essere migliorato, primo tra tutti, problema dei problemi: l’ambiente.

Nessuno e dico nessuno ha omesso di raccontare che vorrebbero una Massafra più pulita: sono orgogliosi che in paese si sia passati alla raccolta differenziata porta a porta, segnale, a loro parere, di una certa evoluzione civile ma denunciano la scarsa attenzione di alcuni cittadini per le regole, l’incuria di chi abbandona i rifiuti per strada. “Ho sempre amato la mia città, nonostante il suo essere imperfetta” – dice Serena  – “(…)  ma vorrei che qualcuno intervenisse per riparare le strade, per ripulirle. Molte volte, quando la mattina esco di casa, sento cattivi odori che, secondo me, significano che c’è inquinamento. Alcune volte detesto la mia città per le persone che ci vivono”. Luci ed ombre, insomma. Odi et amo.

Come la vorrebbero, allora, questa città? Convenendo che nel nostro paese le strutture (da quelle sportive a quelle ricettive) non mancano, sebbene alcune siano un po’ trascurate, la grande, unanime richiesta dei nostri ragazzi è di avere più aree verdi a disposizione delle famiglie, dei ragazzi, degli animali, per giocare, incontrarsi, fare sport, respirare aria pulita. Nel nostro paese non ci sono parchi fruibili e questo viene avvertito come una grande penalizzazione. La presenza di verde viene percepita sempre più come un indicatore irrinunciabile di qualità della vita, così come la cura nei confronti degli arredi urbani e delle strutture pubbliche, in particolare delle scuole. Per i ragazzi, strutture scolastiche trascurate, rovinate, mal messe sono indice d’incuria, di mancanza di rispetto verso la cittadinanza.

Ci sarebbe ancora tanto da evidenziare, ma lo spazio disponibile è limitato. Scelgo di concludere con le parole di Giulia: “A me piace il mio paese, io riesco ad andare oltre le sue piccole imperfezioni pensando semplicemente alle sue positività. Il mio imperativo? Credere e…sperare!”

docente di Lettere, socia CuF, Massafra, Taranto


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