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Etica Civile: quattro seminari verso un Forum

creato da d.daiuto@alice.it — ultima modifica 21/12/2016 11:10
Il comunicato stampa sui seminari e le sintesi dei seminari di Padova, Firenze, Palermo, Bari.

 

Il comunicato stampa sui seminari:

 

Si è svolto a Bari il 26 novembre, con oltre un centinaio di partecipanti il quarto seminario in vista del Forum di Etica Civile, sul tema “Ritrovare la politica”. Le corpose relazioni di Lorenzo Biagi (Fondazione Lanza), Gianfranco Brunelli (Il Regno) e Rocco D’Ambrosio (Cercasi un fine) sono stati i momenti chiave di una giornata intensa che ha visto anche la presentazione di molti dei papers presentati dai partecipanti al percorso preparatorio, a ridisegnare le coordinate di un’agire condiviso nella città di tutti/e. Diversi tra di loro, essi sono stati utilissimi per ripensare un’etica civile dal basso, fortemente ancorata a principi etici classici e condivisi.

Giunge così a compimento questa fase del lavoro di ricerca promosso dalla rete costituita da Associazione Cercasi un fine, Centro Studi Bruno Longo, Fondazione Lanza, FOCSIV, Istituto Arrupe, Rivista Aggiornamenti Sociali, Rivista Incontri, Rivista Il Regno. La prima tappa era stata a Padova l’8 ottobre con l’evento su “Per una nuova cittadinanza ecologica. Economia, ambiente ed impegno civile”, caratterizzato da una robusta presentazione di buone pratiche e di prospettive di riflessione all’interno di un’area così cruciale: davvero l’espressione di una rete di società civile attiva e responsabile. Pure significativo il seminario tenutosi a Palermo il 24 ottobre su “Comunicazione-Educazione-Formazione”: è emersa tutta la delicatezza della dimensione comunicativa in ordine alla formazione di un sentire etico capace di muovere persone e fare cultura all’interno di una “comunità educante”, che ha come principale bene comune la nostra stessa umanità. A Firenze, d’altra parte, il seminario del 12 novembre su “Religione/religioni” ha meditato attentamente la condizione di pluralismo indotta anche dal fenomeno delle migrazioni, per porre al centro un’esigenza di accoglienza e riconoscimento, ma anche l’interrogativo sulla possibile fondazione di un’etica condivisibile.

Due elementi da sottolineare. Da un lato, l’ampia partecipazione che ha visto oltre cinquecento presenze tra i diversi eventi, ma soprattutto la grande ricchezza di elaborazione offerta da parte dei relatori, dei papers presentati, degli interventi nel dibattito. Dall’altro, la forte densità dei contributi, che hanno evidenziato la centralità delle dimensione etica in molte aree della convivenza civile: la città è simbolo forte per un vivere assieme che non può realizzarsi se non in presenza di un forte respiro morale.

Si guarda adesso al momento culminante del percorso: il Forum di Etica Civile, che si terrà a Milano l’1-2 aprile 2017, presso il Centro San Fedele. In vista di esso è in fase di elaborazione un testo di convergenza – aperto, generativo, ricco di interrogativi - che sarà proposto alla riflessione ed al confronto tra i partecipanti al percorso.

Per informazioni: http://www.fondazionelanza.net/eticacivile/  -  email: eticacivile@fondazionelanza.net

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Verso il II Forum di etica civile, seminario di Padova

Per una nuova cittadinanza ecologica. Economia, ambiente e impegno civile

Spunti per la riflessione

Il primo seminario in preparazione del Forum nazionale di etica civile si è svolto a Padova sabato 8 ottobre ed ha affrontato il tema economia, ambiente ed impegno civile nella prospettiva di una nuova cittadinanza ecologica. Di seguito si propone una breve sintesi - certamente non esaustivia della ricchezza dei contributi presentati nel corso della giornata – dalla quale si è cercato di far emergere idee, spunti, indicazioni in vista della preparazione del documento per una rinnovata etica civile.

1. Il primo dato da cui partire è rappresentato dalla centralità che la questione ambientale ha assunto in questo nostro tempo.

a. Zamagni nel suo intervento ha ricordato che la questione ecologica rappresenta una delle tre grandi emergenze del nostro tempo (le altre due sono la pace e le migrazioni).

b. Anche Osti ha richiamato l’importanza della questione ambientale data dalle dimensione del problema (globale e locale), dagli impatti (sociali, ambientali, economici) e dalla complessità delle soluzioni che devono essere messe in campo per affrontarla.

2. Un secondo ambito riguarda la definizione del rapporto e delle possibili convergenze tra l’etica civile e l’etica ambientale.

a. Per Zamagni il superamento della crisi socio-ambientale rinvia ad una rinnovata prospettiva etica che vada oltre l’utilitarismo e il neo contrattualismo. Temi come il concetto di virtù, il bene comune, il superamento dell’individualismo vanno ripensati alla luce delle mutate conoscenze e condizioni della realtà in cui viviamo.

b. La centralità del discorso etico è indicata anche da Corvo che ha richiamato l’esigenza di una nuova narrazione morale in grado di rifondare il dibattito pubblico come presupposto per ridefinire la concezione della ricchezza, l’applicazione della democrazia economica, la lotta alle disuguaglianze (quali politiche sociali e di welfare), il ruolo della scienza e delle nuove tecnologie.

c. Secondo Osti la ricerca di soluzioni positive alle problematiche ambientali possono generare processi volti a ritessere i legami di convivenza nella città/territorio, in quanto richiedono percorsi condivisi che legittimano e favoriscono il riconoscimento tra i soggetti coinvolti.

d. Una positiva convergenza tra etica civile e etica ambientale è data anche dall’importanza dell’azione personale, attraverso l’adozione di pratiche e stili di vita più rispettosi dell’ambiente e delle persone (Corvo).

3. Un terzo ambito tematico ha a che fare con la questione della presa delle decisioni e con la partecipazione pubblica dato che i cambiamenti richiesti necessitano di prendere decisioni difficili e complesse che toccano interessi consolidati.

a. È stato sottolineato come nella ricerca di un più equilibrato e sostenibile rapporto con i beni comuni ambientali (protezione e valorizzazione) è necessario che lo stato metta in campo una governance più avanzata citando la figura del civil servant cioè di istituzioni poste realmente al servizio del cittadino/comunità (Pettenella).

b. La centralità del ruolo delle istituzioni pubbliche nell’attuazione di politiche ambientali innovative è stata indicata anche da Osti che ha sottolineato come la stessa etica civile sia fortemente intrecciata con lo stato, “essa non attinge ad un primordiale assetto di perfetta autoregolazione dei gruppi; un’autorità costituita ad essi esterna è presente fin dall’inizio della convivenza civile”.

c. Relativamente alla partecipazione pubblica di grande interesse la tesi di Lewanski sull’importanza della partecipazione deliberativa, non solo in materia ambientale, in risposta alla crisi delle istituzioni democratiche-rappresentative. La partecipazione deliberativa come modalità in grado di rigenerare etica pubblica in quanto consente di coinvolgere i cittadini favorendo l’assunzione di decisioni più ragionevoli e informate, e dunque più legittime, efficaci, stabili, consensuali, trasparenti ed eque.

4. Un quarto aspetto fa riferimento alle numerose esperienze e buone pratiche che, nel corso della giornata, hanno evidenziato come la ricerca di un diverso e più equilibrato rapporto tra economia e ambiente stia stimolando e attivando percorsi innovativi in molti settori della società. Un valore aggiunto è rappresentato da quelle realtà/iniziative in grado di coniugare assieme valenza educativa e culturale, impegno e attenzione al territorio con nuovo valore economico, partecipazione attiva e responsabile, sviluppo di relazioni di fiducia e di solidarietà, messa in rete e collaborazione con istituzioni e imprese locali.

a. Le iniziative di reti nazionali come quelle di Next – Nuova economia per tutti che promuove l’idea del “voto con il portafoglio” ad indicare il potere e la responsabilità in mano ai consumatori che con le loro scelte di consumo possono non solo premiare le aziende che hanno fatto scelte virtuose nella direzione della sostenibilità ambientale e della responsabilità sociale, ma anche contribuire alla costruzione di un modello economico più rispettoso del creato e di uno sviluppo umano integrale.

b. In questa stessa direzione guardano le esperienze della Rete dell’Economia Solidale – RES e dei circoli Wigwam che mettono al centro il ruolo delle comunità, luoghi aperti e inclusivi dove le attività economiche hanno una funzione di servizio e di supporto allo sviluppo di relazioni fiduciarie e solidaristiche fra i cittadini.

c. L’esperienza di Banca etica intesa come impresa civile nella affermazione di una nuova economia, civile e sostenibile.

d. L’importanza della certificazione ambientale e sociale (FSC - Gestione Forestale Responsabile, biologico, libera terra, …) che rappresenta uno strumento essenziale per garantire certezza e trasparenza dei processi produttivi e dei prodotti green a tutela tanto delle aziende quanto dei consumatori.

e. Le numerose esperienze legate alla agricoltura (civica, sociale, urbana, contro le mafie, …) che perseguono la creazione e il consolidamento di una filiera economica virtuosa, improntata a valori quali l’inclusione, il riciclo dei materiali, la sostenibilità economica, la cura dell’ambiente, la promozione di prodotti sani e a km zero.

Volendo sintetizzare i contenuti del seminario, si può affermare che nel tempo dell’antropocene, una società per essere civile deve essere sostenibile e che la sostenibilità rappresenta una grande opportunità per costruire percorsi e modalità di rigenerazione sociale, economica, ambientale e culturale che contribuiscono a ri-tessere le ragioni della convivenza.

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Verso il II Forum di etica civile, seminario di Firenze

Religione/religioni. Per una buona convivenza nella città globale

Temi emergenti

"Giorgio La Pira indicava la forza delle città nell'opposizione alla logica della guerra che da esse proveniva: oggi tale intuizione dovrebbe essere sviluppata (…) [come] riflessione sul diritto alla pace che proviene dalle città (…) luoghi del vivere insieme, in cui si organizza la convivenza e si dà attenzione alle diverse dimensioni della vita umana" (Alessandro Cortesi)

Quella offerta da Alessandro Cortesi è solo una delle molte stimolanti prospettive emerse durante il seminario svoltosi a Firenze il 12 novembre 2016 nell’ambito del percorso verso il II Forum di Etica Civile promosso dall’associazione Cercasi un fine, dal Centro Bruno Longo (TO), dalla FOCSIV, dalla Fondazione Lanza (PD) e dalle riviste Aggiornamenti Sociali e Il Regno. Organizzato dalla Rivista “Incontri”, il seminario ha preso avvio con gli interventi d’apertura di Piero Tani (Incontri) e Simone Morandini (Fondazione Lanza) sulla rilevanza del dialogo interreligioso per la costruzione di un’etica civile. La mattinata - intensa e stimolante – ha visto poi la relazione introduttiva di Vincenzo Pace (Università di Padova) sul pluralismo religioso, il dialogo tra i domenicani Alessandro Cortesi e Claudio Monge sulle sfide poste dalla migrazione e della pluralità e l’affondo educativo di Giovanna Cipollari e Pierpaolo Simonini. Al pomeriggio l’intervento di Sumaya Abdel Qader sul vissuto dei musulmani in Italia ha preceduto lo stimolante confronto sull’etica tra Giuseppe Dal Ferro, Christian Albini ed Enrico Peyretti; il dialogo sull’Enciclica Laudato Si’ tra la francescana Tiziana Longhitano e l’ambientalista Karl-Ludwig Schibel ha aperto sulle conclusioni della teologa Stella Morra.

Queste poche pagine mirano a distillare alcune idee che chi scrive ritiene particolarmente centrali tra quelle presentate in tale occasione, per rilanciare il confronto in vista di un approfondimento ulteriore, aldilà di quanto sia stato possibile solo in parte nei tempi ristretti del seminario stesso. Naturalmente, come ogni sintesi, anche questa è parziale, inadeguata a rendere ragione della ricchezza di contenuti emersi negli interventi, tutti peraltro disponibili (anche in formato audio) sul sito www.fondazionelanza.net/eticacivile; ad essi si fa riferimento con i richiami in parentesi.

Idee e prospettive

1) Due coordinate fondamentali sono state richiamate come qualificanti per comprendere il rapporto tra le religioni in questo snodo cruciale della storia.

a. Il riferimento è, da un lato, alla dinamica migratoria che - è stato sottolineato - è un vero segno dei tempi, che sfida ed interroga l’Europa nella sua stessa identità. In essa trova espressione una tenace speranza di vita espressa da uomini e donne pur in condizioni spesso insostenibili (Cortesi), ma anche una concretissima richiesta di accoglienza e di spazi di vita possibile (Abdel Qader). Far fronte a tali questioni richiede di prendere sul serio i diritti umani, nell’ambito di un’antropologia dell’incontro capace di superare il timore ed il rifiuto che sembrano oggi attraversare il Vecchio Continente.

b. Solo in parte dipendente dalla presenza dei migranti, d’altra parte, è la realtà del pluralismo religioso: sempre più visibile, anche nella sua pubblica espressione simbolica, esso si rivela contemporaneamente sempre più consistente e differenziato, evidenziando una pluralità di forme anche all’interno delle singole comunità (Pace). Qui la richiesta è soprattutto quella di un riconoscimento, ma si pone anche la questione di un’interazione costruttiva tra le diverse fedi nello spazio pubblico.

Chi voglia prendere sul serio tale assieme di coordinate si trova interpellato da numerosi interrogativi, di diverso ordine, che proprio in tale spazio si pongono con particolare acutezza.

2) Ve ne sono in primo luogo alcuni più fondamentali (potremmo qualificarli come teologici, ma anche, quasi inscindibilmente, come antropologici): essi interpellano il cristianesimo, ma anche altre fedi, come l’Islam.

a. La prima sfida è soprattutto quella di superare la soffocante alternativa postmoderna tra fondamentalismo e relativismo - in fondo modalità speculari di negazione dell’affermazione della verità dell’altro. Pur così differenti, le due posizioni sono del resto accomunate dalla convinzione che affermazioni diverse siano automaticamente incompatibili e quindi necessariamente destinate a confliggere.

b. Cercare una via diversa significa invece ascoltare la realtà delle diverse religioni nella loro pretesa di consistenza, senza svuotarle di significato. Significa, però, anche coglierle nelle loro feconde interazioni, fatte di scambio e di incontro (Monge), espressive di un’unità dell’humanum che trova espressione proprio attraverso la ricchezza delle differenze.

c. Di più, si pone ad ogni singola comunità religiosa la sfida di elaborare strumenti concettuali in grado di intravvedere positivamente il posto dell’altro nel disegno di Dio (Monge). Non si tratta qui di mettere in discussione la fedeltà radicale alla propria tradizione, ma di attivare anche nello spazio religioso quelle dinamiche di riconoscimento che disarmano la violenza (Peyretti).

3) Un secondo plesso di istanze interpella più specificamente un’etica civile, chiamandola a coltivare una speranza pratica, in grado di contrastare quella paura che impedisce l’accoglienza e interdice ogni interazione feconda e positiva tra le diversità (Monge). Dinanzi alla pluralità si tratta di declinare verbi come integrare, dialogare, generare, attivando una interazione feconda tra atteggiamenti che si richiamano reciprocamente. Si tratta cioè di porre - dinanzi alla disumanità diffusa - parole potenti, in grado di curare una fondamentale crisi antropologica.

a. Tale sfida interpella immediatamente la dimensione educativa, toccata nel seminario da due interventi. Diversi, essi sono stati, però, sostanzialmente complementari nell’indicare problemi e potenzialità di un insegnamento delle religioni nella scuola.

i. Da un lato è stata sottolineata l’opportunità di valorizzare gli spazi presenti nell’attuale IRC confessionale, per dispiegare il trasversale potenziale pacificante del religioso, nella sua attenzione per l’umano espressa in atteggiamenti di benevolenza. Il riferimento al modello di H.Kung (Cipollari) evidenzia la possibilità di far emergere una trasversalità di contenuti tra le diverse fedi, pur sottolineando anche gli elementi propri di ognuna di esse.

ii. Dall’altro è stata segnalata la necessità di superare un insegnamento del fatto religioso declinato in termini puramente confessionali, per aprirsi a modelli più articolati. Si tratta cioè di confrontarsi con una pluralità ormai riconosciuta anche sul piano istituzionale (Simonini) e di valorizzare diversi soggetti religiosi, affidando loro un ruolo attivo anche in tale ambito.

b. Riconoscere la necessità di formare alla conoscenza ed alla comprensione del pluralismo pone, però, anche il problema di come fondare ed articolare un’etica in una città ormai che dalla pluralità è attraversata in modo irreversibile. Come superare la contraddizione tra la contrapposizione di diversi assolutismi e una fragile fondazione puramente procedurale, difficilmente in grado di muovere effettivamente ad un agire civile?

i. In un contesto di pluralismo, di fronte alla minaccia che pesa sulla famiglia umana occorre in primo luogo ricercare e condividere una concreta “razionalità profonda in difesa dell’uomo e del bene comune: l’ecosistema ha prevalenza sul valore in sé" (Dal Ferro). È la direzione indicata anche dall’Enciclica Laudato Si’, intenzionalmente elaborata come catalizzatore di dialogo, nel segno di un amore civile e politico aperto ad un’ecologia integrale. Se vi è in essa una corposa fondazione teologica, ricca di implicazioni etico-politiche (Longhitano), tuttavia la sua interpellazione ha avuto forti e positive risonanze anche nel mondo laico (Schibel), così come in diverse comunità religiose, indicando una via feconda, da esplorare con attenzione.

ii. È un movimento di grande significato nel tempo del pluralismo religioso: per riprendere il linguaggio weberiano, è l’indicazione della possibilità di raccordare lo spazio comune della razionalità responsabile con le "etiche dell'intenzione” delle diverse tradizioni. Si tratta di una prospettiva in grado di disegnare un nuovo umanesimo planetario capace di supportare efficacemente un'etica civile (Dal Ferro).

iii. Certo, occorre pure diffidare delle pretese di chi ambisca ad offrire soluzioni definitive compiutamente elaborate, quasi fosse possibile mettere in parentesi quelle tensioni che attraversano anche il mondo delle religioni. Forse, anzi, è possibile evidenziare un contributo importante che esse possono offrire alla vita civile proprio nella loro capacità di abitare la complessità: il pensiero religioso ha sempre una dimensione paradossale che sa vivere tra polarità talvolta apparentemente inconciliabili, mantenendo aperto un orizzonte di confronto possibile (Morra).

iv. Tale significativa messa in guardia non cancella, però, quei numerosi elementi che - profondamente radicati nelle tradizioni religiose (in alcune o in tutte) - sono pure in grado di attivare positive risonanze su un piano antropologico ed etico.

1. In tal senso è stata richiamata l’elaborazione del teologo tedesco J.B.Metz sulla memoria della sofferenza, quale catalizzatore di una riconciliazione tra le fedi, oltre l’antagonismo. A partire da essa è possibile muovere ad un’etica della responsabilità empaticamente connotata, nell’orizzonte di una fraternità plurale ed articolata, secondo l’indicazione di C.Theobald (Albini).

2. Non identica, ma certamente convergente la dinamica di riconoscimento indicata dalla Regola d’Oro, presente trasversalmente in una varietà di tradizioni religiose (Peyretti). Essa orienta ad un rapporto con l’alterità che sa (ac)coglierla nella sua prossimità, ma anche riconoscerla nella sua singolare differenza: l’azione etica esige di comprendere il punto di vista dell’altro, anche se non è il proprio

Conclusioni

Ciò che è emerso dal seminario fiorentino è che la città globale, che condividiamo come luogo di convivenza, è oggi invincibilmente plurale. Un’etica civile non può allora esimersi dal misurarsi con tale realtà, offrendo prospettive, per interpretare adeguatamente le domande di accoglienza e di riconoscimento che da essa emergono. Non si tratta certo di superare le religioni, ma piuttosto di coltivare il radicale potenziale pacificante custodito in esse (etimologicamente capaci di re-ligare), disinnescando invece le significative componenti di violenza che pure in esse sono state e sono tuttora presenti. Tale pratica consente l’emergere della forte valenza civile delle religioni, della loro capacità di contribuire efficacemente ad una cittadinanza attiva e conviviale - anche in prospettiva educativa - senza per questo volerne esaurire la ricca complessità.

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Verso il II Forum di etica civile, seminario di Palermo

Il seminario di studio dal titolo “La sfida di oggi: una democrazia partecipata, etica e solidale, tenutosi a Palermo il 24 ottobre 2016, ha proposto un’occasione di riflessione e confronto sul tema dell’etica civile in ambiti strategici come la comunicazione, la formazione e l’educazione al fine di valorizzare conoscenze e presentare buone pratiche di cittadinanza attiva, di valorizzazione del territorio e di dialogo interculturale.

Dopo un breve saluto del direttore dell’Iistituto Arrupe, Nicoletta Purpura, e la presentazione del percorso Verso il secondo Forum di etica civile, è intervenuto Giacomo Costa SJ, direttore della rivista Aggiornamenti Sociali che ha introdotto il tema dell’Etica Civile attraverso l’immagine del “poliedro”, che è anche la sfida della società attuale, le cui facce rappresentano i diversi approcci ad un’unica realtà sempre più complessa ed articolata dove è necessario lavorare sulle connessioni attraverso lo stile del dialogo e dello sguardo contemplativo.

Antonio La Spina, professore alla LUISS di Roma, ha presentato una riflessione sul citizen journalism o giornalismo “civico” dove sono, appunto, gli stessi cittadini, o meglio quelli più attenti, pronti e impegnati tra loro, a produrre, da testimoni diretti, nuova informazione o controinformazione “di prima mano”.

Marco Fratoddi, professore di Scrittura Giornalistica all’Università di Cassino ha lanciato alcune proposte per una nuova etica dell’informazione ambientale che superi i limiti degli attuali modelli basati sulla logica dello choc, dell’etnocentrismo, della strumentalizzazione politica.

La buona pratica presentata da Mattia Anzaldi è quella di “Riparte il Futuro”, la più grande campagna digitale contro la corruzione e la trasparenza etica dei candidati politici durante le consultazioni elettorali.

Anna Staropoli, responsabile laboratori di cittadinanza attiva dell’Istituto Arrupe, ha introdotto il tema dell’educazione partendo da un’analisi del contesto: l’ Italia è la più grande fabbrica di Neet “Not in Education, Employment or Training” in Europa, giovani fuori da qualsiasi circuito scolastico e lavorativo. La sfida attuale è quella dell’educazione alla democrazia e alla cittadinanza attiva, come possibilità di coinvolgere i giovani alla vita della polis, come spazio di condivisione dei beni comuni, a partire dal proprio quartiere e dai propri mondi vitali coinvolgendoli in qualità di ricercatori ed offrendo loro delle competenze nella lettura critica della realtà che li circonda.

Cesare Moreno ha proposto una definizione di partecipazione emotiva alla vita della città che è alla base di idea di “comunità educante”, che non è sinonimo di rete istituzionale, ma qualcosa che sta a monte e riguarda i legami amorevoli attorno alla persona che cresce, che sono quelli di cui si sente la mancanza. Il principale bene comune è il nostro essere umani, legati alle emozioni e al senso del mistero dell’umano.

Una buona pratica educativa è stata narrata da Gaia De Vecchi , docente dell’Istituto Leone XIII di Milano, con “Il gioco dei 100 passi”, ideato e progettato insieme agli alunni: si tratta di una scelta educativa dettata dalla consapevolezza che i valori civili sono trasversali e che soltanto nella conoscenza si possano superare pregiudizi e creare forme di collaborazione.

All’interno del seminario, sono stati creati sei gruppi di lavoro tematici:

· Educare alla città solidale e alla mediazione dei conflitti;

· Processi innovativi nelle periferie e valorizzazione del territorio;

· Percorsi di form-azione all’impegno sociale e politico, all’economia solidale e allo sviluppo culturale del territorio;

· Ecologia del quotidiano: educare ai valori dell’etica civile;

· Pratiche di cittadinanza attiva;

· Sfide della complessità e confronto tra diverse culture.

La composizione di ogni gruppo è stata mista: i relatori, che hanno presentato il paper all’interno del percorso nazionale di etica civile, e i referenti della rete locale di Istituzioni pubbliche e Associazioni di terzo settore.

Per concludere, il seminario ha creato uno spazio di confronto utile a dare sostenibilità alle scelte di etica civile e, al contempo, creare un effettivo impatto sul territorio, favorendo la creazione di un pensiero critico e stipulando un patto etico di comunità.

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Verso il II Forum di etica civile, seminario di Bari

Etica Civile e Politica

 

L’incontro dal titolo ‘Etica civile e politica’ svoltosi a Bari del 26 novembre, un incontro preparatorio  al II Forum di Etica Civile del 1-2 aprile 2017 a Milano nell’ambito dei percorsi di partecipazione da parte di soggetti della società civile quali  Associazione Cercasi un Fine, Centro Studi Bruno Longo, Fondazione Lanza, FOCSIV, Istituto Arrupe, Rivista Aggiornamenti Sociali, Rivista Incontri, Rivista Il Regno  ha proposto profonde riflessioni  sul significato di cittadinanza oggi e sul come ripensare le categorie della cittadinanza.

Gli incontri da Padova a Palermo, da Firenze a Bari hanno sviluppato importanti temi del nostro tempo dalla  Educazione e Comunicazione,  dall’ Ambiente ed Economia, dalle Religioni e religione ed infine sulla Politica mettendo sempre al centro la testimonianza di quelle pratiche civili attive nei territori le quali hanno offerto costantemente la cifra dell’impegno nella cura del territorio o del sociale.

L’incontro di Bari su  ‘Etica civile e politica’, partendo dalla considerazione che è civile chi ‘sa’ stare con gli altri, ha posto molti interrogativi sul ‘cosa’ è questo ‘sapere’ e ’quale’ è questo sapere e soprattutto come possiamo rendere possibile i processi di partecipazione.

I numerosi relatori, introdotti dal ‘regista’ dell’incontro, Don Rocco D'Ambrosio, docente della Pontificia Università Gregoriana di Roma, a partire da Lorenzo Biagi, docente universitario e segretario generale della Fondazione Lanza di Padova, a Gianfranco Brunelli, direttore de “Il Regno”di Bologna, oltre a Liborio Dibattista, docente universitario e assessore comunale di  Gravina, e a tanti altri importanti esponenti della cultura e dell’impegno provenienti da tutta Italia hanno cercato di offrire piste di conoscenza attraverso l’esperienza diretta su cosa significa valorizzare il capitale sociale diffuso.

L’incontro è stato caratterizzato dalla consapevolezza che l’arto mancante del nostro tempo è l’ ascolto attivo insieme alla incapacità di una gestione creativa dei conflitti. I relatori hanno sottolineato l’abitudine a legami brevi e la difficoltà a spiegare e trovare un senso a quell’enigma del legame che caratterizza la socialità moderna.

Il Professor Lorenzo Biagi ha messo in evidenza come sia cambiato il concetto di legame delle libertà: dopo cinque secoli di individualismo, ha sostenuto,  abbiamo sviluppato la cultura del narcisismo e narcinismo. Il Professore ha inoltre suggerito la riflessione sul saggio ‘Mai senza l’altro’ di   Michel de Certeau,  storico e antropologo, attento all’esistenza della gente comune, il quale ha indagato su ciò che apre ciascuno all’ incontro dell’altro e su quanto sia importante imparare ad accettare il mistero e l’enigma di chi non conosciamo, di chi appare come l’estraneo e non solo lo straniero. Il Professor Biagi ha sottolineato inoltre che la debolezza del nostro tempo deriva dalla rinuncia all’altro e dalla  separazione intese  come estrema resa ad un impegno verso la ricerca dell’unione nella differenza.

Tuttavia sono anche emerse critiche verso il terzo settore, in quanto si riconosce l’importanza della cooperazione e del civismo, ma ormai spesso queste realtà restano nella sfera del potenziale. I relatori, pur mettendo in evidenza esempi virtuosi quali il ‘Cara’ di Mineo e  la ‘Banca delle reciprocità’  di Novara,  hanno richiamato l’attenzione da una parte sulla necessita della costruzione del legame e del lavoro di impegno civile e dall’altra che si formi un pensiero empirico di queste esperienze.

Una voce comune è stata offerta dal richiamo al ripensamento alle categorie della cittadinanza ed alla convivialità delle differenze di Don Tonino Bello ed alla necessità di un patto di cittadinanza non solo  come legame di sangue, di religione, di cittadinanza ma soprattutto come legame di fraternità laico.

Interessante inoltre è stata la riflessione di Luisa Santelli, presidente Ress e docente emerito dell’Università di Bari, la quale offrendo una disamina sul senso della relazione come senso del nostro stare al mondo, ha spronato la riflessione sul  riconoscere i propri sistemi di significato e sulla educazione alla giustizia. La Professoressa ha fatto riferimento al saggio di  Marc Augè ‘Il tempo senza età’ nel quale il grande antropologo evidenzia non solo la differenza tra il tempo e l'età ma anche suggerisce di fare attenzione a definire gli altri secondo luoghi comuni, perché questa etichetta resta superficiale e lontana da quel che avvertiamo dentro di noi. L’antropologo infatti sostiene che una delle caratteristiche fondamentali della società occidentale degli ultimi decenni è non solo la capacità insieme alla volontà di rimozione di alcune categorie spazio-temporali. Le distanze geografiche sono quasi azzerate  negli spostamenti aerei poiché si perde il senso della lontananza anche culturale di paesi e popoli, ma anche la volontà di cancellare la vecchiaia, di rimuoverla nel pensiero comune.

L’intervento finale di Don Rocco D'Ambrosio ha offerto una disamina delle parole fondamentali dell’intero incontro ed una profonda ed efficace analisi sul significato di relazione.

Don Rocco D'Ambrosio ha analizzato le caratteristiche, secondo Aristotele, dell’uomo come ‘animale’ socievole, razionale, che vive nella città. Tali caratteristiche si configurano capisaldi da cui partire per pensare alle relazioni. Noi siamo, infatti, relazionali  (prima di guardare noi stessi guardiamo gli altri), siamo quello che siamo per effetto di tutte le relazioni, positive ma anche negative che abbiamo intessuto.   L’uomo è un essere che si aggrega, i luoghi in cui ci aggreghiamo segnano la spinta verso la socialità e ne qualificano l’intensità ed il valore. Don Rocco ha sottolineato che se vogliamo salvare le relazioni dobbiamo passare dalla quantità alla qualità e avere amici qualificanti così come si dice nel libro di Siracide ‘Siano in molti coloro che vivono in pace con te, ma i tuoi consiglieri uno su mille’. L’uomo è anche un essere dotato di parole che comunica contenuti emotivi.  Siamo dunque elementi di comunicazione ed etica civile.

Nella parte finale Don Rocco ha suggerito che l’ottica per leggere questa crisi è quella della crisi di relazione,  siamo in un’epoca fragile che cerca sicurezza,  che cerca di comprendere cosa significa identità in un contesto multietnico e multiculturale. Sussiste costantemente una opposizione fra pensiero debole e sapere forte, fra populismo e tecnocrazia, fra eticità e fantuttismo e generalizzazione. Siamo individualismo e utilitarismo, futilità e mediatizzazione, egoismo e carrierismo ( prima c’era la militanza che aiutava a crescere eticamente), avidità e corruzione. E’ necessario, dunque, che si verifichi una apertura radicale nuova, che l’identità sia riempita di nuovi significati per imparare a dialogare e fare incontrare le tradizioni e soprattutto che si giunga a comprendere quanto i parametri antropologici ed etici di Putin, Erdogan, Trump siano molto vicini all’Italia.

Piera De Giorgi

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