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Viaggio e pienezza, di Rocco D’Ambrosio

creato da webmaster ultima modifica 09/08/2014 10:11
Editoriale del giornale n. 91 di Cercasi un Fine sul Viaggio. Numero dedicato a Tiziano Terzani (1938 - 2004) dirigente d’azienda, giornalista, saggista, testimone di pace, sviluppo e incontro dei popoli

 

Non ci sono dubbi che la parola viaggio risvegli fantasie, ricordi e desideri tra i più disparati, non sempre positivi, ma comunque ben fissi nella nostra mente.

Si viaggia per diversi motivi: economici, politici, professionali, di svago, di curiosità. Ma soprattutto si viaggia verso qualcosa: una meta fisica o ideale, una persona o una situazione, uno stato di vita o una condizione nuova.

Come per tutti fenomeni, che ci coinvolgono col cuore e con la mente, è difficile fare sintesi. Ma nella difficile sintesi emerge il dato della disposizione interiore come uno dei fattori determinanti.

Ha scritto Tiziano Terzani: “Le montagne, come il mare, ricordano una misura di grandezza dalla quale l’uomo si sente ispirato, sollevato. Quella stessa grandezza è anche in ognuno di noi, ma lì ci è difficile riconoscerla. Per questo siamo attratti dalle montagne. Per questo, attraverso i secoli, tantissimi uomini e donne sono venuti quassù nell’Himalaya, sperando di trovare in queste altezze le risposte che sfuggivano loro restando nelle pianure. Continuano a venire”.

Parafrasando possiamo dire che la grandezza di un viaggio è prima di tutto dentro di noi. Dobbiamo riconoscerla e coltivarla. Il viaggio serve solo a confermarla e potenziarla. Il viaggio non può essere, né diventare il surrogato di un deficit interiore. Non si viaggia per trovare quello che non si ha, si viaggia per confermare quello che sono. Ciò vale per i viaggi di piacere, come per quelli di studio e di ricerca, di lavoro e di relazioni.

Anni fa ho vissuto l’esperienza del cammino verso Santiago di Compostela. Chilometri a piedi incontrando volti e storie tra le più diverse, molto spesso accomunate dal desiderio di camminare per ritrovarsi. È stato – come è quasi sempre il cammino – un camminare per meditare, confermare, e potenziare un qualcosa che era già dentro ma aveva bisogno di essere posto in cammino per vedere la luce. Non vale solo per i viaggi positivi, ma anche per quelli del dolore o di fuga da miseria e oppressione.

L’autentico viaggiare è innanzitutto basato sulle relazioni fondamentali: con se stessi, con gli altri, con Dio (per chi ci crede) e con la natura (sia quella immediata, sia quella trasformata dal lavoro umano, come l’arte e i paesaggi urbani).
Non esiste vero viaggio
che non porti luce e forza a una o a tutte le nostre relazioni fondamentali.

Si viaggia per diventare più se stessi, ma la pienezza del nostro io è nelle relazioni! Inoltre viaggiare è anche palestra di vita, per prepararci all’ultimo viaggio.

Ha scritto Tiziano Terzani: “Che gioia, figlio mio. Ho sessantasei anni e questo grande viaggio della mia vita è arrivato alla fine. Sono al capolinea. Ma ci sono senza alcuna tristezza, anzi, quasi con un po’ di divertimento. 
L’altro giorno la Mamma mi ha chiesto “Se qualcuno telefonasse e ci dicesse d’aver scoperto una pillola che ti farebbe campare altri dieci anni, la prenderesti? “ E io istintivamente ho risposto “No! “
Perché non la vorrei, perché non vorrei vivere altri dieci anni. Per rifare tutto quello che ho già fatto? Sono stato nell’Himalaya, mi sono preparato a salpare per il grande oceano di pace e non vedo perché ora dovrei rimettermi su una barchetta a pescare, a far la vela. Non mi interessa. 
Guarda la natura da questo prato, guardala bene e ascoltala. Là, il cuculo; negli alberi tanti uccellini - chi sa chi sono? - coi loro gridi e il loro pigolio, i grilli nell’erba, il vento che passa tra le foglie. Un grande concerto che vive di vita sua, completamente indifferente, distaccato da quel che mi succede, dalla morte che aspetto. Le formicole continuano a camminare, gli uccelli cantano al loro dio, il vento soffia”.

 


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