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Un dono e un impegno: l’enciclica Laudato si’, di Francesco Del Pizzo

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 17/09/2015 12:39
Custodire il creato è custodire l’essere umano e viceversa. Custodia e cura che non possono non combaciare con la giustizia e la fedeltà nei confronti degli altri, in termini intergenerazionali.

 

Un tesoro prezioso, da custodire

Per la salvezza del pianeta e, in esso, di tutte le forme viventi. Ecco uno degli obiettivi etico-sociali di una Chiesa sempre più attenta alla biosfera ed alle politiche ambientali. Non è una novità, se si considera che è tipico della tradizione ecclesiale, di fronte all’evento della creazione originaria, soffermarsi anche teologicamente sull’ambiente, inteso quale luogo da abitare e da custodire in nome di Dio. Il che significa ri-definire il concetto di dominio (che ha volte ha significato saccheggio e depredazione), trasformandolo in custodia, salvaguardia e cura; re-impostare gli stili di vita; richiamare ciascuno a costruire comunitariamente e responsabilmente delle poleis in cui l’essere umano, creato a immagine somigliantissima di Dio, viva dignitosamente la sua esistenza e divenga custode di tutte le altre forme viventi e della biosfera nel suo insieme.

Papa Francesco, nell’omelia d’inizio pontificato, così si esprimeva: «Custodiamo Cristo nella nostra vita, per custodire gli altri, per custodire il creato». Un primo chiaro indizio di quella che si rivela essere una delle connotazioni più particolari del suo pontificato: la custodia del creato. In linea con il magistero sociale dei suoi predecessori, a partire dal beato Paolo VI, passando per san Giovanni Paolo II fino a Benedetto VXI, viene riaffermata la necessità di una teologia del creato tesa a costruire una vera e propria ecologia umana, propedeutica allo sviluppo pacifico dei popoli ed all’ecologia strettamente intesa. Il tutto all’insegna del custodire, perché si tratta di un tesoro prezioso. L’enciclica Laudato si’ sulla cura della casa comune rende bene l’ambito e lo spazio entro il quale muoversi: a quello che potrebbe sembrare un termine generico come bene si sostituisce quello di casa, perché tutti abbiano la consapevolezza dell’abitare e sentano affettivamente forte il legame con ciò che il termine casa richiama. La citazione del cantico di frate Francesco ci ricorda che la casa comune è una «sorella con la quale condividiamo l’esistenza, una madre bella che ci accoglie tra le sue braccia» (LS, 1).

Custodire il creato è custodire l’essere umano e viceversa: ontologicamente l’essere umano, per preservare se stesso e difendere la sua dignità, non può prescindere dalla custodia e dalla cura di ciò che è messo nella sua disponibilità di fruizione (non di abuso). Custodia e cura che non possono non combaciare con la giustizia e la fedeltà nei confronti degli altri, in termini intergenerazionali. L’attenzione per l’ambiente se, da un lato, è l’invito a riconoscersi parte integrante dell’opera cosmica di Dio, dall’altra, proprio in quanto parte, è anche il richiamo etico a completarsi in maniera responsabile e generosa con l’altra creatura/e, a partire da quelle viventi non umane ed umane, di cui si avrà cura in virtù del bene comune.

Potrebbe, l’enciclica di papa Francesco, essere considerata una sorta di compendio, questa volta però rivolto non solo al cattolicesimo, ma alla cristianità in generale, a tutti gli uomini di buona volontà. C’è un lessico ecumenico da tutti comprensibile e decifrabile, nonché condivisibile.

 

Una questione drammatica

La questione ambientale ed ecologica diviene drammaticamente attuale nel momento in cui alluvioni e cataclismi percuotono territori e persone, ma non può essere soltanto una “riflessione d’emergenza”. Una questione complessa, multidisciplinare, potremmo dire intrinseca al messaggio cristiano, poiché in essa, serenamente ma decisamente affrontata, convergono aspetti biblici e teologici (quante volte il racconto di creazione è stato messo sotto accusa dagli ecologisti profondi), oltre che antropologici, filosofici ed etico-sociali. Rimettendo a tema tale questione, dunque, abbiamo la possibilità di ripensare alla vocazione umana ed all’azione dell’uomo proprio nel confronto con l’azione creatrice di Dio e col piano provvidenziale della salvezza e della redenzione (che è altresì una seconda creazione). L’attenzione di Papa Francesco - il nome prescelto ricorda anche fratello sole e sorella luna – per l’acqua, il fuoco, l’aria e la terra (le antiche radici dell’essere) è sollecitudine per l’umano e per la sua geografia spirituale, segnata, potremmo dire, dal percorso delle beatitudini, che è pur sempre un percorso di felicità nello spazio e nel tempo: il lago di Galilea, il Monte, la pianura, i campi… sono i contesti naturali in cui il discorso del Nazareno (spesso anche quello parabolico) prende corpo nell’annuncio dell’evangelium vitae. Un buon annuncio sulla libertà dalle cose, un richiamo etico verso uno stile segnato dalla sobrietà e dalla riduzione dei consumi, oltre che una riconfigurazione delle scelte alimentari, per rendere più bella, non deturpata, la casa, cioè la biosfera, che ingloba tutte le forme di vita in interazione con le cose e con l’ambiente. Ai giovani, in occasione della XXIX giornata mondiale della gioventù del 2014, il papa infonde fiducia nel sapiente, governante e provvidente Creatore divino: «Come provvede ai gigli del campo (cfr Mt 6,28), non lascerà che ci manchi nulla! Anche per superare la crisi economica bisogna essere pronti a cambiare stile di vita, a evitare tanti sprechi». Tra i tanti richiamati, il passo di Matteo 6,26 è presente nell’enciclica, per mettere in risalto, attraverso la figura di Gesù, la relazione paterna che Dio ha con tutte le creature (cf. LS, 96).

 

Quale conversione ecologica?

Siamo davvero pronti a cambiare stili di vita, recuperando l’attenzione ed il rispetto per i gigli dei campi e gli uccelli dell’aria? Oltre a un doveroso esame di coscienza personale, si tratta di ri-considerare il nostro essere cittadini sulla terra in quanto pellegrini destinati alla città eterna di Dio, che non è mai del tutto coincidente con questo mondo. Non è un impegno a ri-calibrare il proprio essere cittadini cristiani in funzione di quello che sarà, sapendo che questo mondo meraviglioso ci viene affidato da Dio in custodia dal vero “padrone” e, quindi, a Lui dovremo render conto anche di esso? Purtroppo la biosfera resta fin troppo oltraggiata, al punto che una zona italiana terribilmente famosa, la terra fertile (che era Terra laboris), è usata come un pozzo senza fondo da parte di loschi affaristi e di esponenti delle ecomafie, non senza connivenze delle popolazioni locali e la latitanza di chi avrebbe dovuto programmare politiche serie di tutela e conservazione. Una terra, quella dei così detti fuochi (per fare un esempio), a cui è stata prosciugata l’anima, lamentano le persone di questi e di altri luoghi, che oggi vedono morire tanti figli a causa di roghi tossici, di avvelenamento delle falde acquifere, di elementi inquinanti nell’aria, ma soprattutto per i guasti prodotti dallo sversamento illecito di rifiuti speciali nel sottosuolo. A livello globale, si eleva verso l’Altissimo il grido di interi territori affamati e assetati, anche perché sottoposti a sfruttamento sistematico delle risorse naturali da parte di poteri forti.

A chi non vive con sentimento religioso, e quindi con il sano timor Dei, dovrebbe bastare l’angoscia e la preoccupazione di lasciare ai figli un mondo malato e sporco, in preda all’avidità e alla sete di potere.

Davvero insopportabile sarebbe il paradosso di veder degenerata la physis, che è vita e benessere, deturpata e ferita in nome di una seconda pessima natura, fatta solo di illeciti, corruzione, economia degenerata. Urge far rinascere l’homo ecologicus, dotato di una coscienza globale e di sentimenti di rispetto ed amicizia per sora nostra madre terra.

La costruzione di una ecologia integrale (cf. LS, 124) si oppone diametralmente alle logiche di mercato, che riducono la biodiversità ad una riserva di risorse economiche da sfruttare, depredando, il più delle volte, le popolazioni più povere. La conversione ecologica richiede, in realtà, una conversione del mercato, una conversione degli attori economici: l’enciclica in questo senso è una denuncia forte e chiara al sistema economico attuale, non si può «pensare che i problemi si risolvano solo con la crescita dei profitti delle imprese o degli individui» (LS, 190). L’ecologia integrale è di per sé la possibilità del lavoro che dà dignità, a partire, proprio, dal racconto della creazione che vuole l’uomo custode e contadino del giardino creato e, ancora, è la possibilità di poter accedere a quei beni che sono, per giustizia, di tutti e per tutti. Si tratta di ridare identità all’uomo, liberandolo dalla definizione di homo consumens.

 

Un tema formativo nevralgico

Un tema nevralgico della catechesi e della dottrina sociale della Chiesa, quello ambientale, che può riportare l’attenzione sulla persona e sulla famiglia, ma soprattutto sulla famiglia umana, con il suo legame alla casa del pianeta Terra come patrimonio da custodire per il presente e le generazioni future. Anche grazie ai sempre più numerosi interventi del Papa, prende corpo un magistero specifico e peculiare in materia -  si potrebbe definire una vera e propria eco-teologia della famiglia umana. Ma ogni insegnamento esige adeguati percorsi educativi e formativi in prospettiva di bioetica della biosfera, oltre che di biopolitica, che chiamano in causa anche i Centri di cultura ecclesiastica e cristiana ed in generale, parrocchie, comunità civili, associazioni e movimenti.

Non a caso papa Francesco invita a reimpostare gli itinerari pedagogici in modo tale da educare ad una vera e propria etica ecologica, perché tutti possiamo crescere nella «solidarietà, nella responsabilità e nella cura basata sulla compassione» (LS, 210), in una sola parola coltivare misericordia per la casa comune, fortemente compromessa da un’economia e da un esasperato progresso senza regole.

Di certo bisogna uscire fuori delle mode di una certa attenzione ecologica, che anch’essa facilmente può essere ingabbiata nelle logiche del mercato: ecco perché è una questione di coscienza, che trova nella famiglia, appunto, il primo ambiente educativo. «Nella famiglia si coltivano le pri­me abitudini di amore e cura per la vita, come per esempio l’uso corretto delle cose, l’ordine e la pulizia, il rispetto per l’ecosistema locale e la protezione di tutte le creature» (LS, 213).

Scuola, famiglia, mezzi di comunicazione, catechesi, istituzioni in genere sono chiamate a sviluppare politiche di tutela dell’ambiente, ma anche di educazione reciproca, per consentire che quella relazione tra il bello e l’ambiente sano non venga mai intaccato. Intaccarlo vorrebbe dire compromettere la propria relazione con Dio Creatore, la propria relazione con gli altri, la propria relazione con ogni essere creato.

Educarsi e convertirsi, in definitiva, a quello che papa Francesco chiama amore sociale, chiave per un autentico sviluppo, perché si arresti il degrado ambientale, che è anche degrado umano, e si incoraggi una cultura della cura che impregni tutta la società (LS, 231).

Le parole del papa solcano gli animi e non lasciano indifferenti, ma cosa fare? Possono bastare quelle indicazioni di tipo pratico, che pure si leggono nell’enciclica? Probabilmente sono un buon punto di partenza. Ma nei confronti di un’economia individualista e di una finanza speculativa, che ha ridotto il mondo a mercato, come reagire? Come far fronte ad un sistema nel quale tutti siamo immersi? Da dove cominciare? Come porsi di fronte al potere di alcuni Stati e delle banche?

Se è vero che alcune questioni restano aperte, è pur vero che la denuncia del papa è netta ed inequivocabile: e se cominciassimo anche noi dal non tacere e per amore del popolo cominciare a denunciare e coerentemente partecipare attivamente alla costruzione delle sorti del nostro paese?

 

[docente di sociologia, Pontificia facoltà dell’Italia Meridionale, sez. S. Tommaso, Napoli]

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