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Trump e l’Europa (che non ha smesso di ragionare), di Vincenzo Larosa

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 08/08/2017 17:45
Una riflessione sull'effetto Trump, a breve e lungo termine...

 

L’America è il Trump-olino di ciò che sta per succedere in Europa, con una differenza notevole: da noi si rischia molto di più, visto che il dittatore e il monarca sono un prodotto tutto europeo. Più che di elezione, si è trattato di vera e propria “lezione”, l’ascesa al potere di The Donald. Le Lezioni americane, citando Calvino (1985), che non abbiamo fatto in tempo ad ascoltare a causa della morte prematura del suo autore. Lezioni che ancora oggi non vogliamo ascoltare, europei e americani. Il mondo ha aspettato sei ore per capire che sondaggisti e opinionisti non ci avevano azzeccato niente, presi come erano a dire che Hillary e il vecchio establishment americano, avrebbero vinto. Anzi, avrebbero schiacciato Trump perché era naturale, quasi scontato. La storia è andata diversamente, però. Come l’irriverente cartone americano The Simpson aveva predetto in tempi non sospetti, il signore dal ciuffo arancione, che abbiamo preso in giro per un anno intero, ha vinto le elezioni con il voto dei cittadini americani (proprio come le hanno vinte Kennedy, Clinton e Obama). Trump ha vinto, non in Etiopia e nemmeno in Armenia. Trump ha vinto in America, nella culla della democrazia, negli stessi territori con ai balconi la scritta “Yes We Can”, in memoria del Premio Nobel Barack Obama che nella notte tra martedì 8 e mercoledì 9 novembre affermava che il sole sarebbe sorto comunque sull’America. Sole che indubbiamente si è alzato, sull’America, e nessuno lo nega. Ma su un’America diversa: quella governata dal Presidente Donald John Trump.

Calvino morì nel 1985 e il suo insegnamento compreso nelle Lezioni Americane ci arrivò postumo. È lo stesso rischio che corriamo in Europa, con la lezione di Trump. In America chi decide (accanto alle lobbies), è il Congresso, e questo non permetterà a Trump di fare quello che ha detto in campagna elettorale. La verità è che Trump, pur rimanendo il Presidente di tutti, sarà il 45esimo Presidente Americano votato da un corpo elettorale molto particolare. Anzi dalla pancia di questo corpo elettorale che votandolo ha deciso di scollegare il cervello. E lo stesso “corpo” elettorale è quello che si diffonde e vota in tutta Europa, dalla Finlandia alla Grecia, dal Portogallo alla Romania. Italia, compresa. La galassia di movimenti antisistema in Europa, più dell’America, è un universo dai difficili contorni, in continua crescita e trasformazione. Si pensi al partito indipendentista britannico Ukip, padre del Brexit, al Front Nationale di Marin Le Pen in Francia. Si pensi, in Italia, al Movimento Cinque Stelle, alla Lega Nord e al suo uomo-ruspa Matteo Salvini, che, piaccia o no, è il maggior esponente di un Centro-Destra che non esiste più. Il problema è (anche) sostanzialmente quello di una Sinistra che non c’è più. Una Sinistra, soffocata dal suo politically correct, dalla convinzione di essere “La migliore offerta”, dall’incapacità di parlare al “suo popolo”. Una sinistra (im)popolare che da qualche anno a questa parte elargisce doni sotto forma di consensi agli avversari.

Dall’America arriva un segnale forte e chiaro: un uomo che non ha mai avuto incarichi politici e militari in passato, va al potere della più grande democrazia del mondo, proponendo un modello culturale del tutto nuovo. Uno schema che mette fuori gioco la sinistra democratica e la tradizione repubblicana, e che ha l’obiettivo, dichiarato in campagna elettorale, di annichilire le due politiche di riferimento della storia americana. Due culture sulle quali il neo-eletto Presidente americano può banchettare, come i lupi sugli agnelli. La verità è che Trump non è un lupo, ma nemmeno un agnello. I Repubblicani hanno vinto lasciando casa (e lo scettro) allo “straniero” che ce l’ha con gli stranieri. L’uomo dell’anno 2016 (secondo Time), ha sconvolto i linguaggi moderati e “radical chic” dei conservatori per fare posto a una forza prorompente e dirompente: un imprenditore con molti, moltissimi problemi con la Giustizia, alla Casa Bianca. I Democratici suicidatisi riproponendo il vecchio del vecchio. Una Hillary Clinton che se non fosse per i baffetti, sarebbe facilmente confondibile con il made in Italy D’Alema.

Trump, il Presidente, ora si occuperà di “Every single American”, ogni singolo americano. Queste le sue parole d’ordine più ricorrenti, in questo primo mese. Le stesse parole che erano state di Obama, e che nei fatti, secondo Trump, avrebbero guardato comunque alle classi, alle categorie, alle generazioni, ai gruppi, e per niente all’individuo.  Si delinea così lo scheletro della nuova offerta politica trumpista: all’establishment si risponde con gli armamenti, l’isolazionismo, la logica della potenza, l’antipolitica, la ribellione, l’anti-elitismo, la camicia di lana grezza a quadri, le bocche sporche di ketchup, il messicano ladro, la difesa dell’uomo bianco, il patto con il diavolo (la Russia).

E il foto-romanzo Trump rappresenta solo le prime avvisaglie di una identità politica e culturale che sta venendo meno in tutto il mondo, anche in Europa. In particolare, in Italia. Una politica che si svuota di senso, di radici, di tradizione. Un terreno ideale per il populismo che, con una semplice equazione matematica, si capisce perché sfonda e vince. Il populismo americano non era dalla parte dei poveri ma della working class, quel gruppo sociale prevalentemente maschile e bianco. In America, non ha vinto la classe povera e media impoverita, come non può vincere e non vincerà in Europa, ma ha perso solo una politica di basso profilo, capace di fare rappresentazioni e non rappresentanza. Trump non è il leader dell’America emarginata, come Salvini non può essere il leader degli italiani estromessi. È semplicemente un uomo che ha fatto dello storytelling, il cibo per sfamare la pancia degli americani stanchi. Trump ha vinto ed è una scommessa che (probabilmente) l’America perderà. In Italia, Salvini e Grillo, sono la scommessa che anche chi ha votato “NO” al Referendum del 4 dicembre scorso partecipando all’acquisto del biglietto di ritorno (momentaneo) di Renzi a Firenze, è consapevole si rivelerà una sconfitta. Ma spesso l’alternativa è così sbiadita e senza colore, che nel segreto dell’urna, la maggioranza degli americani, anche quelli indecisi sino all’ultimo, non ha avuti dubbi a votare Trump.

[membro del coordinamento Forum di Formazione all’Impegno Sociale e Politico della Diocesi di Andria]

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