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Tanta resistenza rispetto alla Chiesa della Misericordia, di Rocco D’Ambrosio

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 04/11/2016 07:50
Pubblichiamo un intervento del nostro direttore, apparso sulla Gazzetta del Mezzogiorno, del 2 novembre 2016

 

Qualche giorno fa nell’omelia mi sono soffermato sulla difficoltà di comprendere la misericordia di Dio, che è per tutti, nessuno escluso. Fra gli esempi citavo il problema dell’accoglienza dei migranti e di alcuni fenomeni di rifiuto che sono avvenuti in alcuni comuni (Palombaio, Goro e altri). Ovviamente non affrontavo problemi politici, sociali, amministrativi che i casi pongono; mi sono solo soffermato sul manifestare misericordia verso tutti, sulla mancanza di coraggio e profezia che diversi pastori e laici, comunità e organismi stanno dimostrando, non prendendo posizione, né esprimendosi per accogliere questi nostri fratelli.

Dopo la messa una signora, accompagnata da suo marito, è venuta in sagrestia e, in un crescendo di toni e attacchi personali, mi ha detto frasi del tipo: “Lei non può fare comizi durante la messa… Lei non può parlare di migranti ed evitare di riferirsi a temi scottanti quali l’aborto, la fecondazione artificiale, il problema gender… Noi sappiamo chi è lei e quello che dice in giro… Lei non può parlare dei migranti in questo modo… La misericordia non c’entra con i migranti… La misericordia non si deve a chi scappa via dalla propria terra e poi, quando arriva qua, vuole gli abiti firmati, possiede cellulari satellitari… Dobbiamo difenderci dall’invasione degli islamici”. E’ stato un crescendo di accuse, luoghi comuni, cattiverie, disprezzo. L’ho bloccata quando ha detto che la misericordia di Dio non potrà mai essere per coloro che vengono “a invadere l’Italia con la loro fede musulmana”. Le ho ripetuto che Dio ama tutti e che avrebbe dovuto rileggere bene alcune pagine della Scrittura. Mi ha detto che non è assolutamente così e urlando è andata via invitandomi a studiare “i testi del card. Biffi per capire un po’ di cose” e assicurandomi che lei non avrebbe più messo piede nella nostra parrocchia.

Non è difficile ammettere i molteplici aspetti di un tale atteggiamento (psicologici, identitari, formativi, ecclesiali, sociali e via dicendo) e individuare anche le probabili cause di tanta veemenza. Dei tanti aspetti vorrei sottolinearne uno: la responsabilità di pastori e laici educatori relativamente a questo modo di pensare.

Qualche giorno fa, dialogando con due amici statunitensi, su casi molto simili a quella della coppia, di cui sopra, mi facevano notare come negli USA esistono comunità che, per decenni, hanno sentito parlare della testimonianza cristiana legata solo ad alcuni temi. Il tutto è avvenuto (e avviene) in maniera dogmatica, con molta sicurezza: i principi morali di bioetica, morale sessuale e familiare, la messa in latino e gli sfarzi del passato, sono presentati come i più importanti, il cuore della fede cristiana; mentre gli altri temi, specie sociali, politici ed economici, sono stati trascurati o appositamente dimenticati. Questo tipo di annuncio è stato accompagnato da un’attenzione eccessiva alla loro diffusione mediatica (specie televisiva) e da una scarsa disponibilità al confronto e al dialogo con chi la pensa diversamente, dentro e fuori la Chiesa cattolica. Decenni vissuti con questo stile pastorale e dottrinale - non solo negli USA, ma anche in Italia con il periodo della presidenza CEI del cardinal Ruini - generano questo tipo di cattolici, per i quali l’adesione a Cristo coincide con la fedeltà ai soli principi di bioetica e morale sessuale, alla messa in latino e allo sfarzo e potere ecclesiali di medioevale memoria.

Sulla base di questi presupposti, più ideologici che teologici, si è perpetrato un modello di Chiesa che non si deve assolutamente coinvolgersi nelle cose del mondo, carente di profezia, più interessata a potere e privilegi e meno a impegno per la giustizia, la carità e la pace. Non mi spiegherei altrimenti il silenzio assordante di vescovi, preti e laici cattolici, di comunità diocesane e parrocchiali - fatte le debite e rarissime eccezioni - che non si sono mai espresse a favore dei migranti, che hanno tollerato (se non proprio condiviso e alimentato) le forme di rifiuto dei migranti, dal razzismo verbale alle barricate antistranieri, dai muri di divisione alle leggi di esclusione.

Queste piccole note aiutano a capire ancor più lo sforzo di papa Francesco: riformare la Chiesa, nello spirito evangelico e indirizzarla a un nuovo stile di presenza nel mondo. Uno sforzo immane, quasi impossibile, se si considera la resistenza di diversi vescovi, preti e laici. Eppure la stagione che stiamo vivendo, se pur faticosa, è bella e affasciante. Il Signore ci sta ricordando che solo misericordia e giustizia cambiano il mondo e ci fanno entrare in Cielo. Non altro.

 

- l'articolo è stato pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno, 2 novembre 2016, p. 16

-  l'autore è sacerdote, docente di Etica politica presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma e direttore di Cercasi un fine

Azioni sul documento
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Paolo Iacovelli
Paolo Iacovelli :
03/11/2016 09:30
“Il cristianesimo è un’istituzione aperta, destinata a tutti gli uomini e a tutti i tempi, e relativa ad essi. Esso è qui e nello stesso tempo è ancora sempre in divenire e in crescita… Il cristiano che concepisce e predica la sua Chiesa come un semplice sistema, come un’istituzione statica e completa o come un’ideologia, la degrada e la riduce…
direttore
direttore :
04/11/2016 12:04
Mi trovi perfettamente d'accordo carissimo Paolo. Un abbraccio. God bless you
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