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Per un giornalismo democratico, di Maria Pia Di Nonno

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 05/09/2016 12:44
Riceviamo e pubblichiamo un intervento su alcuni aspetti etici del giornalismo

 

Il giornalismo sarà culturale, o non sarà affatto!

Ecco il ruolo che il giornalismo dei nostri giorni si trova a fronteggiare: diventare cultura. Il giornalismo se vorrà continuare ad avere un peso determinante nella nostra società - e non diventare un’appendice o un servo del capitalismo di terza generazione - dovrà perseguire la verità. Un’affermazione che potrebbe sembrare logica e scontata, in quanto il giornalista è da sempre volto alla ricerca e alla diffusione di informazioni che ci riguardano tutti. Eppure, oggi, non è facile fare del buon giornalismo. Siamo, infatti, continuamente bombardati da informazioni e a volte questo eccesso è causa di scompiglio ed insicurezze.

 

Ma se il problema fosse solo questo, la situazione non sarebbe poi nemmeno troppo traumatica. La verità è che la situazione è ancora più complicata di quello che potrebbe apparire. I media sono usati sempre più come una forza e sono il luogo in cui - sottolineerebbe il sociologo Manuel Castells - si costruisce il potere. Come fare allora affinché il giornalismo riesca a condurre la propria battaglia per la verità, evitando che cada nelle mani sbagliate? Nelle mani dei prepotenti che non aspettano altro che stordire il popolo con i potenti mezzi di comunicazione di cui oggi disponiamo?

 

Potrebbe sembrare un paradosso, ma se il giornalismo vuole realmente scovare il Velo di Maya e tornare alla Caverna per andare a liberare gli uomini dalla loro condizione di ignoranza e mostrare loro la verità, seppure con le sue mille sfaccettature e angolature, dovrà utilizzare le stesse armi utilizzate dai suoi oppositori. Vale a dire Social Network - Facebook, Twitter, Google Plus, YouTube, Blog - e i sempre più potenti mass media. Rovesciando la logica moderna dei i mezzi giustificano i fini per riportarla alla sua vera natura i fini giustificano i mezzi.

 

Così come il provocante titolo del libro di Elisa Molinari I social salveranno la libreria? i giornalisti dovrebbero - non più chiedersi - ma affermare: I social salveranno il giornalismo! I social salveranno il giornalismo, perché saranno condotti ed usati da persone in grado di interpretare le vicende e i fatti sempre più complessi che ci circondano e moralmente rette. Twitter e Facebook diventeranno un momento per far trovare le notizie e non per darle. Perché un Twit di 140 caratteri, è inutile illudersi, non sarà mai una notizia. Il giornalismo cambierà forma e il giornalista diverrà in particolare colui che studia la realtà e discerne le notizie da comunicare e come comunicarle.

 

Quale sarà il nuovo decalogo del buon giornalista?

 

1) Sii giornalista non per mestiere, ma per vocazione.

Ogni giornalista dovrà, infatti, essere mosso da un sentimento di devozione verso il popolo e dunque verso la democrazia. E dovrà essere cosciente di come la penna, arma apparentemente innocua, sia in realtà l’arma più potente di tutti i tempi. E non importa se con gli anni si sia andata via via evolvendo - prima con la macchina da scrivere e dopo con il digitale - essa resterà sempre la regina della storia. I latini dicevano Verba volant, scripta manent e quella verità è tutt’ora valida e indiscussa. Le parole, di cui sono composti gli articoli e i libri, sono dei solchi nella storia dell’intangibile. Di quell’intangibile che prima o poi verrà letto, forse anche per sbaglio, e che si andrà a radicare nel cuore del lettore. Lettore che farà proprie quelle parole, quelle virgole, quegli interrogativi e quelle esclamazioni e che - quasi senza rendersene conto - le tramanderà con i gesti agli altri uomini. Giornalista non si nasce e né si improvvisa, giornalista lo si diventa per servire l’umanità.

 

2) Smista scrupolosamente le informazione e diffondi ciò che deve essere diffuso.

Si potrebbe erroneamente ritenere che essere tempestati di informazioni e avere l’opportunità di sentire diverse opinioni sia cosa buona e giusta. In realtà sebbene avere una prospettiva ampia di motivazioni sia sempre un bene, perché apre e stimola il dialogo, non è tanto un bene essere travolti ogni giorno da miriadi di informazioni che ci illudono di avere in mano le redini della situazione. Pareri discordanti, informazioni non autenticate e date per certe, posizioni soggettive mostrate come oggettive. Ecco il pericolo della troppa informazione. O meglio della troppa informazione non controllata. Il giornalista dovrà perciò sapersi muovere in questa Babele di notizie e scorgerne le vere.

 

3) Sii ottimista, senza mentire

Roosevelt diceva L’unica cosa di cui dovete aver paura è la paura stessa.  Saranno state proprio le sue parole a far risollevare l’America dalla Crisi del ’29? Forse sì, forse no, non importa. L’importante è capire che c’è modo e modo di dare una notizia. Che senso ha, come purtroppo oramai i telegiornali italiani hanno preso ad abitudine, riempire il notiziario con nomi di morti, feriti, omicidi e tragedie? E se dare queste notizie, in parte può aver anche senso, che senso ha entrare nei dettagli di quelle vicende sconvolgenti? Che valore apporta una tragedia e che valore apporta la condivisione di un momento culturale? Che forse le priorità di cui parlare debbano essere riviste? Sì può continuare a parlare di cronaca nera, ma diamo più spazio alla cronaca che racconta quanto può essere buono e ingegnoso un uomo. Il buon giornalista non dovrebbe disseminare la paura, ma la gioia di vivere e di conoscere.

 

4) Sii più europeo ed internazionale

Caro giornalista, te ne prego, smettila di parlare solo del compleanno esclusivo del grazioso e morbido Dudu, famoso per avere un padrone assai noto, esiste anche la DUDU. Io vorrei tanto sentire parlare più della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, piuttosto che ascoltare notizie di cui sinceramente interessa poco un po’ a tutti. Combatti affinché la buona informazione sia preservata e non ti curare troppo dell’audience, anche quella crescerà se il cittadino verrà educato.

 

5) Alleati con le Scuole

Le scuole non insegnano la storia in maniera costruttiva. Robert Schuman diceva in uno dei suoi discorsi, raccolti in Pour l’Europe, che l’insegnamento deve predisporre l’allievo ad una visione più ottimista della storia e che fosse necessario sbarazzarci al più presto dei manuali di storia troppo nazionalistici. Il buon giornalista non può restare inerme di fronte a questo scempio. Il buon giornalista dovrà prenderne atto e cominciare a raccontare la storia quotidiana in maniera accattivante e completa, affinché anche i ragazzi possano imparare e comprendano che si è tutti coautori - come avrebbe dette McIntyre - di una storia comune.

6) Fai emozionare i lettori

Smuovi gli animi della gente, e tocca le corde più sensibili dei loro cuori, affinché essa diventi al più presto meno indifferente. Racconta come soffrono i bambini nella Favelas, raccontalo sempre. Racconta anche i successi di quei giovani che partiti senza nulla, sono riusciti a realizzare i propri sogni. Racconta, racconta sempre ciò che eleva l’animo umano, ciò che fa riflettere e ciò che conduce ad un futuro migliore.

 

7) Semplifica, ma non banalizzare

Usa parole semplici, sintonizzati sulle frequenze della gente e parla la loro lingua; senza mai dimenticare la tua. Sii al passo con i tempi e cerca di rendere facile ciò che altrimenti potrebbe apparire specialistico e complesso. Usa la tua abilità nel tessere insieme competenze, dati, precisione e comunicazione.

8) Salva la democrazia

Se è vero che la democrazia è il governo del popolo, allora siamo proprio in pericolo. Il popolo non educato si trasforma in massa e alla massa, come ben ricorda Elias Canetti, tutto appare come la Bastiglia. La democrazia è un sistema imperfetto, ma può essere perfezionato tramite il sincero sforzo di ognuno di noi. La democrazia è un ideale, una meta e un valore. Ma che valore può avere un sistema se i suoi membri non hanno più valori, mete ed ideali? Caro giornalista la tua missione è assai ardua. Devi informare per formare e formare per informare. La democrazia che è uscita vittoriosa dallo scontro con i re, i valvassori e i dittatori, aspetta adesso il tuo intervento per sconfiggere l’ignoranza imposta dal capitalismo omologante e tornare ad essere raggiante come un tempo. Aiuta la democrazia a preservare la verità e la libertà.

 

9) Sii un faro di saggezza

La gente non sa più a chi credere e cosa pensare. Ha bisogno di punti di riferimento coerenti e credibili, altrimenti rischia di farsi incantare dal primo ammagliatore di turno. Lo spiegava bene Etienne la Boétie nel suo discorso sulla Servitù Volontaria:

Per ora vorrei solo comprendere come è possibile che tanti uomini, tanti borghi, tante città, tante nazioni sopportino talvolta un tiranno solo, che non ha la forza se non quella che essi gli danno, che ha il potere di danneggiarli unicamente in quanto essi vogliono sopportarlo, che non potrebbe far loro alcun male se essi non preferissero subirlo invece di contrastarlo. (…) non già costretti da una forza più grande, ma in qualche modo, come sembra, incantati e affascinati dal solo nome di uno, di cui non dovrebbero né temere la potenza, poiché egli è solo, né amare le qualità, poiché negli riguardi di tutti loro è disumano e feroce.

Caro giornalista scova la gente truffaldina e diventa faro di saggezza e verità.

 

10) Sii più social e più smart

La parola è un’arma assai potente, sovviene ricordarlo, ma le parole devono farsi trovare. I Social Network non vanno perciò visti come dei nemici, ma come degli amici con cui allearsi. Degli amici la cui conoscenza deve essere ancora approfondita, ma che se presi nel verso giusto possono diventare amichevoli e interessanti. Questi mezzi, come il loro nome suggerisce, servono a fare rete a connettere le persone. Possono per tal motivo connettere anche le parole e le parole con le persone. Possono incuriosire e stuzzicare, creare e porre interrogativi. Essi sono dei ponti e i ponti non sono facili da costruire. Necessitano di tempo, ma una volta edificati restano lì immutati per anni ed anni propensi ad unire territori e culture. Che sia il caso di iniziare presto a costruire questi ponti?

 

Il futuro del giornalismo è in bilico, ma non può e non deve fallire. Dal suo futuro dipenderà il futuro della democrazia e dell’umanità. Caro giornalista, o meglio cari giornalisti sapete che siete più numerosi di un esercito? E ricordate il bellissimo discorso pronunciato da Charlie Chaplin nel Il Grande Dittatore? Dove si invitava i soldati a combattere per un mondo migliore? Ebbene quel discorso, oggi, è rivolto a voi:

 

Giornalisti tutti combattete per un mondo nuovo, che dia a tutti un lavoro, ai giovani la speranza, ai vecchi la serenità ed alle donne la sicurezza. Promettendo queste cose degli uomini sono andati al potere. Mentivano! Non hanno mantenuto quelle promesse e mai lo faranno. E non ne daranno conto a nessuno. Forse i dittatori sono liberi perché rendono schiavo il popolo. Combattete per mantenere quelle promesse. Per abbattere i confini e le barriere. Combattete per eliminare l’avidità e l’odio. Un mondo ragionevole in cui la scienza ed il progresso diano a tutti gli uomini il benessere. Giornalisti! Nel nome della democrazia siate tutti uniti!

Il futuro del mondo è nelle vostre mani, nelle mani di chi lo racconta con passione ed amore.

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