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Passare con dignità, di Rocco D'Ambrosio

creato da webmaster ultima modifica 16/09/2015 22:25
Editoriale del giornale n. 94 di Cercasi un Fine sul tema: fin di vita. Numero dedicato a Teresa Laviano (1950-2006) moglie e mamma, catechista, animatrice di gruppi, testimone di amore, gioia e serenità, anche nella prova.

 

Riflettere sul fin di vita richiama una tempesta di emozioni e ricordi, scelte e dilemmi. A questo si è aggiunto il rilievo sociale e politico del problema, cioè il dibattito su eutanasia e testamento biologico.
A tutto questo complesso di situazioni fisiche, emozioni e problemi legali
giungiamo abbastanza impreparati.
Certamente non ci voleva un atteggiamento integralista di alcuni cattolici e di alcuni laici che non aiuta affatto la costruzione di un dialogo sereno e fruttuoso, ma acuisce le posizioni rendendole, a seconda dei casi, o nuove crociate o tifo da stadio.
Intanto abbiamo avuto la testimonianza di Carlo Maria Martini, malato di morbo di Parkinson, che, quando le sue condizioni si sono aggravate, ha
chiesto ai medici di non portare avanti alcun accanimento terapeutico.
L’ex arcivescovo di Milano ha affermato con le sue parole il diritto all’inviolabile libertà di scelta.
Ovviamente siamo contro l’eutanasia, che secondo Martini è: “Un
gesto che intende abbreviare la vita, causando positivamente la
morte. Come tale è inaccettabile.
Diversamente va, invece, considerato il caso dell’accanimento terapeutico, ovvero dell’utilizzo di procedure mediche sproporzionate e senza ragionevole speranza di esito positivo”.
Martini ha sempre sollecitato l’elaborazione di una normativa che da una parte consentisse la possibilità del rifiuto delle cure e dall’altra proteggesse il medico da eventuali accuse, come quella di omicidio del
consenziente o di aiuto al suicidio.
Nel suo scritto Dialogo sulla vita (L’Espresso, aprile 2006) sostenne
che l’eutanasia “non si può mai approvare. Ma aggiunse di non condannare, le persone che compiono un simile gesto su richiesta
di una persona ridotta agli estremi e per puro sentimento di altruismo.
La prosecuzione della vita umana fisica non è di per sé il principio primo e assoluto. Sopra di esso sta quello della dignità umana”.
Nelle parole e nella testimonianza di Martini c’è sempre stata fermezza
nei principi ma tanta comprensione per le singole situazioni di vita di chi soffre e vive terribili dilemmi nel vedere chi si ama soffrire tanto e non poter far niente.
Certo la fede aiuta. Ma non c’è fede senza responsabilità. In una
lettera scritta dalla nipote Giulia Facchini Martini a suo zio, da poco
morto, così si legge: “La chiave di volta - sia per te che per noi - è
stata l’abbandono della pretesa di guarigione o di prosecuzione della
vita nonostante tutto. Tu diresti “la resa alla volontà di Dio”. (…).
Chi era con te ha sentito nel profondo che era necessaria una presenza
affettuosa e siamo stati insieme, nelle ultime ventiquattro ore, tenendoti a turno la mano, come tu stesso avevi chiesto. (…).
Si stava compiendo qualcosa di tanto naturale ed ineludibile quanto solenne e misterioso a cui non solo tu, ma nessuno di coloro che ti erano più vicini, poteva sottrarsi.
Il silenzio interiore ed esteriore, i movimenti misurati, l’assenza di rumori ed emozioni gridate ma soprattutto l’accettazione e l’attesa vigile sono stati la cifra delle ore trascorse con te. Quando è arrivato l’ultimo respiro ho percepito, e non è la prima volta che mi accade assistendo un moribondo, che qualcosa si staccava dal corpo, che lì sul letto rimaneva
soltanto l’involucro fisico. Lo spirito, la vera essenza, rimaneva forte,
presente seppure non visibile agli occhi. Grazie zio per averci permesso di essere con te nel momento finale. Una richiesta: intercedi perché venga permesso a tutti coloro che lo desiderano di essere vicini ai loro cari nel momento del trapasso e di provare la dolce pienezza dell’accompagnamento”.
Dedichiamo questo numero a una mamma, Tiziana Laviano, che ha
sofferto la sua dipartita con l’affetto dei suoi cari, come Carlo Maria Martini. Vogliamo augurarlo di cuore a tutti coloro in questa terribile situazione. Vogliamo augurare responsabilità, amore e dignità che rendono la nostra vita, nonostante tutto, così bella.
Rocco D'Ambrosio

[docente Pontificia Università Gregoriana (Roma) e direttore di Cercasi un fine.]


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Paolo Iacovelli
Paolo Iacovelli :
09/12/2014 10:21
Carissimo Rocco,
Ho letto con molto interesse l'articolo di padre Rosario, il quale mi ha riportato alla mente le parole di mia madre (classe 1911): "ah, figlio mio, vorrei morire con la fatica tra le mani". Questa saggezza tramandata dai nostri genitori / nonni ci rammenta che la vita non è solo continuità biologica ma soprattutto di valori che si trasmettono di generazione in generazione. Da un punto di vista filosofico, Plotino, sosteneva che l’essere "è tutt’insieme uno, continuo" nella molteplicità di individui che nascono e muoiono, la cui esistenza è scandita dal tempo. Plotino riconosceva la realtà del mondo diveniente ma aspirava ardentemente alla liberazione dell'uomo dal primato del contingente e dalla schiavitù del tempo. Vera realtà è, infatti, l’Uno, il Principio da cui tutte le cose derivano, che ci ha liberati inviandoci suo Figlio.
Grazie dei bellissimi contributi .
Paolo
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