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Parola e Corpo: la vita in coppia, di Matteo Losapio

creato da Matteo L. ultima modifica 12/08/2020 08:17
Un articolo dedicato a quei ragazzi e ragazze che hanno ancora il coraggio di credere nell'amore rischiando la Parola e il Corpo, in un continuo provare e riprovare.

In questi giorni riflettevo sui legami di cui molti ragazzi e ragazze mi hanno raccontato, soprattutto durante la fase di lockdown della pandemia da Covid-19. Ebbene, molti ragazzi e ragazze, in quei giorni di chiusura e ristrettezze hanno lasciato i rispettivi fidanzati o fidanzate. Questa cosa non mi avrebbe scandalizzato o inquietato se si fosse trattata di una sola coppia di ragazzi che, per i più disparati motivi, hanno scelto di non frequentarsi più e di rimanere soltanto buoni amici. Invece, proprio ciò che è avvenuto nei giorni di chiusura mi ha portato a riflettere sulla dinamica dell’essere coppia, del vivere insieme, dello scegliere una persona da amare e poi scegliere di non amarla più. Scorrendo con la mente le coppie di ragazzi e ragazze giovani che conosco e che si sono frequentate e poi lasciate, sia prima che durante il lockdown, mi sembra che la frattura avvenga, sostanzialmente, quando si fa leva su due cardini: la parola e il corpo.

Per quanto riguarda il primo cardine, la parola, ho ascoltato spesso di giovani che hanno deciso di interrompere la loro relazione perché non avevano più nulla di cui parlare. Molto spesso pensiamo che la relazione coniugale abbia al suo cuore il rapporto fra i coniugi. Ma il rapporto non è solo a livello fisico, non è solo un rapporto sessuale, ma coinvolge tutto, fra cui anche la parola. Anzi, è proprio la parola, il dialogo a far sì che in una coppia ci sia vita e generatività. Molte delle violenze nelle relazioni di coppia passano proprio dalla parola e sono violenze molto più subdole, silenziose e nascoste di quelle a livello sessuale. La parola, infatti, rivela la libertà del dire o non dire alcune cose, ma soprattutto indica di chi possiamo fidarci e che sappiamo possa custodire le nostre parole perché ci ascolta. Se l’ascolto e la custodia delle parole sono il fondamento di ogni relazione, questo vale maggiormente per le relazioni di amore coniugale, in cui sono consapevole che la mia parola conta per l’altro, so che posso dire tutto all’altro o altra senza paura di essere giudicato o, peggio, che le mie parole non abbiano significato. Perché il significato delle parole è sempre e comunque un significato condiviso. Mentre il senso delle parole proviene da una riflessione che facciamo con noi stessi e in cui cerchiamo di esprimere una direzione che riguardi la nostra vita, il significato delle parole implica una alterità, implica che per un’altra persona le mie parole abbiano significato. È immediato notare il contrario di tutto questo, ovvero quando le mie parole non significano nulla. Due esempi di questa insignificanza delle nostre parole sono: da una parte quando parliamo e ci sembra che nessuno ci ascolti e dall’altra quando siamo infanti, ovvero senza voce, senza parole. Quando, invece, sento che l’altro mi ascolta, che le mie parole trasmettono qualcosa all’altro e che le mie parole sono condivise con l’altro, ecco che lì iniziamo a porre le basi di una relazione vera e sincera, di una relazione autentica. Per questo, il significato delle parole non è dato dalla serietà o seriosità dei nostri concetti o delle nostre idee, ma dal fatto che qualcuno ci ascolti, che qualcuno ci dia fiducia, che qualcuno faccia vuoto in sé stesso per accogliere ciò che desideriamo esprimere. In una relazione di coppia, il significato delle parole diviene il campo di battaglia quotidiano per costruire o distruggere nel luogo più profondo l’intimità. Pensate se una coppia andasse a riferire le parole dell’uno o dell’altro ad altre persone: sarebbe come se altri entrassero nella relazione fra i due oppure il tutto avrebbe odore di tradimento.

Se la parola è il primo cardine della relazione d’amore, il secondo è sicuramente la corporeità. Infatti, per corporeità non intendiamo soltanto il fisico o le funzioni biologiche ad esso collegate. Il corpo è molto più complesso ed articolato delle sue funzioni in quanto è continuamente sulla soglia fra natura e cultura, fra ciò che prova e la realtà che lo circonda, fra il suo mondo interiore e l’ambiente circostante. Il corpo è il nostro essere sulla soglia, il nostro continuo esperire il mondo ed esporci all’alterità. Insomma, il corpo è tutto il nostro essere concreto, scindibile solo per gli studi ma mai per il quotidiano. Così, per questo nostro essere corpo, mostrato o nascosto, siamo non solo sulla soglia fra natura e cultura, ma sulla soglia delle relazioni. Per quanto riguarda l’ambito della coppia, la corporeità è esposizione all’altro. Un’esposizione particolare in quanto raggiunge anche la nudità del corpo. Un corpo nudo, infatti, non è solo un corpo con cui è più facile avere rapporti sessuali, ma è un corpo che si espone così come è all’altro, con tutte le sue imperfezioni. Il corpo nudo è il contrario del corpo ritoccato, del corpo che anche quando è nudo pensa a coprire le proprie imperfezioni. Un corpo nudo è un corpo che si espone e che non ha paura di esporsi. È curioso che molte coppie di giovani si lascino subito dopo aver avuto i primi rapporti sessuali. Perché i rapporti sessuali mettono in gioco forze enormi che attraversano la reciprocità dei corpi. Forze che possono aprire alla fiducia o chiudere il corpo dinanzi alla violenza, anche quando è solo leggermente percepita. La reciprocità dei corpi è una lenta costruzione che abbandona il do ut des, il rapporto mercantile o commerciale per aprire alla condivisione che attraversa tutta la corporeità, per cui io mi apro ad un altro nella consapevolezza di non esserne violentato.

Tornando agli ambienti che sono solito frequentare, come la liturgia, mi sono reso conto che la stessa celebrazione eucaristica si fonda su due cardini: la Parola e l’Eucarestia. I due gesti dell’amore di Dio verso di noi sono proprio il dono della sua Parola e il dono del suo Corpo. Anche per la Chiesa, allora, la rivelazione dell’amore di Dio, dell’amore autentico passa attraverso la Parola e il Corpo, attraverso il dialogo di Dio con il suo popolo e il dono dell’Eucarestia che è corpo e sangue di Gesù. Sono i due modi dell’unica rivelazione di Dio, di un Dio che si sporge e che rischia, che si mette in gioco e che si denuda sulla croce. Perché questo è il senso più profondo dell’amore: la Parola e il Corpo, radicati in un’unica rivelazione d’amore per cui l’Altro si spoglia di sé per lasciarsi incontrare, si svuota di ciò che è per lasciare spazio alla nostra libertà. Ciò che ci permette di riconoscere l’amore è proprio questo uscire da sé per incontrare l’altro, non venendone schiacciati ma accolti, compresi, custoditi. E il nostro bisogno d’amore è nel desiderio che qualcuno o qualcuna ci ascolti, si faccia presenza nella nostra vita e che sia colui o colei dinanzi al/alla quale possiamo denudarci, essere noi stessi. Questo è l’amore che ci realizza e che genera altra vita, genera alterità perché è stato accolto dall’alterità stessa. Insomma questo amore ci rende felici e sfolgoranti di luce. Un amore che possiamo riassumere in una frase del Vangelo secondo Giovanni: “il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1,14). Perché l’amore è Parola che diviene Corpo, Parola capace di essere accolta da un Corpo e un Corpo che non teme più la violenza della Parola. Ma un Corpo diviene Parola, diviene un Tu differente da ogni altro, un Corpo che parla, e una Parola che si fa Corpo che diviene presenza unica e irripetibile, presenza che segna. Insomma, amore. 

[redattore CUF]

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