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Paesaggio e paesaggi: l’abitare estetico-ecologico-etico-politico, di Matteo Losapio

creato da Matteo L. ultima modifica 11/10/2020 12:23
La questione del paesaggio intreccia non solo più l'estetica, ma spinge ad un'etica dell'abitare, ad una ecologia della mente e ad una politica che sappia incoraggiare il vivere insieme.

Parlare di paesaggi significa già parlare di ermeneutica. Il saggio pubblicato da Vereno Brugiatelli, Ermeneutica del paesaggio. Esistenza, interpretazione, racconto, ci spinge a pensare proprio in questa direzione. Parlare e pensare di paesaggio, infatti, significa già pensare ad un ambiente che rivela qualcosa di sé, che, per così dire, “parla” all’essere umano. Ma questa percezione del paesaggio è già un lavoro ermeneutico che ogni uomo e donna mette in atto con l’ambiente circostante. Un lavoro ermeneutico a volte latente, a volte inconscio, a volte riflessivo, a volte romantico, a volte ricco di Stimmung, di tonalità emotive. Tuttavia, ciò che immediatamente ci fa notare Brugiatelli è che non sempre il paesaggio significa interpretare l’ambiente, come l’interpretazione del paesaggio non è stata sempre la stessa durante i secoli. Infatti, il paesaggio così come noi oggi lo conosciamo o come lo viviamo nella mentalità comune nasce fra il XV e il XVI secolo nei Paesi Bassi. Di lì diviene una delle caratteristiche dell’arte Romantica, fino ad interessare in modo particolare Benedetto Croce a cui si deve la prima legge organica di tutela del paesaggio, nel 1922. Seppur il paesaggio nasca intriso di un senso estetico, l’intento di Brugiatelli è quello di coniugare il paesaggio con la complessità e l’interdisciplinarietà dei saperi, proponendo un vero e proprio lavoro ermeneutico non solo del paesaggio ma sul paesaggio. Se, in prima battuta, abbiamo affermato che il paesaggio è già ermeneutica dell’ambiente, ciò che mette in atto Brugiatelli è una ermeneutica del paesaggio stesso, incrociando diverse prospettive e rivelando come non siamo solo noi a modificare il paesaggio ma è il paesaggio stesso che modifica il nostro essere al mondo. Scrive Brugiatelli nella sua Introduzione:

Nella seconda parte del Novecento il concetto di paesaggio assume molti significati nel contesto di diverse discipline come l’architettura, l’urbanistica, la geografia, l’antropologia, la psicologia, l’agronomia, l’ecologia e la medicina bioambientale. In questi ultimi decenni il paesaggio, anche sulla scorta delle necessità di individuare soluzioni ai problemi ambientali, ha suscitato un crescente interesse presso studiosi e professionisti di diversi ambiti-settori disciplinari. Scienze come la geografia e l’ecologia hanno spesso screditato la concezione estetica del paesaggio riconducendola ad un retaggio idealistico. Dai diversi contesti disciplinari emergono numerose concezioni di paesaggio che, a grandi linee, possono essere ricondotte a tre indirizzi fondamentali: naturalistico, estetico e storico. Tra questi indirizzi, fino a ora, non sono state elaborate mediazioni significative: molto spesso gli autori si sono limitati a criticarsi a vicenda senza impegnarsi in dialoghi costruttivi. [V. Brugiatelli, Ermeneutica del paesaggio. Esistenza, interpretazione, racconto, Tangram Edizioni Scientifiche, Trento 2020, p. 15].

La sfida che cerca di affrontare Vereno Brugiatelli è proprio nella direzione di un dialogo fra i vari saperi, affinché possano incrociarsi sotto la chiave di volta dell’ermeneutica. Il lavoro di interpretazione, tipico di un certo modo di filosofare, consiste proprio in questo rimettere in gioco le discipline che guardano ad una tematica specifica o che trattano le varie questioni dal punto di vista tecnico per far emergere ciò che contribuisce all’esistenza e alla costruzione del proprio sé. L’obiettivo del trattare del paesaggio, allora, non è quello di aggiungere un ulteriore libro alla variegata produzione sul tema, ma di mettere in dialogo le diverse discipline, fino a farle entrare anche in conflitto per riconoscere cosa e come il paesaggio o, meglio, i vari paesaggi, influiscano sulla nostra vita. Dal paesaggio naturalistico da salvaguardare al paesaggio urbano degradato e degradante, passando per l’anonimato dei luoghi o le varie problematiche ambientali, tutto concerne la multiformità di paesaggi che stanno cambiando e trasformando l’esistenza. Le città deserte durante il lockdown nel periodo di pandemia, l’interazione fra il pittore e il paesaggio nel film The Danish girl come in tanti altri film, le foto dei profili social di tanti ragazzi e ragazze che esprimono il loro stato d’animo con foto dai balconi o distesi al mare, l’articolo 9 della Costituzione Italiana a tutela del patrimonio storico artistico e del paesaggio, sono solo alcuni dei numerosi esempi di tutela, valorizzazione, trasformazione e promozione del paesaggio. Ma in ogni riflessione sul paesaggio non può mai mancare una vera e propria coscienza etico-politica in quanto il paesaggio non solo contribuisce alla costruzione di se stessi attraverso la narrazione, ma è anche un modo di vivere e convivere nell’ambiente, così come ci ricorda Gillès affrontando il tema del celebre Terzo Paesaggio ripreso dal nostro autore. Ecco, allora, perché oggi più che mai emerge la questione del paesaggio, sganciato solo da certe ideologie estetizzanti e posto all’interno di un dibattito estetico-ecologico-etico-politico, mai separati l’uno dall’altro e che punta all’abitare come condizione esistenziale dell’essere umano contemporaneo. Nelle ultime battute del suo libro, Brugiatelli scrive:

L’abitare costituisce un agire che concorre alla trasformazione del paesaggio e assume i tratti etici di uno stare-al-mondo mediante l’essere responsabile nei riguardi della vita che l’uomo ha trovato, che vive e che lascerà ai posteri. È un abitare etico l’abitare che non interrompe o distrugge i sistemi relazionali, ma li favorisce, li alimenta e ne è partecipe. Sono relazioni intersoggettive, relazioni con l’ambiente, relazioni tra i viventi che prendono vita dalle differenze [Ivi, p. 130].

Ecco, allora, che il paesaggio diviene la sfida dell’abitare etico, un abitare circolare, un abitare politico in quanto tiene conto di ogni differenza, di ogni peculiarità e che contribuisce alla ricerca esistenziale e incessante di se stessi. Fino a ritrovare, come diceva Borges, nella mappa del mondo, il proprio volto.

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