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Pace, dall'Oriente alle nostre terre, di Rocco D'Ambrosio

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 08/07/2018 15:49
Un commento, del direttore Rocco D'Ambrosio, alla visita del papa a Bari, al suo annuncio di pace...

 

Il vento, i volti e le preghiere si intrecciano con i tanti significati della visita ecumenica di ieri. Ora essa è una memoria che si deve tradurre in impegno. Il suo culmine è stata la dichiarazione comune, al termine del dialogo in san Nicola. Un unicum nella storia ecclesiale: per la prima volta le Chiese – ortodossa, protestante e cattolica – si esprimono a una sola voce per chiedere pace per il Medio Oriente. Lo fanno con un testo concordato e letto dal papa sul sagrato della basilica. Parole forti e precise: “Incoraggiati gli uni dagli altri, abbiamo dialogato fraternamente. È stato un segno che l’incontro e l’unità vanno cercati sempre, senza paura delle diversità. Così pure la pace, va coltivata anche nei terreni aridi delle contrapposizioni, perché oggi, malgrado tutto, non c’è alternativa possibile alla pace”. Parole forti e precise anche nei confronti di chi sfrutta il Medio Oriente, lo calpesta nella sua dignità e sviluppo, opera con falsi poteri, tornaconti, fondamentalismi  e falsità, sfrutta la povera gente, alimenta le povertà, bestemmia il nome di Dio, vende armi e cosi via. E poi la parte costruttiva: volgere lo sguardo agli ultimi, tutelare minoranze e maggioranze, promuovere il diritto alla comune cittadinanza, al pane e al lavoro, impegno dei cristiani “cittadini a pieno titolo, con uguali diritti”, tutelare Gerusalemme e promuovere “soluzione negoziata tra Israeliani e Palestinesi, fermamente voluta e favorita dalla Comunità delle nazioni”.

Il comunicato cita implicitamente don Tonino Bello e la sua lezione su potere e segni: “Noi ci impegniamo a camminare, pregare e lavorare, e imploriamo che l’arte dell’incontro prevalga sulle strategie dello scontro, che all’ostentazione di minacciosi segni di potere subentri il potere di segni speranzosi”.

Ma è non è solo il richiamo a Bello che fa rientrare il nostro territorio in questo evento. All’incontro di preghiera il papa aveva salutato Bari come città dell’incontro, città dell’accoglienza”. Nel suo parlare di radici del Medio Oriente papa Francesco ha collegato la tradizione come “un tesoro da custodire con tutte le nostre forze” e le “nostre stesse anime”. Il nostro territorio pugliese è innervato di tradizioni. Il papa ci insegna che esse non sopravvivono automaticamente e per forza di inerzia: esse sono tesoro da rivitalizzare continuamente.

In Puglia le tradizioni muoiono quando la religiosità popolare diventa magica e affaristica, le comunità coprono ambienti malsani, avvallando prassi mafiose e corrotte, hanno assordanti silenzi nei confronti del razzismo dilagante e della chiusura verso poveri e migranti. Un frutto di questa visita credo possa essere – come ricorda il comunicato congiunto – il riconoscere come “il nostro essere Chiesa è tentato dalle logiche del mondo, logiche di potenza e di guadagno, logiche sbrigative e di convenienza. E c’è il nostro peccato, l’incoerenza tra la fede e la vita, che oscura la testimonianza. Sentiamo di doverci convertire ancora una volta al Vangelo”. Vale per i cristiani a Bari come in Siria, per la terra pugliese come per i territori di guerra.

Ma il tutto non vale solo per i cristiani. Si ama un territorio, come cittadini, nella misura in cui si è onestamente oggettivi nel riconoscere i suoi pregi e difetti e lo si ama ancor più nella misura in cui si ha il coraggio della denuncia e della proposta costruttiva. Non è stato cosi – tanto per citare un esempio storico – quando don Tonino ha denunciato la presenza di fabbriche di mine anti-uomo nel nostro territorio. Bello fu isolato e denigrato, specie da pastori e fedeli cattolici. Fu, invece, apprezzato da diversi non credenti. L’evento, come altri, fu prova del fatto che la pace è voluta e attuata solo da persone oneste e buone, a prescindere da religioni e collocazioni politiche.

Prima del lancio delle colombe il papa legge il riferimento a “la speranza ha il volto dei bambini”. La fama di san Nicola è molto legata ai bimbi e ai doni che si donano loro. C’è un dono più bello della pace? Per loro, per il nostro territorio, per il Medio Oriente, per tutti.

 

pubblicato parzialmente in Repubblica-Bari dell'8 luglio 2018

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