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P. D'Ambrosio all'ANSA: il referendum mette a rischio la rappresentanza

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 18/09/2020 17:51
Intervista all'ANSA, a Rocco D'Ambrosio, fine osservatore dei processi politici italiani e internazionali, riflette sull'appuntamento cui sono chiamati questo weekend gli italiani assieme alle Regionali.

 

Referendum:p.D'ambrosio(Gregoriana),a rischio rappresentanza 
Docente università Gesuiti, 'si va verso accentramento poteri' 
ROMA 
(ANSA) - ROMA, 18 SET - "La riforma del Parlamento sottoposta al referendum confermativo solleva due punti critici, quello della rappresentanza e quello del rischio di un accentramento, di fatto, del potere dell'esecutivo. Per queste ragioni mi esprimo per il no". E' una voce coraggiosa rispetto al panorama dell'ambiente cattolico quella di don Rocco D'Ambrosio, docente di Filosofia politica alla Pontificia Università Gregoriana. In questa intervista all'ANSA, D'Ambrosio, fine osservatore dei processi politici italiani e internazionali, riflette sull'appuntamento cui sono chiamati questo weekend gli italiani assieme alle Regionali.
"Il quesito posto dal referendum - spiega D'Ambrosio - di per sé non ha un risvolto etico perché ci sono Parlamenti che con numeri più grandi del nostro funzionano e viceversa. In più va ricordato che noi non abbiamo un sistema federale, il paragone non regge per esempio con i Land della Germania o gli stati federali americani". "Sostanzialmente - continua - sono per il no perché il referendum assume un valore etico se noi lo vediamo legato a due cose: la prima è il problema della rappresentanza che i Costituenti volevano essere il più estesa possibile, e quindi si segnala ora il rischio che interi territori non abbiano un parlamentare; e poi il secondo aspetto è legato al fatto che riducendo il numero dei parlamentari deleghiamo il controllo dell'attività legislativa in maniera più forte al governo che già governa con decreti e spesso a colpi di fiducia".
"Inoltre - prosegue -, avendo una pessima legge elettorale c'è il rischio di una deriva del potere che viene a concentrarsi nell'esecutivo mentre noi siamo una Repubblica parlamentare". Ma proprio per questo si promette di mettere mano alla legge elettorale una volta incassato il sì, non ne è convinto? "Non credo a questa promessa perché l'attuale legge elettorale, al di là dei pronunciamenti di facciata, sta bene a tutti nonostante la Corte Costituzionale si sia pronunciata molto chiaramente a riguardo - replica don D'Ambrosio -. In realtà, la classe politica è più o meno tutta per uno status quo. Invece sarebbe meglio lasciare alla Costituzione la rappresentanza come la Costituzione la vuole e non creare danni".
Perché a suo parere la Conferenza episcopale italiana non si è espressa ufficialmente con nessuna riflessione, non solo di merito ma nemmeno sui valori generali riguardo al referendum, che pure è una espressione di democrazia? "Io ritengo che sia giusto che non ci sia una posizione ufficiale perché è una domanda politica, però ritengo anche doveroso che i cattolici italiani facciano una riflessione sul valore etico di questo voto legandolo allo spirito della Costituzione cui molti cattolici hanno contribuito". (ANSA).
GR/
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