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Misericordia contro potere, di Moreno Prosperi

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 25/09/2015 10:46
Una riflessione sul tema della misericordia in rapporto al potere, discusso nell'itinerario appena iniziato a Roma, promosso da Altramente e Cercasi un fine.

 


Papa Francesco insiste molto contro i vizi del clericalismo ed ha denunciato i quindici mali della burocrazia vaticana che possono essere sintetizzati in uno solo: l'identificazione con il potere. È un’ottica di profonda contrapp
osizione con la misericordia, tanto da richiamare la parola “battaglia”, tra misericordia e potere, ovvero, tra una visione della Chiesa dei poveri, di cui potersi fidare, vicina ai bisogni della gente e quella di una Chiesa dei potenti, somma autorità cui la gente deve obbedire.
Come conciliare misericordia e potere, in chiave sia cattolica che laica, dove la spinta individuale viene identificata e classificata come egoismo maturo, ed il sociale? Io penso che una risposta possa essere “sul primato della coscienza”. Sociale e individuale.

Mi torna alla mente la persona di OSCAR ROMERO, l’arcivescovo di El Salvador trucidato in chiesa (nell’assordante silenzio dei vari papi).
A quel tempo le voci raccontavano delle omelie di un vescovo che rompeva la convivenza della Chiesa latina coi governi in divisa. Due anni prima, il nunzio apostolico Pio Laghi aveva benedetto il golpe dei militari argentini, unico diplomatico straniero ad applaudire alla Casa Rosada l'insediamento del generale Videla. Nel ‘77 gli uomini di Orden (miliziani senza divisa inquadrati nella Guardia Nacional) avevano assassinato il gesuita Rutilio Grande. Rutilio non era solo confessore e amico di Romero: lo accompagnava nella revisione del percorso spirituale. Per la prima volta nella storia del Paese decide di non apparire sul palco della festa nazionale accanto a ministri e militari.
In chiesa, Romero comincia la sua omelia. «Vorrei ricordare la moltiplicazione dei pani e dei pesci simbolo delle difficoltà che Cristo può sciogliere soltanto con la collaborazione degli uomini. L'evangelizzazione non deve essere separata dalla promozione umana. Quel pane è un pane spirituale, ma è anche un pane vero che sfama chi non lo ha. Basta volerlo, affinché tutti possiate avere il vostro pane è urgente affrontare la crisi con una trasformazione sociale che non può aspettare. Non sarà la Chiesa a governarla, ma la Chiesa ha il dovere di segnalare le ingiustizie perché non tutti coloro che varcano la porta dei luoghi santi sono figli di Dio. Non lo diventeranno finché con le armi e col delitto difendono privilegi e obbligano il popolo a una vita disumana...».
Mostrarsi nella casa del vescovo significa sperare in una giustizia diversa e i militari non lo sopportano.
E quando in Europa Walesa lascia Varsavia per Roma dove anima la resistenza polacca al comunismo, Woytila lo invita a pranzo mentre il vescovo Romero, all'altro capo del mondo, si dispera nella solitudine. «Dal Vaticano mi rispondono senza dare risposta ai problemi che tormentano la mia Chiesa».
Ma un giorno all'aeroporto del piccolo Paese campeggia il gigantesco ritratto di Romero e Giovanni Paolo II finalmente assieme. Romero spiega l’incontro: è il diario della rassegnazione. Si accomoda davanti al papa. Prova a disporre sul tavolo le carte che testimoniano delitti e angosce. «Metta via...»: la voce di Giovanni Paolo II non ammette repliche. «Ho avuto l'impressione d'essere li soprattutto per la fotografia», dirà più tardi.
Febbraio 1980. Nell'omelia della domenica si era rivolto ai militari senza grado: «Siamo figli della stessa patria, parliamo lo stesso dialetto, fratelli dello stesso popolo: non obbedite agli ordini di chi chiede di assassinare e torturare altri fratelli colpevoli di pretendere il pane per saziare famiglie affamate». Ed aggiunge: «Quando i giornalisti se ne vanno la luce si spegne. Nell'ombra può succedere tutto».
Succede la sera del 24 marzo nella cappella di un ospizio per anziani: piegato sul calice dell'offertorio rimbomba il colpo di fucile. Una suora si inginocchia e alza occhi sbalorditi: «E' morto...».
Rimane il ricordo profondo del vescovo e della sua attenzione per una chiesa dalla parte dei poveri. Veramente Misericordiosa.


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