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L'opera Tav in odore di mafia, di Italo Scotoni

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 23/10/2017 15:33
Molte sono ad oggi le interrogazioni parlamentari riferite ad infiltrazioni criminali nel territorio della bassa veronese, nel bresciano e nella zona del lago di Garda...

 

 

Trascorsi i giorni delle commemorazioni delle stragi di Capaci e di Via D’Amelio e superate, con comprensibile disagio, le ormai ordinarie polemiche su chi ha ritenuto e chi non ha ritenuto di onorare con uno scritto, con la propria presenza, gli uomini e le donne delle scorte e i magistrati caduti sotto quelle orribili violenze - a cui non è stato ancora attribuito un mandante certo – qualcuno si ritrova  innanzi  dei volti e degli esempi.

Personalmente trovo di conforto il ricordo di Antonino Caponnetto, una persona a me cara, che negli anni in cui la vita mi ha permesso di frequentarla, mi ha dato molto.

Antonino Caponnetto, magistrato, uomo integro e probo, raro nel suo coraggio, aveva fortemente voluto – quando nessuno di coloro che ne avevano titolo ne aveva la forza, dopo l’omicidio del magistrato Rocco Chinnici - presentare al Csm la domanda per andare a lavorare a Palermo.

Antonino Caponnetto, dalla fine del 1983 al 1990 capo dell’Ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo, decise di lavorare lì, in prima linea, dando concretezza all’idea di Rocco Chinnici di un pool di magistrati che operasse prevalentemente nel contrasto all’attività criminale mafiosa; metodo investigativo, questo, attuato con successo nella lotta al terrorismo già dal dott. Giancarlo Caselli.

Il magistrato Antonino Caponnetto era una persona onesta, gioiosa e generosa. Nessun parente seduto sugli scranni del Senato, o acquattato sotto la tonaca di un cardinale. Nessuna moglie alto magistrato o docente in qualche università. La Signora Elisabetta, insegnante, a cui devo la gratitudine del molto tempo dedicatomi a raccontare fatti, aneddoti di una vita trascorsa accanto a un uomo perbene, amava coltivare quel rapporto affettivo che le consentiva di comprendere e condividere le scelte del marito ed essere ella stessa sprone al crescere civile e morale del Paese.

Antonino Caponnetto aveva attenzione per questa terra trentina e profonda stima ed affetto nutriva per il dott. Carlo Palermo, anch’egli magistrato, che di questo territorio ha raccontato del traffico delle armi e della droga che lo percorreva, fino a giungere alle raffinerie della Sicilia. Terra, questa, in cui Carlo Palermo subì in Località Pizzolungo (TP) un pesantissimo attentato.

Non diverso sentimento il dott. Caponnetto nutriva altresì per il missionario trentino padre Alex Zanotelli, fortemente impegnato, nel suo ruolo di direttore della rivista missionaria Nigrizia, a denunciare i traffici internazionali di armi.

L’amicizia di Antonino Caponnetto con padre Zanotelli lo indusse una mattina, in Greve in Chianti, ne sono buon testimone, a versare a lui quanto di più intimo era nel suo cuore.

Caponnetto aveva chiaro quanto questo nostro territorio fosse stato spesso usato come via per traffici illeciti e apprezzava coloro che avevano il coraggio di essere sentinelle poste a salvaguardia del sistema democratico.

Qualche anno fa il Pubblico Ministero Paolo Storari ebbe attenzione ad un traffico illecito di velivoli russi che aveva interessato per ragioni di riciclaggio alcuni istituti di credito dell’Alta Val di Fassa. Un segnale preoccupante dell’evoluzione posta in essere dai sistemi criminali nell’opera di penetrazione dei territori.

Molte sono ad oggi le interrogazioni parlamentari riferite ad infiltrazioni criminali nel territorio della bassa veronese, nel bresciano e nella zona del lago di Garda.

Spesso le organizzazioni criminali approfittano dei grandi appalti, e oggi il Trentino è interessato dalla realizzazione dell’opera ferroviaria dal Brennero a Bologna, conosciuta come “Tav”.

Un allarme che in questi giorni la magistratura calabrese ha lanciato, relativamente alle opere di costruzione della Variante del “Terzo Valico dei Giovi”.

Nell’operazione “Alchemia”, relativa anche alle attività criminali in Liguria, coordinata dal procuratore di Reggio Calabria dott. Federico Cafiero De Raho, dall’aggiunto Gaetano Paci e dai sostituti Roberto Di Palma e Giulia Pantano, l’attenzione è posta sul clan di ndrangheta calabrese Raso-Gullace-Albanese di Cittanova.

Alcuni affiliati alla cosca Gullace, secondo gli investigatori, allo scopo di agevolare l’inizio dei lavori del Terzo valico hanno anche sostenuto il movimento “Sì Tav“. In Liguria e Piemonte è stata accertata infatti l’infiltrazione degli appartenenti alla cosca in sub-appalti già aggiudicati per la realizzazione dell’infrastruttura “Terzo Valico dei Giovi” attualmente in fase di costruzione.

Vale rammentare che alla fine dello scorso giugno - in occasione del premio, organizzato dalla rivista UCT, “Trentino dell’anno” – fu proprio padre Zanotelli, con gesto generoso e lungimirante, a richiamare l’attenzione della propria comunità sull’impegno dei gruppi “No Tav”.

Un richiamo ancora più importante se osservato alla luce della richiamata inchiesta giudiziaria.

Se la ndrangheta, attraverso le società di movimento terra da essa controllate, i circoli culturali, e l’ausilio dei colletti bianchi, è riuscita ad infiltrarsi in Liguria ed in particolare nel Ponente ligure (v. Fondazione Res. A cura di Rocco Sciarrone. Mafie del Nord. Strategie criminali e contesti locali. Donzelli Editore), non è escluso scelga essere presente ovunque vi siano grandi opere come la Tav. Porvi attenzione, da parte di tutte le componenti della società civile, è indispensabile per la tutela della democrazia nei territori.

Di estremo interesse il monito lanciato nel giugno scorso dal dott. Michele Di Lecce, già Procuratore di Genova, che nel suo mandato ha dato un forte impulso alla lotta alla criminalità organizzata: “[…] C’è un problema di fondo e di conoscenza del fenomeno. Diversi giudici non sembrano comprendere come la ndrangheta esercita il suo potere, né capiscono il modo in cui si manifesta. Non la vedono, non la sentono, la ignorano. Sembrano vivere su un altro pianeta.” (in: L’ex procuratore Di Lecce: «Sulla ‘ndrangheta, giudici fuori dalla realtà» ne Il Secolo XIX, 23 giugno 2016).

[segretario comunale, Trento]

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