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Lo studio che prepara l'alba, di Massimo Serio

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 20/03/2020 19:09
Un intervento di un nostro amico su come lo studio può preparare i tempi post Coronavirus...

 

Studiare mentre fuori c’erano le bombe. Studiare da clandestini quando tutte le università e le scuole furono chiuse. Studiare in incognito, in segreto, come se si stesse commettendo un reato. Mi sembra di vivere la stessa esperienza dei nostri avi, mentre mi connetto e studio, obbligato, a distanza. Con la differenza che fuori, oggi, si sta combattendo un’altra battaglia. Senza esplosivi, ma pur sempre agguerrita.

Le nostre lezioni online somigliano proprio alle lezioni clandestine, e mentre una volta si burlavano dei sistemi totalitari, noi sbeffeggiamo l’epidemia.

Molti di noi non hanno vissuto gli anni della guerra, ma apparteniamo, come i nostri genitori, alla generazione del boom economico. Alla generazione dove tutto quello che desideri, anche con qualche sacrificio, riesci ad acquistarlo. Stiamo vivendo la fase più florida della storia dell’umanità, eppure un fulmine si è abbattuto sulle nostre teste, proprio nel mentre progettavamo le prossime vacanze estive.

È uno stallo generale, ma lo studio non si arresta. Anzi saremmo colpevoli se non utilizzassimo nella maniera più feconda questo tempo, magari cercando di comprenderne i segni dei tempi. È vero, direbbe Anders, che la nostra esistenza sotto il segno della bomba – che per noi è il coronavirus – è un terreno assolutamente sconosciuto, non esclude la possibilità di individuare quelli che Kant chiama i segni prognostici, che inducono a ritenere plausibile uno sviluppo verso il meglio, nonostante l’uomo sia un legno storto e intorno ci siano solo macerie.

Nessuna guerra, nemmeno questa, riuscirà mai a bloccare lo studio e l’insegnamento. Perché la trasmissione del sapere ha sempre trovato il modo più creativo possibile per continuare a svolgersi. E sarà sempre il volano per rialzarsi dalle rovine.

Per questo viene chiesto a tutti una grande responsabilità e un appello a tutti i giovani della nostra nazione. Accanto alla vostra simpatica euforia, grazie alla quale state rendendo questo momento un po' meno greve, è giunto anche il momento di mostrare quanto siete intelligenti. Non solo creativi. Quando usciremo da questa storia, nulla sarà come prima. Non sarà facile per niente. Saremo costretti a cambiare i nostri stili di vita, perché l’economia ci obbligherà ad un impegno di vita più umile. Usciremo più poveri, in tutto. E di questo dobbiamo prenderne atto prima ancora di svegliarci da questo incubo.

Avremo bisogno di uomini e donne che sappiano prendere in braccio questo paese ferito. Quando usciremo dalle nostre abitazioni non troveremo le macerie provocate dalle bombe, ma una terra terribilmente desolata e arida che avrà bisogno dell’acqua delle nostre proposte e delle nostre idee per rifiorire. Non di capre e caproni che pensano a come prendersi gioco del professore mentre prova a somministrare all’aula la prima verifica online.

L’Europa, l’Italia, sono state queste isole felici in cui abbiamo vissuto sino ad ora, perché dopo la seconda guerra mondiale, tutti si sono addossati la responsabilità morale di ricostruire un paese inginocchiato. Voi non lo sapete, ma la vita sta consegnando una responsabilità a cui francamente non so se saremo pronti. Guardate i vostri nonni. Chiedete consigli. In questi giorni si sta consegnando il vero testamento. Oggi i nipoti diventano ufficialmente quello che i nostri nonni sono stati nel secondo dopoguerra: artefici di un nuovo modello di vita e di un nuovo progetto. Lo so che per voi questi giorni sono stati semplicemente un anticipo di estate, ma adesso è il tempo di chiudere questa vacanza. Non basta hashtaggare #torneremoaviaggiare, #torneremoalmare, ma chiediamoci se saremo pronti per #fartornaregrandequestopaese.

È il tempo di prendere carta, penna, libri, e sapere che su di voi grava il peso della costruzione di un nuovo paese. Mentre i nonni, da lontano, vi invitano a correre più forti che mai. Stiamo inaugurando una nuova era. Ha ragione Ascanio Celestini dicendo che “qualche giorno fa era il secolo scorso … non il ‘900 con le sue rivoluzioni, lotte operaie, letterature sperimentali, cinema neorealista, sensi di colpa post coloniali, minigonne e rock’n roll”. Eccolo allora il nuovo secolo, non fatto di numeri tondi, e che non troveremo scritto in nessun manuale di storia, perché noi stiamo facendo la storia. È storia ogni qualvolta il cigno nero passa sulle teste degli abitanti di questo pianeta, ma lo sconfiggeremo, e passeremo alla storia, se noi stessi diventeremo il “cigno nero” di questo Coronavirus. Allora non saremo nell’ora più buia, ma all’alba di una nuova era.

[sacerdote, docente, Trani, Bt]

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