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Le povertà di Emanuele Castrignano

creato da Eleonora Bellini ultima modifica 08/02/2018 22:35
A scuola ... di democrazia: quarto appuntamento a Giovinazzo con il dott. Felice di Lernia. Ecco una sintesi di un corsista

L’appuntamento di questo mese di febbraio è stato un incontro che si può definire sconvolgente per come ha saputo sollecitare gli uditori a riflettere sulle responsabilità della società civile, ma anche e soprattutto politica nei confronti dell’ampliarsi del fenomeno delle “povertà”; tema particolarmente significativo declinato volutamente al plurale: “le povertà”. Relatore della serata il dott. Felice Di Lernia, antropologo, invitato a relazionare sull’esperienza maturata come Assessore alle “culture” e alla salute del Comune di Trani. A presentarlo è stato l’amico di antiche battaglie e percorsi vissuti come giovanissimi obiettori alla sequela di don Tonino Bello: Francesco De Palo. Entrambi hanno ricordato, con commozione e devozione, proprio come la nostra terra abbia avuto in lui un Maestro lungimirante in tema di povertà. Da quella esperienza di obiettori di coscienza presso la Diocesi di Molfetta hanno, negli anni a seguire, cercato nella loro vita di testimoniare gli insegnamenti di Don Tonino; e, liberi da condizionamenti, hanno potuto e saputo parlare con coscienza limpida e senza ipocrisia denunciando le nicchie delle povertà nelle nostre comunità locali.

Il dott. Di Lernia ha introdotto l’argomento focalizzando la sua attenzione sulla pluralità del termine “povertà”; spesso si associa il termine povertà alla povertà economica; ma, quasi sempre questo tipo di povertà non è l’unica che colpisce e affligge un individuo o una famiglia. Molte volte sono diverse le sfaccettature della povertà: povertà culturale, sociale , morale , etica ... che impoveriscono un individuo. Ed è proprio questa pluralità che rende difficile, il più delle volte, affrontare le sue criticità. Il relatore ha chiarito come l’assistenzialismo e l’uso di politiche emergenziali non fanno altro che alimentare il fenomeno delle povertà senza la minima speranza di risolvere il problema alle radici. A tal proposito, facendo riferimento alla sua esperienza di amministratore, ha sconfessato la politica( sia essa locale, regionale o nazionale) che ormai affronta il problema povertà sempre con un’ottica solo emergenziale, e non con un atteggiamento lungimirante, con prospettive a medio e lungo termine, con un’ottica strategica e programmatica. Anzi, sempre più spesso la politica delega a associazioni di volontariato il compito dell’assistenza da “pronto soccorso”, trincerandosi quasi sempre dietro la consueta formula della “ mancanza di fondi”, invece che programmare interventi i cui frutti potrebbero essere evidenti con molti anni di distanza; quindi, politicamente parlando, a distanza di anni rispetto ai necessari interventi immediati utili per consensi elettorali. Proprio su questo tema l’assessore, con semplici e reali esempi, ha confessato che invece le risorse economiche ci sono: è solo una questione morale e politica decidere le priorità con cui questi soldi vanno gestiti e spesi. Un esempio concreto: è meglio spendere 1000 euro per riparare una buca in una strada( attivando quindi una politica di intervento che richiede progettualità, ricerca di risorse, gare d’appalto, verifica dei lavori …), oppure spenderne 100.000 per risarcire i danni che quella buca può causare? Ecco come la visione strategica di un politico può influenzare di molto l’approccio alla risoluzione del problema. Non è con i cosiddetti “ammortizzatori sociale “ che si risolve il problema; anzi, il più delle volte, queste soluzioni tampone non fanno altro che alimentare un vortice e trasformano le povertà in un mero mercato, dove il più forte ha sempre il potere dalla sua parte. Compito della politica e degli enti locali è appunto quello di mettere in campo strategie a lungo termine che possano ridimensionare il problema con uno ottica incentrata sull’uomo.

Prima di lasciare spazio ai gruppi di studio e al dibattito, il relatore ha elencato un serie di leve sulle quali lavorare per studiare il problema e tentare di arginarlo. Ha parlato della necessità: di una “partecipazione reale” dei cittadini alla vita politica, con l’applicazione di metodi scientifici e un controllo approfondito sul sistema amministrativo che possono aiutare la società a trasformare le povertà in risorsa utile al miglioramento dello stile di vita di tutti; della necessità di uno stile di vita incentrato più sulla sobrietà e meno sul consumismo sfrenato possono aiutare tutti a essere più uguali e a ricoprire un ruolo organico nella comunità che viviamo.
Al temine dell’incontro la professoressa Rosa Serrone, responsabile cittadina della Caritas, ha distribuito ai partecipanti un dossier sugli interventi che l’associazione ha messo in campo nel 2017, sbugiardando coloro i quali accusano gli immigrati e gli stranieri di togliere risorse utili agli italiani bisognosi di aiuto e assistenza. L’errore più grande è proprio quello di scatenare una “guerra tra poveri”, proprio perché la guerra non è mai risoluzione di problemi.
È stato davvero un incontro dove le sollecitazioni, le “sferzate”, i tanti “pugni nello stomaco” hanno smosso le coscienze di tutti, grazie anche alla testimonianza di un relatore veramente impegnato in tante battaglie sociali in difesa dei più bisognosi.

[corsista della scuola di Giovinazzo, Bari]

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