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Le idee di Tonino e Francesco: un solo carisma, di Rocco D'Ambrosio

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 04/02/2018 08:38
Su Repubblica Bari un intervento del nostro direttore su ciò che unisce don Tonino Bello e Papa Francesco...

 

Chi l’avrebbe mai detto... Don Tonino, non tanto amato da diversi pastori e laici credenti, onorato da un papa. Certo un papa che viene da lontano, forse perché i vicini non tanto capiscono: “nessun profeta è bene accetto nella sua patria”, dice Gesù. E’ stato sempre così e sarà sempre così. Le vicinanze, del cuore e della mente, non sono dettate dalla cartina geografica, ma dal cuore e dalla mente del Cristo che le ispira, dove e quando vuole. Chi ama don Tonino ama anche papa Francesco: non è una forzatura di sistema e non è una questione di moda ecclesiale o sociale, è un incontro di menti e cuori, per quanto è umanamente possibile, puri. Lo dice soprattutto la semplicità della fede di chi, nelle edicole per strada o in casa, ha posto la foto del papa argentino affianco a quella del vescovo pugliese.

 

La scoperta, progressiva e profonda, delle similitudini tra questi due profeti è tutto un lavoro in atto. Esso è stato preceduto da una opposizione ai diversi profeti e maestri di giustizia e di pace. Don Tonino era in testa in questo gruppo: pastori e fedeli laici che lo calunniavano e rifiutavano con argomenti duri e offensivi, con veri e propri scontri ecclesiali. Ma il buon Dio ci ha donato Francesco. E, senza farsi illusioni, l’accoglienza di papa Francesco è grosso modo quella riservata a don Tonino. Ci sono coloro (la maggioranza?) che li amano, li ascoltano, li leggono e, per quanto possono, li seguono. Ma ci sono anche coloro (la maggioranza?) che ritengono Bello e Begoglio comunisti, pauperisti, fuori luogo, inopportuni, venduti alle altre religioni, troppo ecumenici e via discorrendo. Per non parlare degli ambigui e ipocriti: capaci di parlare bene di tutti, ma di non muovere assolutamente niente, in termini di riforma personale ed ecclesiale.

 

Maggioranze o minoranze che siano, i fatti parlano chiaro. E’ capitato a tanti di ascoltare il papa sui temi scottanti e dibattuti e andare subito, con il pensiero, a parole e gesti di don Tonino. Scelgo, tra i tanti, tre soli parallelismi: pace, potere e poveri. Bello nel 1989 affermò, in linea con il Vaticano II: “Se non abbiamo la forza di dire che le armi non solo non si devono vendere ma neppure costruire... se non abbiamo la forza di dire tutto questo, rimarremo lucignoli fumiganti invece che essere ceri pasquali”. La sintonia con Bergoglio è più che evidente: “Ma, siamo imprenditori!” Sì, di che? Di morte? E ci sono i Paesi che vendono le armi a chi è in guerra, e le vendono perché così continui la guerra. Capacità di distruzione” (17.2.2015). “La guerra è proprio la scelta per le ricchezze: 'Facciamo armi, così l'economia si bilancia un po', e andiamo avanti con il nostro interesse'. (…) Farà bene anche a noi chiedere la grazia del pianto, per questo mondo che non riconosce la strada della pace. Chi vive per fare la guerra, con il cinismo di dire di non farla. Chiediamo la conversione del cuore" (19.11. 2015).

 

Un altro esempio: il potere. Don Tonino ci ha ricordato continuamente le tre P da evitare, Profitto, Prodigio e Potere e quelle, invece, da incarnare, Parola, Progetto e Protesta. Non c’è discorso di Bergoglio sul potere ecclesiale, politico ed economico che non si riferisca a: “La brama del potere e dell’avere non conosce limiti” (26.11.2013) e altrove aggiunge che spesso si “trasforma il servizio in potere, e il potere in merce per ottenere profitti mondani o più poteri” (22.12. 2014), fino a creare soggetti “ossessionati dal potere” (10.11.2015) e/o attori di quella corruzione che “ci entra dentro, come lo zucchero: è dolce, ci piace, è facile… e poi? Finiamo male! Facciamo una brutta fine! Con tanto zucchero facile, finiamo diabetici e anche il nostro Paese diventa diabetico!” (27.11. 2015).

E per finire: l’amore per i poveri. “ Gesù – scriveva don Tonino -  parlò soltanto dopo aver servito. Altrimenti la gente non crederà alle nostre parole. Conta più un gesto di servizio che tutte le prediche e le omelie! Se esse, infatti, non sono sorrette da una esemplarità forte, non producono nulla. Ecco perché vorrei accendere il vostro cuore ed il vostro impegno per il volontariato, per il servizio, nelle vostre comunità parrocchiali, a favore dei poveri” (1991). Francesco parla dei poveri e visita i poveri sempre, stesso stile, stessi contenuti: quelli del Vangelo e della riforma del Vaticano II.

 

Ora l’argentino viene qui a ricordare il pugliese. Per chi abita questa terra è solo la tappa di un impegno lungo secoli; è la conferma che l’autenticità evangelica unisce cuori e menti, sempre e ovunque. E’ il continuare l’impegno contro le derive della pietà popolare; lo sforzo per salvare Bello dalle lotte di bottega per i suoi scritti e dalla miopia nel farlo conoscere poco all’estero (don Tonino è purtroppo tradotto pochissimo); l’impegno nel citarlo meno e imitarlo di più. E’ la gioia di aver incontrato, ascoltato e amato profeti autentici. Quelli che, come Francesco e Tonino, ci dicono: «Vorrei dire a tutti, ad uno ad uno, guardandolo negli occhi: Ti voglio bene».

fonte La Repubblica - Bari, 3.2.2018, p. XI

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