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La sindrome romana e l’etica della politica, di Rocco D’Ambrosio

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 19/10/2017 10:37
Un intervento del nostro direttore sulla situazione politica pugliese, pubblicato da Repubblica Bari.

 

Roma, rispetto a Bari, non è dietro l’angolo. Ma per la Puglia, come per le altre Regioni, la Roma politica è sempre vicina: da emulare, se chi comanda a Roma è della mia parte; o da ostacolare, se chi siede a Roma è mio concorrente o avversario politico. Ricordare che votiamo presidente e consiglieri regionali perché facciano il loro dovere nel territorio - e non per preparare una futura carriera politica nazionale – sembra essere retorica stucchevole, ma è la sacrosanta verità. I casi Fitto, Vendola ed Emiliano la dicono lunga. Li abbiamo votati perché assolvessero al proprio compito in loco, senza accumulare cariche. Invece… Mi sono sempre chiesto come è possibile far bene, ad un tempo, il parlamentare europeo o italiano e il sindaco o consigliere, l’assessore e il presidente, avere un incarico istituzionale locale e, al tempo stesso, uno politico nazionale. Da che mondo è mondo è saggezza ricordare che bisogna assolvere a un compito alla volta e bene; del resto l’attivismo e il considerarsi unici e indispensabili non ha fatto mai bene a nessuno.

 

A quasi metà del mandato di Emiliano, sono diversi i dati discutibili che emergono con marcata frequenza. Candidatura alle primarie di partito, questione vaccini, reddito di cittadinanza, TAP, trivelle in mare e altro, spesso sembrano essere questioni affrontate anche (o solo) per lanciare un segnale nazionale. Il tutto determina un mix pericoloso dove attività istituzionale e attività di partito sono confuse e intrecciate tanto da non poterle distinguere, con buona pace dei migliori DC e PCI che erano cosi attenti a non confondere i due piani, proprio per governare meglio il Paese e i territori. Con una squadra di assessori che non brilla tanto, la presidenza Emiliano, mostra molti limiti, prima di tutto amministrativi: nomine in ruoli strategici per il territorio sembrano molto orientate politicamente e spesso dirette a creare forti centri di potere. Ovviamente non emergono elementi penalmente rilevanti, ma spesso si tratta di scelte, dal punto di vista etico, fortemente discutibili. La lotta alla corruzione passa prima di tutto dall’adottare criteri ineccepibili nelle nomine politiche e amministrative: come Weber insegnava i politici devono sempre “rispondere delle conseguenze prevedibili delle loro azioni”. Se non si fa questo si contribuisce a creare una zona d’ombra, dove corruzione e malgoverno possono attecchire facilmente. Una prova di ciò, nell’attuale governo regionale, è l’alto livello di conflittualità e autoreferenzialità nella struttura amministrativa; in buona parte determinato da quelle scelte fatte senza scienza e coscienza, senza progetto e finalità nobili.

 

Cosi la barca – più o meno – va. Non va molto per il capitolo welfare, tema che dovrebbe stare molto a cuore a chi proviene da una tradizione socialdemocratica, credente o non che sia. L’attuale impostazione di servizi sanitari e sociali sembra risentire molto di un’impostazione economicistica: le indicazioni europee e nazionali non possono essere recepite solo per gli aspetti di bilancio. Dietro le carte e i conteggi ci sono sempre e comunque le persone, specie chi ha meno e più bisogno. L’organizzazione dei servizi, la riforma degli ambiti, i regolamenti regionali relativi ai servizi, i piani di zona (parecchio trascurati) sono strumenti preziosi e indispensabili per raggiungere meglio l’obiettivo di aiutare tutti, specie gli ultimi. Non sono ostacoli nel comandare, ma aiuti per farlo meglio. La Costituzione (art. 2-3) pone nella solidarietà, efficace ed efficiente, il riferimento cardine per l’attuazione della democrazia. Altrimenti si ha una politica che ha il suo perno sulle nomine, con tutti i rischi populisti o di interessi di congrega, e con buona pace dell’etica. Del resto, come ricordava il ministro francese Malraux, “la politica non si fa con la morale. Ma nemmeno senza”.

 

In Repubblica Bari, 18 ottobre 2017, pagg. I-II

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