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La rinascita dei Comuni e gli scambisti di poltrone, di Rocco D'Ambrosio

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 10/06/2018 09:21
Un intervento del nostro direttore su Repubblica-Bari sui Comuni al voto e le logiche di potere...

 

Diceva Winston Churchill che “Alcuni uomini cambiano partito per amore delle proprie idee, altri cambiano le proprie idee per amore del loro partito”. Se si guarda un po’ la situazione dei comuni pugliesi, al voto prossimamente, bisogna un po’ rimodulare l’affermazione di Churchill e affermare che alcuni “cambiano partito per amore di poltrone e interessi, altri cambiano poltrone e interessi per amore del loro partito”. Conosco direttamente alcune situazioni di comuni pugliesi, perché in essi faccio formazione politica con l’associazione Cercasi un fine e posso garantire che la versione rivista di Churchill è quella più rispondente al vero. Iniziamo dal fatto che - simbolicamente parlando - i simboli di liste civiche sono più numerosi di quelli dei partiti tradizionali, qualche eccezione locale per il M5S. Inoltre non va dimenticato che la frantumazione delle liste e il numero enorme di candidati è, in genere, favorito proprio dagli “scambisti”  di poltrone e interessi: ciò quello che si frantuma per primo è il voto della gente perbene e non dei gruppi di potere o malavitosi. Quindi frantumano da una parte e compattano, con poltrone e interessi, dall’altra. E alla fine, spesso, vincono.

 

Ciò non dice solo la crisi dei partiti, del loro legame con la base e della loro incapacità di rinnovarsi eticamente e politicamente, ma dice anche che gli interessi egoistici e di gruppo sanno adattarsi al nuovo, con velocità supersonica: se i partiti sono in crisi, loro no e sono pronti ad andare o ritornare al potere. Senza dimenticare che, tra buona politica e cosche mafiose e/o corrotte ci sono i populisti di ieri e di oggi. Al di là delle deboli analisi del presidente Conte resta il fatto che populisti sono tutti coloro che fondano o piegano partiti e movimenti alla propria volontà, mortificano o distruggono qualsiasi opposizione interna ed esterna, ignorano o tradiscono regole e prassi consolidate, impiantano un potere autoreferenziale e non rispettano patti e principi costituzionali. Non amano il popolo, né lo ascoltano. Se ne servono solamente. Un altro pugliese, presidente del Consiglio, senza ombra di dubbio di altissima qualità morale e professionale, Aldo Moro, riferendosi a questi fenomeni, parlava di “allettamento dell’assolutismo”, cioè il fascino ambiguo e pericoloso di un potere, che promette di “salvare e chiede di abbandonare nelle mani di pochi” la cura del bene comune.

 

Verrebbe allora da chiedersi tante cose: il legame dei candidati sindaci e consiglieri con il popolo è autentico o falsato? Quando e quanto si sono impegnati a formarsi e a formare alla politica? Quando e quanto hanno faticato tra la gente che dalla politica si allontana sempre più? Quando e quanto sono stati con gli ultimi, specie disoccupati e immigrati? Quando e quanto la politica per loro è stata puro e autentico volontariato? Quando e quanto sono stati coerenti come liberali, social-democratici o cristiani ai loro principi fondamentali (e insieme a quelli costituzionali)? Quando e quanto hanno saputo sacrificare gli interessi strategici al bene di chi dipende dalle loro scelte?

 

Del resto l’elettorato non è molto diverso dai candidati, sia in termini di conoscenza del buon amministrare, sia in termini etici e di cittadinanza attiva. La politica nazionale o locale, che sia, è lo specchio di una società italiana in crisi dal punto di vista umano, etico e tecnico.

 

Tuttavia non è tutto perso, anzi. Proprio a livello di Comuni - sono convinto per esperienza - che l’Italia (e anche la Puglia) offre esempi di classe dirigente di buon valore, in media migliore di quella nazionale e regionale. Diversi sindaci, assessori, consiglieri lottano quotidianamente per una buona e sana politica. Interessante che, all’inizio del loro cammino, si sono ancorati a precisi punti fermi: evitare ogni forma di populismo, non accettare con sé gli “scambisti” di poltrone e interessi e sforzarsi di farlo capire all’elettorato. Hanno vinto anche per questo.

Rocco D'Ambrosio

fonte: Repubblica-Bari del 10.6.2018.

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