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La carità sopra le regole, di Maurizio Tarantino

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 28/04/2020 09:57
Sulla Nota CEI sulle messe interviene un parroco...

 

Non voglio fomentare polemiche inutili. Non lo so se sia giusto o no che ancora venga proibita la celebrazione dell’eucaristia con la gente. Non ho gli strumenti scientifici-tecnici per poter dare giudizi. Chi ha il compito di guardare globalmente la situazione (la Cei e il Governo) certamente hanno a disposizione criteri di giudizio che a me (a noi) sfuggono. 

Tre osservazioni, però,  le voglio condividere:
1. Non ci servono in questo momento (non servono alla Chiesa e non servono alla società civile) “crociati” né coloro che organizzano “crociate”.

2. Mi rammarica molto il fatto che il Presidente del Consiglio non abbia sentito l’esigenza di dire una parola sull’impegno del mondo del volontariato (laico e cattolico) in tutta questa emergenza.

3. Mi lascia perplesso l’ultima espressione del comunicato della Cei (“dovrebbe essere chiaro che l’impegno al servizio dei poveri, così significativo in questa emergenza nasce da una fede che deve potersi nutrire alle sue sorgenti, in particolare la vita sacramentale”) non tanto per quello che significa da un punto di vista teologico-ecclesiale (sono un povero prete di campagna e non faccio alta teologia), ma perché potrebbe insinuare l’idea che si sia usato il servizio ai poveri come moneta di contrattazione. Ritengo che si sia trattato di una svista comunicativa, forse, dettata dalla fretta di dare immediatamente una risposta alla conferenza stampa del Presidente Conte. Se fosse così mi permetto di suggerire una rettifica per non ingenerare confusione nel popolo di Dio e in coloro che con generosità, nelle nostre Caritas diocesane, si stanno mettendo al servizio degli altri.

Quando ho letto la prima volta il comunicato della Cei dopo la conferenza stampa di Conte, mi sono tornate alla mente le parole di quel gigante della Carità che è san Vincenzo de Paoli:

“Il servizio dei poveri deve essere preferito a tutto. Non ci devono essere ritardi. Se nell'ora dell'orazione avete da portare una medicina o un soccorso a un povero, andatevi tranquillamente.
Offrite a Dio la vostra azione, unendovi l'intenzione dell'orazione. Non dovete preoccuparvi e credere di aver mancato, se per il servizio dei poveri avete lasciato l'orazione. Non è lasciare Dio, quando si lascia Dio per Iddio, ossia un'opera di Dio per farne un'altra. Se lasciate l'orazione per assistere un povero, sappiate che far questo è servire Dio. La carità è superiore a tutte le regole, e tutto deve riferirsi ad essa. E` una grande signora: bisogna fare ciò che comanda”.

[parroco, direttore Caritas, Otranto, Lecce]

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