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Il sistema della corruzione in Italia, di Vincenzo Larosa

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 05/08/2017 18:11
Il Magistrato Piercamillo Davigo ha incontrato le Scuole di formazione politica di Cercasi Un Fine di Puglia: brevi spunti di riflessione...

 

Il sistema della corruzione in Italia

Il Magistrato Piercamillo Davigo ha incontrato le Scuole di formazione politica di Cercasi Un Fine di Puglia: brevi spunti di riflessione

di Vincenzo Larosa

La corruzione ci riguarda. E ci riguarda più di quanto sembra. La criminalità non ha più bisogno di bombe e spari, seppure è sempre pronta a farlo. Per marcare il territorio, le bastano gli affari, il delittuoso intreccio con la politica, negli uffici pubblici, a contatto con i cittadini bisognosi, che chiedono un servizio (una visita medica saltando la coda o semplicemente un’autorizzazione a costruire, anticipando i tempi). Perché è naturale corrompere e farsi corrompere. Perché è più semplice. Perché in Italia, come in altre parti del mondo, riteniamo giusto, commettere l’ingiusto, quando il giusto non si può ottenere. Siamo tutti corrotti, quindi. Tutti, nessuno escluso.

La corruzione in Italia è seriale e diffusiva. Seriale in quanto coloro che sono dediti a questi illeciti tendono a commetterli ogni volta che ne hanno occasione, con ragionevole certezza di impunità. È diffusiva perché corrotti, corruttori e intermediari, al fine di assicurarsi la realizzazione dei patti illeciti e di evitare di essere scoperti, tendono a coinvolgere altre persone, creando una fitta rete di interrelazioni illecite, fino a che sono gli onesti ad essere esclusi dagli ambienti prevalentemente corrotti.

È un grande errore, quindi, considerare i reati di corruzione come episodi isolati. Bisogna tenere a mente, al di là dei singoli fatti e delle responsabilità personali, il “sistema della corruzione” nel suo complesso. Un sistema che prevede collegamenti infiniti e indefinibili che toccano ogni aspetto della vita economica, politica, addirittura sociale (cfr. Banfield,1958, The Moral Basis of a Backward Society), di questo Paese.

La corruzione, in Italia, diventa un problema, come non lo fosse mai stato, con l’inchiesta “Mani pulite”. Un tipo di corruzione, quella dei primi anni Novanta, di tipo “politica accentrata”. Essa nel corso degli anni (e a partire da quegli anni) ha subito duri colpi, ma si sa, il predatore, quando non è capace di sterminare la preda, nel lungo periodo, ne migliora le abilità di sfuggire alle battute di caccia. È questo quello che è successo dopo Tangentopoli. Se la corruzione politica accentrata fu apparentemente stanata, quella decentrata e burocratica sembrano aver superato con facilità le attività di contrasto investigativo e giudiziario. Un esempio tra i tanti che segna un cambiamento nel fenomeno corruttivo attuale: alla consegna di denaro contante (la cosiddetta mazzetta) si è sostituita o affiancata un’altra forma di retribuzione: la consulenza, l’attribuzione d’incarico.

Durante l’inchiesta “Tangentopoli” molti furono gli arrestati. Molti, non tutti. In un discorso pronunciato il 29 aprile 1993 alla Camera dei Deputati, Bettino Craxi parlò di un sistema di finanziamento illegale alla politica che coinvolgeva tutti: “Ciò che bisogna dire è che tutti sanno del resto, e che buona parte del finanziamento politico è irregolare o illegale. […] Non credo che si sia nessuno in quest’aula, responsabile politico di organizzazioni importanti, che possa rialzarsi e pronunciare un giuramento in senso contrario a quanto affermo: presto o tardi i fatti si incaricherebbero di dichiararlo spergiuro”. Non si può credere che tra i deputati presenti in aula non ve ne fossero degli onesti e inconsapevoli. Eppure nessuno ha avuto il coraggio di alzarsi, rivendicare la propria onestà e estraneità. Allora siamo tutti corrotti, perché non siamo capaci di indignarci al momento opportuno. Siamo tutti corrotti perché non siamo capaci di denunciare.

Il fenomeno corruttivo non ha protagonisti dei semplici ladri ma professionisti del malaffare che vestono l’abito dell’imprenditore e del politico amico. I corruttori, e i corrotti, non sottraggono semplicemente ad altri ma deformano i principi civili e orientano la democrazia e gli assetti istituzionali al fine di massimizzare le proprie utilità e quelle di una cerchia ristretta di individui.La corruzione è un furto di democrazia”. Così era intervenuto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il 9 dicembre 2015 in occasione della Giornata Mondiale contro la corruzione.

Inoltre, nell’immaginario comune vi è l’idea che il modello democratico, in particolare quello avanzato e occidentale, è il terreno meno propizio al cancro della corruzione. Purtroppo non è così. Trasparency Internation 2016 colloca l’Italia al 60esimo posto per corruzione percepita, dietro anche a molti paesi africani e asiatici. Percepita, appunto. La corruzione reale potrebbe essere di gran lunga superiore se solo potessimo analizzare altri indicatori del fenomeno che si basano su vettori di analisi più oggettivi (Golden e Picci, 2005, Corruption and the Management of Public Works in Italy), quali il costo di realizzazione delle opere pubbliche in Italia e il loro tempo di realizzazione (in Italia, addirittura doppi rispetto a quelli dei paesi stranieri). E questo dovrebbe suscitare una certa attenzione ma desta solo il rumore di qualche minoranza chiassosa.

Sono passati 25 anni da quando, il 17 febbraio 1992, a Milano fu arrestato Mario Chiesa, ossia da quello che è stato considerato l’inizio delle indagini di “Mani pulite”. Non era la prima volta che un pubblico amministratore veniva colto in flagranza di corruzione. Non era nemmeno l’ultima. “Mani Pulite” è stata solo una piccola perentesi, un momento di recessione economica in cui l’opinione pubblica è meno disposta a farsi raccontare bugie ed è più attenta alle sopraffazioni e non le accetta. Essa ha fatto da apripista alle indagini che hanno portato agli arresti noti che sappiamo. Poi, con l’era Berlusconi, i livelli di disoccupazione sono tornati alla “normalità” e il disagio sociale pure (o almeno così si è detto). E allora il popolo è tornato a preoccuparsi dei campionati di calcio. A distanza di 25 anni, la situazione non è cambiata. Anzi, per certi (e molti) aspetti, è peggiorata. Purtroppo anche gli interventi legislativi previsti dal legislatore a partire dal 2012 (Legge Severino) non sembrano risolutivi, ma si incanalano nella tradizione italiana di ulteriore soffocante burocrazia e di controlli formali e di scarsa efficacia (basta guardare i Piani Triennali di Prevenzione della Corruzione, e le prassi applicative all’interno dei Comuni italiani per comprenderne le inefficienze).

Allora servono delle misure necessarie a riportare l’ordine. Misure di tipo normativo-giudiziario. Regole chiare nella Pubblica Amministrazione, quali ad esempio il contenimento del revolving doors (movimento continuo di soggetti esposti al conflitto di interessi divisi tra attività politica e attività economica) e la tutela del whistleblower (il dipendente pubblico che denuncia illeciti nell’attività pubblica), per citarne due. E infine una rivoluzione di tipo culturale. Quella rivoluzione culturale capace di condannare moralmente e poi cacciare Flavio Briatore che, facendo una gran confusione tra abusivismo edilizio e burocrazia, sostiene di fare del bene al turismo pugliese quando costruisce senza permesso. E molti benpensanti pugliesi a giustificarlo. Allora fa bene il Presidente dell’Autorità Nazionale anticorruzione, il magistrato Raffaele Cantone quando dubita di corruzione su tutto e su tutti, anche sui genitori che in cambio della promozione scolastica promettono ai figli la vacanza estiva!

 

[Coordinamento Forum di Formazione all’Impegno Sociale e Politico della Diocesi di Andria]

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