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Il nuovo avanza, ma spartisce come una volta, di Rocco D'Ambrosio

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 21/09/2018 22:19
I proclami gialloverdi si stanno rivelando stucchevoli e ridicoli. Un intervento del nostro direttore su Repubblica Bari...

Sul “nuovo che avanza” si sprecano le battute e i post. Ma che c’è di nuovo? Ben poco. C’è di vecchio. Molto vecchio: spartizione Cencelli delle poltrone, nomine di amici e parenti, debiti elettorali pagati con favori, consociativismi, promesse non mantenute, bugie mediatiche e cosi via. Forse di nuovo, tristemente nuovo, c’è il razzismo dilagante, l’incitare all’odio e alla xenofobia, il tradire la solidarietà costituzionale che alcuni membri del Governo non nascondano affatto, anzi vanno in tour per pubblicizzarli (Bari è stata anche ultimamente inondata da questa propaganda governativa). Ma torniamo alle nomine. Esse sono una cartina tornasole di grande importanza. Si potrebbe dire: dimmi chi nomini e ti dirò chi sei! La legge e la prassi politica di molti Paesi prevede che dirigenti di vertice, all’interno dell’apparato burocratico o di partecipate, vengano nominati direttamente dai politici. L’adozione di questo sistema mira a facilitare e rendere più efficiente il rapporto con l’apparato amministrativo, permettendo di scegliere dirigenti con provate qualifiche e in sintonia con il nuovo indirizzo politico. Elemento, questo di non poco conto, visto che molto spesso l’inefficienza e l’inefficacia di molti apparati amministrativi sono dipese da uno scadente rapporto tra politici e burocrati, sia dal punto di vista etico che tecnico. Tuttavia questo meccanismo spesso si trasforma in una nuova forma di patronato e, come tale, pone alcuni problemi etici. Ricordiamo l’abc. L’eticità e la validità delle nomine dipende da tre requisiti indispensabili e inseparabili: candidati con maturità umana, coerenza etica e competenze professionali. I Paesi con meno corruzione fanno di ciò un dogma indiscutibile. I Paesi più corrotti, come il Nostro, invece, fanno di questi tre requisiti un optional, spesso sostituito o confuso o alternato a criteri poco tecnici e poco etici. A mettere in scena il tutto sono politici con vedute corte e vittime di ricatti infiniti: per assumere il potere hanno avuto bisogno dei potenti, di diverso colore politico e consistenza finanziaria; una volta al potere, hanno perso la libertà per governare senza i potenti o chi per loro. Occorrerebbe anche una legislazione più rigorosa nell’indicazione dei criteri di scelta. E, soprattutto, occorrerebbe limitare l’invasività della politica, di quella che condiziona e determina tutto, anche ciò che non gli dovrebbe spettare. La vicenda delle ferrovie Appule Lucane non è il primo caso, purtroppo. Anche la giunta Emiliano, con una squadra di assessori che non brilla tanto, mostra molti limiti nel capitolo nomine: scelte in ruoli strategici per il territorio, specie nelle strutture sanitarie, sembrano molto orientate politicamente e spesso dirette a creare forti centri di potere. Ovviamente non emergono elementi penalmente rilevanti, ma spesso si tratta di scelte, dal punto di vista etico, fortemente discutibili. I politici del M5S e della Lega finora non hanno dimostrato di essere molto diversi, per cui il loro arrogarsi e vantare il ruolo di innovatori sa di stucchevole, se non proprio di ridicolo. Tuttavia la domanda è legittima: perché il nuovo non avanza, a destra, come a sinistra e a centro? Perché chi governa, nella stragrande maggioranza dei casi, a qualsiasi gruppo appartenga – sono due tra le principali cause – da una parte non ha scienza e coscienza sufficiente per resistere alle pressioni nominando persone competenti e perbene e, dall’altra, soffre di un distacco patologico dalla realtà: vive nel suo modo dove sa tutto, giustifica tutto e comanda su tutto. Almeno così crede, poverino. Intanto i treni da Bari a Matera devono viaggiare, non solo per Matera 2019, gli ospedali devono curare e tutelare la nostra salute, i servizi ai cittadini devono essere efficienti e di qualità e cosi via. Forse ce ne dovremmo ricordare quando diamo il nostro consenso (non solo con il voto) a chi ci governa. Scriveva Giuseppe Dossetti: “L'unica possibilità e la condizione pregiudiziale di una ricostruzione stanno proprio in questo: che una buona volta le persone coscienti e oneste si persuadano che non è conforme al vantaggio proprio, restare assenti dalla vita politica e lasciare quindi libero campo alle rovinose esperienze dei disonesti e degli avventurieri”.

fonte: Repubblica-Bari del 21 sett 2018

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