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Il martirio del bene comune, di Rocco D'Ambrosio

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 02/04/2018 19:12
Un articolo del nostro direttore, su Jesus 2018/3, sulle linee, indicate da papa Francesco, per l'impegno dei cattolici in politica.

 

E’ il 30 aprile 2015 quando le agenzie di stampa riportano le parole di papa Francesco, in un discorso a braccio nell’aula Paolo VI: “Si sente: ‘Noi dobbiamo fondare un partito cattolico!’: quella non è la strada. La Chiesa è la comunità dei cristiani che adora il Padre, va sulla strada del Figlio e riceve il dono dello Spirito Santo. Non è un partito politico. 'No, non diciamo partito, ma … un partito solo dei cattolici': non serve e non avrà capacità convocatorie, perché farà quello per cui non è stato chiamato (…) Ma è un martirio quotidiano: cercare il bene comune senza lasciarti corrompere”. E’ interessante notare come il papa sposta l’attenzione dalla questione “partito cattolico” a quella dl “martirio quotidiano nel cercare il bene comune”.

 

La presa di posizione del papa giunge in un contesto in cui, sempre meno, grazia a Dio, si fanno spesso riferimenti, da quando la DC è scomparsa (1994), alla ricostituzione della stessa. L’affermazione del papa si può interpretare come un invito a concentrarsi più su problemi di coerenza che di appartenenza: non abbiamo bisogno di un partito cattolico, nuovo o rinato che sia, ma chi sappia, attuare, pagare e soffrire per il bene comune.

 

Ma il papa non parla solo di partito cattolico. Il suo magistero tende a ”riabilitare” la politica, seguendo una linea direttrice che va dalla persona alla formazione, da questa alla preparazione di una classe dirigente, onesta, preparata e sensibile al problema degli ultimi e alla lotta contro la corruzione e l’economia che uccide.

 

Non c’è politica, nel pensiero di Francesco, che non parta da un dato aristotelico e tomista: la persona è un essere relazionale, politikòn direbbe Aristotele. Francesco, non a caso, afferma che “la cura autentica della nostra stessa vita e delle nostre relazioni con la natura è inseparabile dalla fraternità, dalla giustizia e dalla fedeltà nei confronti degli altri” (Laudato si’, 70). La persona umana ha quindi, anche nel magistero di Francesco, una struttura a quadrilatero, come è definita da Giorgio La Pira, i cui vertici sono: se stesso, gli altri, Dio e la natura. E “tutto è in relazione”, dice il papa (LS, 70).

 

Se la persona è così descritta, si comprende bene come il passaggio successivo sia quello educativo, cioè un’azione pastorale che “deve mostrare ancora meglio che la relazione con il nostro Padre esige e incoraggia una comunione che guarisca, promuova e rafforzi i legami interpersonali“ (LS, 67) e che porti a non lavarsi le mani come Pilato ma “a coinvolgerci nella politica, a lavorare per il bene comune” (7.6.2013).

 

Tuttavia Francesco è ben concio che i politici, un po’ ovunque, hanno tradito il loro compito. Se i mali più grandi del mondo sono “Pobreza, corrupción, trata de personas(ovvero: povertà, corruzione e tratta di persone; 9.11.2015), va riconosciuto che i politici sono coloro che spesso di dimenticano dei poveri, adottano uno stile corrotto e lottano poco contro i traffici di persone. Il papa è anche amareggiato dal fatto che “persino chi apparentemente dispone di solide convinzioni dottrinali e spirituali, spesso cade in uno stile di vita che porta ad attaccarsi a sicurezze economiche, o a spazi di potere e di gloria umana che ci si procura in qualsiasi modo, invece di dare la vita per gli altri nella missione” (Evangelii gaudium, 80).

 

Il fatto che il papa abbia avuto chiarezza e coraggio nello spronare i cattolici a un nuovo impegno politico non significa affatto che tutti i pastori e i laici cattolici siano pronti a seguire il suo insegnamento. Non sono poche, in Italia, come altrove, le parrocchie e i gruppi che fuggono qualsiasi tipo di confronto diretto con il mondo: amano rifugiarsi in forme di spiritualismo deteriore, in catechesi tutte concentrate a parlare di una fede avulsa dal mondo, in liturgie intimiste oppure segnate da una religiosità popolare immatura, alcune volte anche magica, un problematico rapporto con la modernità. Non disponiamo di dati precisi per quantificare questi atteggiamenti, ma forse riguardano più della metà delle nostre realtà cattoliche italiane. La fede cristiana è adesione a Cristo per le strade del mondo; è costruzione del Regno, che si intesse nel vivo di ogni realtà umana, quali la famiglia, il lavoro, la politica, l’economia, la cultura, i mezzi di comunicazione sociale e così via. L’evangelizzazione non è mai settoriale, né monotematica su alcune emergenze: il Vangelo è per tutti e per tutti gli ambienti. Anche per la politica.

fonte: Jesus, marzo 2018, n. 3, pp. 58-59

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