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Il CIE di Bari: un riscatto civile e morale, di Matteo Magnisi

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 16/08/2017 10:07
Il nostro socio Matteo Magnisi, impegnato da tempo nel campo della promozione dei diritti umani, ci ha inviato questo articolo che condividiamo e pubblichiamo, facendo nostro il suo appello...

 

La condanna del Tribunale di Bari alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e al Ministero dell’ Interno per le condizioni disumane con le quali sono stati trattati o migranti dal 2005  nel CIE (Centri di identificazione e di espulsione) di Bari, protagonisti di tragiche proteste e atti di grave autolesionismo,  restituisce ai migranti e agli attivisti dei diritti  umani, laici e credenti, giustizia civile e morale dopo anni di lotte, presidi, “cerchi del silenzio” e Vie crucis, organizzati dalla Rete cittadina per la Giustizia e la Pace cui hanno aderito i credenti attivisti di Bari. Agli  avvocati Paccione e Carlucci il grande  merito, attraverso una class action  di essersi sostituiti con convinzione e  tenacia  alla totale  inerzia del Comune di Bari  nella condanna  formale  a sostegno della  battaglia legale..

L'inerzia  dell’ istituzione Comune in questo decennio non e stata l’ unica. A fare buona compagnia e stata anche la Chiesa locale con il suo Arcivescovo che al silenzio ha anche aggiunto l’ assoluta mancanza di sostegno spirituale  in tutti i momenti delle Vie Crucis  organizzati dai credenti attivisti di Bari, inibendo la vicaria competente ad essere presente e lasciando a sacerdoti, che si sono contati su poche dita di una mano, il coraggio di esporsi nel  guidarle davanti al CIE.

La condanna del Tribunale di Bari investe le Istituzioni e lascia indenni committenti e gestori e in particolare chi in questi anni, sotto l’ immagine di organizzazioni del privato sociale umanitario,   è anche diventato carceriere  inconsapevole del CIE a supporto del Battaglione San Marco, modificando la logica secondo la quale il lavoro   non ha certamente    nobilitato  l uomo.

Oggi il Comune di Bari per paradosso è diventato il  destinatario dei 30.000 euro quale cifra simbolica  a titolo di risarcimento per la sua stessa 'immagine negativa di cui si è macchiato e di cui dovrà riscattarsi anche con gesti istituzionali simbolici .

Come Attivista dei diritti umani credo che la condanna giuridica al CIE non debba farci abbassare la guardia  in considerazione del trasformismo legislativo recente che vede i CIE ormai tutti chiusi ma pronti, compreso quello di Bari, ad  assumere le sembianze dei CPR (Centri per il rimpatrio) nei quali la sostanza del trattamento umano dei migranti sarà ancora tutta da verificare.

 

Matteo Magnisi, Attivista dei diritti umani.

Bari, 12 agosto 2017

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