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Francesco indica le sfide: povertà, migrazioni e corruzione, intervista a Rocco D'Ambrosio

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 08/10/2018 14:55
Traduzione italiana dell'intervista di Anezka Sebova e Carlo Belardi a Rocco D’Ambrosio, pubblicata sul settimanale slovacco Tyzden sulle sfide dell'attuale pontificato...

 

Le tre sfide più grandi del pontificato di Francesco: povertà, migrazioni e corruzione.

Intervista al prof. don Rocco D’Ambrosio, docente presso la Pontificia Università Gregoriana: quale chiave interpretativa per questo pontificato?

Professore, in questo periodo di tante critiche che si pongono contro la Chiesa Cattolica a partire dagli scandali sessuali, economici, ecc. fino ad arrivare alla richiesta rivolta a papa Francesco di dimettersi dal suo incarico di Pastore universale della Chiesa. Come quest’ultimo reagisce a tali sfide? E come possiamo comprendere la sua risposta silenziosa?

Buongiorno e grazie per la possibilità. Per capire il problema è necessario fare due premesse: la prima è quella di interpretare l’opera di papa Francesco come una attuazione, o meglio, la continuazione dell’attuazione del Concilio Vaticano II. Il secondo elemento riguarda una dimensione costitutiva all’istituzione in sé; infatti, tutte le riforme alle istituzioni trovano delle opposizioni, perché le istituzioni, come afferma Mary Douglas, famosa antropologa, resistono all’innovazione. Ciò che noi stiamo assistendo è assolutamente normale. Ci sono dei problemi gravi, ne possiamo citare tre: il problema della pedofilia (soprattutto di come molti scandali di pedofilia sono stati coperti), il problema economico (come vengono amministrate le risorse nella Chiesa), e il problema di come viene gestito il potere; sono questi alcuni degli elementi, forse i più importanti della riforma del Papa. Il toccare questi problemi significa toccare delle ferite, e le ferite sappiamo come facciano male, la gente grida, reagendo in un certo modo. Ora, voi mi chiedete perché il Papa reagisce con il silenzio… mi verrebbe da far notare che non sempre reagisce con tale atteggiamento: alcune volte reagisce rispondendo alle domande dei giornalisti, altre volte fa finta di non capire, altre volte risponde con un Documento, e sì, alcune volte risponde con il silenzio. Sono questioni di opportunità.

Certo, ma abbiamo visto come la risposta di papa Francesco alle provocazioni di Mons. Viganò sia stata quella di non rispondere a tali provocazioni, mantenendo un atteggiamento di silenzio, quasi non dandoci peso. Scelta che è stata letta e strumentalizzata cercando di far emergere una certa paura e un certo messaggio tale per cui fare silenzio è come dare assenso a ciò che viene espresso.

È vero, ma in un primo momento il Papa aveva detto ai giornalisti sull’aereo di andare alle fonti, cioè ai documenti, perché è già lì la risposta. In un secondo momento ha preferito un atteggiamento di silenzio, rotto, infine, da un comunicato ufficiale. Quindi, rispondere o non rispondere è una questione di opportunità, che valuta la persona, in base ai casi, a come si evolvono le situazioni e alle informazioni in proprio possesso. In questo senso allora diventa difficile giudicare.

Un credente “semplice”, il quale spesso non è in grado di possedere tutte le informazioni o far ordine e saper discernere tra le informazioni molte volte contraddittorie che riceve, è facile che si trovi in una situazione di confusione e di turbamento nel momento in cui viene a contatto con notizie di forte critica (apparentemente motivate) nei confronti del Pontefice. Secondo lei, come si può riuscire a capire quali informazioni sono vere/giuste e quali sono manipolate con fini altri rispetto al bene della Chiesa?

Per quanto riguarda le informazioni, il problema è sempre riguardo alle fonti, cioè “quali fonti leggi?”. Ognuno deve imparare in generale a leggere la fonte ufficiale e a leggere anche le critiche, che però devono essere provate e fondate. In questo momento, credo che questo non sia nascosto, tutti gli oppositori del Papa hanno articolato una guerra di dossier, in Italia la si potrebbe definire una “guerra del fango”, che ha lo scopo di screditare e attaccare il Papa perché attaccando la sua persona si vuole attaccare la riforma che sta cercando di attuare. In questo caso è necessario vedere la fonte, cioè: chi parla? Quale conoscenza ha dei fatti? Questo lo si può applicare ad ogni aspetto della vita sociale, politica, economica. La differenza sta che tutto viene concentrato sulla persona del Papa, ma i mezzi sono gli stessi… chi vuole informare anche le persone più semplici deve dimostrare ciò che sta affermando, cercando di motivarlo; chi invece attacca per screditare senza portare motivazioni, è una persona che semplicemente vuole fare del male. Un altro aspetto va poi definito: la destra che attacca il Papa possiede tantissimi soldi, e quindi ha tantissimi mezzi a disposizione. Infine, per decodificare le notizie, soprattutto per le persone più semplici, è necessario approfondire le tematiche attraverso le consultazioni di esperti, cercando di spiegare; in questo caso: che cosa vuole Mons. Viganò e con quali elementi egli sostiene la sua tesi e se essi sono veri o falsi? Per poi discuterne assieme e riflettere.

Sempre in riferimento ai media contemporanei e alla comunicazione, sappiamo come essi utilizzino termini come “conservatori”, “tradizionalisti”, “progressisti”, ecc. per definire le diverse correnti dentro la Chiesa Cattolica. Lei è d’accordo nell’utilizzare questa terminologia? E sono corrette tali categorie per definire le diverse sensibilità nella Chiesa?

Prima di tutto bisogna dire che ogni etichetta è sempre pericolosa, perché in sé l’etichetta è sintetica, tende a rendere uniforme un gruppo, quando sappiamo che uniforme non è. Probabilmente non è giusto per la Chiesa utilizzare queste etichette; lo si fa per semplificare, per capire quello che succede. A mio avviso è più giusto dire: c’è stato il Concilio Vaticano II, c’è questo Pontefice che sta cercando di attuare la riforma; chi è d’accordo o chi è contrario e perché. Poi c’ un terzo atteggiamento: chi non si esprime, che paradossalmente è il modo più pericoloso, perché non afferma da che parte stare.

Quali sono secondo lei le maggiori debolezze e le sfide di questo pontificato? E Quali sono, al contrario, i punti di forza e gli aspetti sorprendenti di questo Papa che creano continuità ma allo stesso tempo novità rispetto ai pontificati precedenti?

È una domanda un po’ complessa, perché tali analisi si costruiscono storicamente e, in genere, si fanno quando tutti i protagonisti non sono più tra noi. Per quello che noi riusciamo a capire, ritengo che ci siano degli elementi importanti da sottolineare: la figura di Francesco e la sua capacità comunicativa. È una persona che fa seguire alle parole che dice dei gesti, e in alcuni casi addirittura i gesti precedono le parole. Un esempio di questo è quando si è recato a Lesbo, fu un grande gesto di carità ed ecumenico allo stesso tempo, al suo fianco, infatti, erano presenti il Patriarca Bartolomeo e i Vescovi del luogo. Per tre ore ha salutato uno ad uno i profughi presenti, per poi alla fine parlare solo per quindici minuti. Questa è una sua grandissima capacità di unire le parole ai gesti e ai gesti alle parole. Poi come tutte le persone possiede delle debolezze. Di certo non è perfetto, ma nessuno è perfetto a parte Gesù per natura e Maria di Nazaret per grazia. Poi noi europei facciamo fatica molte volte a comprenderlo: Francesco porta una sensibilità che è propria all’America Latina, un grande amore per il popolo che lo descrive con categorie che per noi possono sembrare un limite, ma per lui sono una forza, perché vengono dalla sua cultura (es. la teologia del popolo).

Perché secondo lei tendenzialmente questo pontificato non viene capito e recepito da tanti “ambienti” all’interno della Chiesa?

È una domanda che necessita di essere contestualizzata. Per noi che viviamo in Gregoriana, sappiamo che ci sono studenti che per loro il Papa è un punto di riferimento e ci sono studenti che invece non lo sopportano. So che le Chiese Europee, dell’Occidente Europeo, sono delle Chiese molto stanche e addormentate, che hanno perso molto entusiasmo; un uomo quindi che le vuole spronare può suscitare fastidio, ma come, al contrario, può suscitare dei cambiamenti. Per esempio l’Italia e la Spagna sono fra le Chiese che fanno più resistenza al Magistero del Papa; come la Chiesa degli Stati Uniti e anche una parte di quella Tedesca. Quindi questa domanda va studiata secondo la particolare e singola situazione, ritornando alla questione solita: chi vuole la riforma e chi non la vuole.

Ma questa riforma che lei cita, in cosa consiste?

È giusto chiarirsi su questo punto… Quando dico “riforma”, affermo due dimensioni: una parte negativa, togliere cioè ciò che "puzza" nella Chiesa, ciò che è negativo; e poi c’è una parte invece positiva, cioè favorire un ruolo di maggior impulso della Chiesa nel mondo, ad essere una comunità aperta, che cammina incontro alle persone, che accoglie, soccorre ed è ecumenica. Lo slancio ecumenico di questo pontificato è incredibile! È molto di più di quello che normalmente i giornalisti comprendono.

In Slovacchia il pontificato di papa Francesco è letto con molta fatica, perché la tendenza è quella di metterlo in paragone con quello di Benedetto XVI, come se l’aspettativa delle persone, dei teologi e dell’episcopato stesso fosse di perfetta continuità, a livello teologico, intellettuale e pastorale. Come lo definirebbe tale fenomeno?

Senza offesa, ma ritengo che questa cosa sia un po’ sciocca e un po’ priva di fede. Per prima cosa i Papi li sceglie il Padre Eterno, quindi se ha scelto Francesco, significa che è quello giusto; se poi il Papa di oggi, come quello di due secoli fa, poteva fare di più ma ha fatto di meno, questo lo diranno gli storici. Nel frattempo, per fede, io dico che il Signore ci ha donato questa persona; ed è una forte mancanza di rispetto fare un paragone con il Papa che c’era prima! Anche perché è ancora vivente e potrebbe offendersi, perché ognuno è sé stesso. Ora, quando tutti i testimoni non saranno più tra noi, si farà un giudizio storico. Non può esistere la classifica dei Papi. La cosa poi più interessante è il fatto che, oggi sempre più, la fedeltà al Papa si basa sulla coincidenza o meno di ciò che egli dice con la propria personale visione delle cose. Ma così tu non sei fedele al ministero di Pietro, che presiede nella carità tutte le Chiese, ma tu sei fedele alla persona, ma questo non fa parte della fede Cattolica; questo è un legame personale. Quindi la domanda di fede non è se questo Papa afferma ciò che desidero io o ciò che voglio io, ma se questo Papa mi annuncia il Vangelo e mi aiuta a vivere il Vangelo. Questo è l’atteggiamento di fede! E fino a prova contraria Francesco annuncia il Vangelo e aiuta a vivere il Vangelo.

Possiamo quindi dire che questo Pontificato viene letto con difficoltà anche perché è troppo esigente, perché richiede discernimento, cioè libertà e responsabilità?

Sì, il discernimento è sempre esistito nella Chiesa ed è sempre stato faticoso, partendo da Gesù che dice “Sapete dunque interpretare l'aspetto del cielo e non sapete distinguere i segni dei tempi?” (Mt. 16,3). Forse una novità è che il Papa usa un linguaggio più immediato e, per alcuni aspetti, più esigente perché il livello di crisi è molto alto; del resto Benedetto XVI ha dato le dimissioni perché, in coscienza, sapeva di non essere più in grado di attuare con forza quella riforma necessaria ed efficace per la Chiesa. Ma la domanda corretta è: quello che dice è vero o no? I profeti non erano molto "morbidi" quando rimproveravano il popolo d’Israele.

Non molto tempo fa, in un giornale slovacco (Postoj) è uscita un’intervista al Card. Burke, in cui ha menzionato una certa paura sempre più crescente all’interno del Vaticano e una forte censura di pensiero e di insegnamento “libero” all’interno delle Pontificie Università in Roma. Come professore ordinario alla Pontificia Università Gregoriana, come lei percepisce tale situazione? Rispecchia la realtà?

Non ho mai personalmente letto tante cose del Card. Burke… quelle poche che ho letto mi hanno dato l’idea di un uomo di grande... "fantasia". Per quello che mi consta, le Pontificie Università romane procedono come sempre sono andate avanti, e ogni Pontificato ispira ed è un aiuto ad approfondire determinate tematiche a livello scientifico, come i temi sociali, il tema ecumenico, ecc. Il Papa stesso ha più volte affermato che non vuole assolutamente cambiare la Dottrina, quindi quello di cui parla è, di fatto, pastorale: pastorale sociale, pastorale ecumenica, presenza nel mondo, ecc. E le Pontificie Università romane le vedo personalmente abbastanza attente a questo; non a caso si moltiplicano i convegni, le analisi. Probabilmente il Card. Burke si aspetta che le Università Pontificie gli diano ragione, ma è necessario ricordargli che dice diverse fesserie, per esempio molte sulla liturgia.

Nella Pontificia Università Gregoriana non c’è alcun problema di censura quindi…

No, no… Anzi, spesse volte il Papa ha parlato del problema della censura, interpretandola in termini positivi, cioè deve diventare un incentivo allo studio con una fedeltà chiaramente alla Dottrina, non come una forma di oppressione. Ma questo era già cambiato da dopo il Concilio Vaticano II.

Nel mondo contemporaneo può sembrare che una delle sfide più grandi della Chiesa sia difendere la propria posizione nei riguardi di alcuni temi “sensibili” all’opinione pubblica (omosessualità, maturità dei candidati al sacerdozio, celibato dei preti). Il mondo provoca, ma qual è la vera sfida della Chiesa nel XXI secolo?

Beh questa è una domanda difficile, perché è vero che il mondo è globalizzato, ma è anche vero che le sfide sono anche molto locali. In un’intervista ad un giornale in America Latina il Papa rispose che le tre sfide più grandi in termini globali sono la povertà, le migrazioni e la corruzione. Concordo pienamente, perché la Chiesa e il mondo sono fortemente provocati da queste tre grandi problematiche, che risultano essere tra loro estremamente interconnesse in una sorta di rapporto circolare: la corruzione causa più povertà, la povertà causa più migrazioni di popoli e quest’ultimi toccano e interrogano i Paesi più ricchi.

Il caso Viganò ha portato in evidenza tantissime questioni molto delicate, tra cui una potente l’hobby omossessuale presente in Vaticano che cerca di manipolare il Papa e minimizzare l’omosessualità all’interno della Chiesa. Cosa ne pensa lei? È vero?

Per quello che mi consta, il Papa non esagera. C’è di certo un problema relativo all’omosessualità e il fatto che Francesco abbia, a parole sue, ripetuto la lettera di San Giovanni Paolo II sulla pastorale delle persone omosessuali, in cui si affermava che noi non dobbiamo giudicare ma dobbiamo accogliere. Questo lo si dice in termini generali per tutti gli ambienti ecclesiastici. Riguardo al Vaticano è difficile dire che ci sia una vera e propria lobby, però ci sono dei casi di omosessualità che non vengono vissuti serenamente. Ma c’è anche un altro elemento: per disposizione di Benedetto XVI le persone omossessuali non possono essere ammesse tra i candidati al sacerdozio, e quindi ci si pone una domanda: come mai queste persone hanno avuto accesso all’ordine sacro?! Quindi un problema sicuramente c’è, ma non è il problema numero uno oggi nella Chiesa. Ritengo che il problema numero uno sia quello della perversione del potere e dell’attaccamento al denaro all’interno della Chiesa.

Un’ultima domanda riguardo alla politica. In generale in Europa, Italia come in Slovacchia, stanno via via sempre più crescendo partiti estremisti e, soprattutto, di matrice populista. Come un cristiano più dare un contributo significativo all’interno di una vita politica che appare estremamente corrotta e che fa fatica a cambiare?

Il cristiano non solo può, ma deve! Questo per un semplice fatto: il Vangelo è per tutte le persone e per tutti gli ambienti, anche la politica. Non c’è un ambiente in cui il Vangelo non può essere annunziato perché Gesù salva tutta la persona, in modo integrale e tutte le persone; quindi c’è un Vangelo per la politica, un Vangelo per l’economia, un Vangelo per il lavoro, un Vangelo per la finanza, ecc. Il cristiano deve portare il Vangelo perché, come affermava la lettera a Diogneto, i cristiani sono ciò che l’anima è del corpo, se l’anima muore, muore tutto il corpo. La responsabilità dei cristiani è grande nel lottare contro la corruzione, nel favorire l’accoglienza, nel far crescere una società giusta, in pace, evitando le forme estreme come le dittature, il populismo, ecc. Il cristiano si deve impegnare. La domanda è: le nostre Chiese preparano i cristiani ad annunciare il Vangelo a tutte le persone e in tutti gli ambienti?

Traduzione italiana a cura di Carlo Belardi, dell’intervista di Anezka Sebova, con Carlo Belardi) a Rocco D’Ambrosio, pubblicata sul settimanale slovacco Tyzden, l’8 ottobre 2018.

Fonte web: https://www.tyzden.sk/rozhovory/50916/najvacsi-problem-cirkvi-moc/

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