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Fausta Deshormes La Valle: una Madre dell’Europa al femminile, di Maria Pia Di Nonno

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 31/03/2016 13:35
Una Madre dell’Europa al femminile. E’ così che Jacqueline De Groote - una delle fondatrici della Lobby Europea delle Donne - definisce Fausta Deshormes La Valle...

 

Una Madre dell’Europa al femminile. E’ così che Jacqueline De Groote - una delle fondatrici della Lobby Europea delle Donne - definisce Fausta Deshormes La Valle durante una giornata commemorativa organizzata, il 4 aprile 2013, a Bruxelles nella Cappella della Resurrezione, dopo i funerali tenutisi il 5 febbraio 2013 nella Chiesa di San Giuseppe in Via Nomentana a Roma. Fausta fu una donna straordinaria e piena di vita e come ricordava Jacqueline De Groote “Fausta ha cambiato la vita delle donne in Europa e certamente ha cambiato la mia. Ci sono dei Padri Fondatori dell’Europa. Ma Fausta merita certamente il titolo di Madre Fondatrice dell’Europa al femminile”.

Ma chi era esattamente Fausta e perché il suo ruolo è stato così tanto rilevante per le donne e per l’Unione Europea stessa? Innanzitutto è necessario partire dalla storia e dal contesto famigliare in cui Fausta è cresciuta. Fausta è figlia del giornalista Renato La Valle che a soli ventidue anni viene mandato a Costantinopoli come corrispondente del “Giornale D’Italia”.  I suoi articoli ancora oggi colpiscono per la loro attualità e il figlio di Renato, nonché fratello di Fausta, il noto giornalista Raniero La Valle – direttore dell’ “Avvenire d’Italia” durante gli anni del Concilio Vaticano II - ne sta raccogliendo alcuni scritti per farne una pubblicazione.

Ma nel 1939 succede una tragedia. Renato La Valle muore e la moglie, Mercedes Trotta La Valle si ritrova sola e con tre figli piccoli da mantenere: Fausta, la sorella maggiore, seguita da Fidelia e Raniero. Sono periodi difficili. San Lorenzo, il quartiere dove la famiglia vive, è distrutto e dilaniato. La stessa Fausta, durante un bombardamento, viene salvata da un tedesco che la spinge contro un muro; mentre sua sorella Fidelia perde per qualche giorno la vista. Ma i tre bambini che fin dalla tenera età amano giocare a “fare i giornalisti” riescono a superare quei momenti terribili, anche grazie all’amore e alla forza della loro madre Mercedes. Mercedes, dopo la morte del marito, trova lavoro al “Popolo di Roma” come corrispondente di giornali brasiliani. Intervista negli anni tanti personaggi di spicco dell’epoca tra cui – le cui foto sono conservate nella casa romana di Fausta - anche Pablo Neruda, Anna Magnani, Filippo Tommaso Marinetti. Ma Mercedes era un’artista a tutto tondo. Scriveva poesie e passò gli ultimi anni della sua lunga esistenza disegnando delle figure di donna.

 

Non sorprende, dunque, che da una famiglia così sia venuta fuori Fausta. Un momento importante per la carriera di Fausta fu il lavoro dal 1955 come redattore capo della rivista “Giovane Europa”, il quindicinale della “Campagna Europea della Gioventù” – un’organizzazione creata dal Movimento Europeo per mobilitare i giovani - che aveva come direttore responsabile Ivo Murgia. Anche se ancor prima Fausta aveva mostrato le sue doti di giornalista in varie riviste tra cui il quindicinale della FUCI “Ricerca”. E fu proprio grazie a Giovane Europa che Fausta incontrò suo marito, Philippe Deshormes, segretario della Campagne Européenne pour la Jeunesse, che sposò nel 1958 trasferendosi prima a Parigi e poi a Bruxelles e dal cui matrimonio nacquero Agnès e Etienne.

 

E fu sempre grazie a Giovane Europa e alla Campagna Europea della Gioventù che Fausta entrò nel 1961 nell’Ufficio di Stampa e Informazione delle Comunità Europee (in seguito Direzione Generale dell’informazione) diretto da Jacques-René Rabier e più precisamente nella Divisione Informazione Universitaria, gioventù ed educazione degli adulti. Divisione diretta da Jean Charles Moreau, vecchio Segretario della Campagne Européenne de la Jeunesse. Fausta così poté occuparsi di informazione, giovani e in seguito di donne quando – dopo aver lavorato per un paio di anni nel Gabinetto di Carlo Scarascia Mugnozza – le venne affidata la Direzione del servizio “Informazione della Stampa e delle organizzazioni femminili”.

 

Sarebbe adesso impossibile ricordare tutte le attività lanciate da Fausta a favore delle donne, dei giovani e dell’Europa – tra cui la rivista Femmes D’Europe e svariati premi - destinate a favorire il senso di identità europea. La stessa Fausta ricevette numerosi riconoscimenti tra cui il noto Premio Minerva, nel 1986, il quale nella sua prima edizione era stato assegnato anche a Simone Veil. Ma ciò che colpisce di Fausta è stata la forza e costanza con cui ha perseguito, sempre con il sorriso, i suoi obiettivi nonostante la molte avversità incontrate. Dalla morte del padre, ai bombardamenti di San Lorenzo fino ad arrivare ai problemi burocratici riscontrati nella Commissione europea e al tumore contratto proprio in quei palazzi, i palazzi della Commissione Europea in cui era presente l’amianto, che lei tanto amava. Ma come ricorda sua figlia Agnés, sebbene con garbo, Fausta riuscì a vincere tutte le sue battaglie. Riuscì a vincere la sua battaglia per il riconoscimento dei contributi pensionistici per gli anni trascorsi in Commissione - e su questo vi è addirittura una Sentenza della Corte di Giustizia di Lussemburgo del 1979 che porta il suo nome – e anche a vincere la sua battaglia “Briser le Silence­” per il riconoscimento della malattia contratta, il mesotelioma, a Berlaymont. Anche se la sua battaglia più grande è stata sicuramente quella volta a sensibilizzare le donne e a renderle più partecipi – in particolare promuovendo la creazione di reti tra organizzazioni e persone -  nei processi decisionali e politici.

 

Fausta Deshormes La Valle è stata una funzionaria, come la ricorda suo fratello Raniero La Valle, più europeista degli europeisti stessi. Una donna, la cui vita, è strettamente connessa con la costruzione del progetto europeo. Una donna, che così come tutta la famiglia La Valle, ha cercato in particolare tramite il giornalismo e il potere dell’informazione di rendere la società un po’ più cosciente. “A Dio, Fausta”, concludeva così René Rabier il suo bel discorso tenuto il 4 aprile 2013 alla Cappella della Resurrezione di Bruxelles. Perché Fausta, in realtà, non ha mai abbandonato la sua battaglia per l’integrazione europea e nella lettera scritta alle sue due nipoti diceva che lei avrebbe continuato ad essere vicina a coloro che aveva amato e che l’avevano amata. E forse, anche vicino a coloro che si battono per un’Europa meno burocratica e che ritrovi, tramite l’informazione e la formazione, la sua identità.

 

 

* già pubblicato su http://ildomaniditalia.eu/article/fausta-deshormes-la-valle-una-madre-dell%E2%80%99europa-al-femminile il 16 marzo 2016, qui in nuova versione

** La foto pubblicata apre il libro-ricordo su Fausta Deshormes – gentilmente donatomi dalla figlia Agnès Deshormes -  ed è accompagnata dal saluto di Fausta “Cari amici, vi saluto. La vita è stata bella”

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