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Emigrazione: non numeri ma vite, storie e persone di Emanuele Castrignano

creato da Eleonora Bellini ultima modifica 21/03/2018 20:59
A scuola ... di democrazia: quinto appuntamento a Giovinazzo con la dott.ssa Erminia Rizzi. Ecco una sintesi di un corsista

Hanno presentato l’incontro il dott. Graziano Salvemini, responsabile dell' ufficio socio politico dell’Azione Cattolica diocesana, che ha inquadrato il tema ricordando il contesto sociale e politico che stiamo attraversando e ricordando l’impegno delle comunità parrocchiali in tema di accoglienza; e il dott. Vincenzo Camporeale, coordinatore dell’Osservatorio per la legalità e il bene comune di Giovinazzo, il quale ha letto una lettera scritta al figlio da un carabiniere sommozzatore impegnato nelle attività di recupero dei cadaveri del peggior naufragio di un barcone di clandestini avvenuto il 3 ottobre 2013 nelle acque del Mediterraneo meridionale.

Il tema “Emigrazione” è un tema di cui tanto si parla ma di cui poco si conoscono le reali e complesse cause; un tema affrontato spesso con leggerezza sui social o nelle conversazioni da bar o da piazza; riassunto molto spesso nelle tabelle fatte meramente di numeri o percentuali; un tema “scomodo” per le coscienze dei più; un tema storico, epocale di fronte al quale ci sentiamo sempre impreparati; un “problema” troppo spesso non affrontato; un “problema” che viene spesso utilizzato per recuperare facile consenso.

Per un argomento così complesso e strutturato nella società contemporanea, la segreteria della Scuola di democrazia ha scelto di invitare come relatrice la dott.ssa Erminia Rizzi, da sempre impegnata concretamente in iniziative riguardanti l’emigrazione e i diritti dell’uomo, nonché Giudice Onorario presso il Tribunale dei minorenni di Bari. Mai come in questa occasione ha parlato più la Vita dell’operatrice Erminia che la sua voce. In un intervento “scomodo” la relatrice ha voluto in prima battuta ridare senso e valore ad alcuni vocaboli, troppo spesso usati come sinonimi, che contribuiscono a generare confusione: clandestino, nero, extra-comunitario, immigrato, rifugiato… tutte parole entrate nel nostro linguaggio quotidiano, spesso confuse, spesso indigeste, spesso usate con accezione discriminatoria. La dottoressa Rizzi ha invece posto come fulcro centrale dell’argomento le persone: ognuna diversa, ognuna con la sua storia, ognuna con la sua vità. La relatrice ha ricordato come molte di queste storie hanno punti in comune: la fuga dai propri paesi per motivi di discriminazioni (etnica, religiosa, sociale, orientamento sessuale ...);la tragedia del viaggio, lungo ed estenuante, sempre carico di violenza e sfruttamento; l’approdo sulle nostre coste viste come l’inizio di una nuova vita. La dottoressa ha anche criticato duramente il perenne stato emergenziale con cui in Italia viene affrontato il problema: stato emergenziale dovuto sia alla completa assenza di serie politiche europee, dove prevale il personalismo di alcuni stati membri poco attenti e poco coinvolti in problematiche di tale portata; sia alla totale assenza di politiche strategiche a lungo termine adottate dalla classe politica italiana. L‘emigrazione è un fenomeno strutturale, non emergenziale; è un fenomeno che si è sempre verificato nella storia dell’uomo e molto spesso luoghi di partenza e luoghi d’arrivo si sono solo invertiti. A tal riguardo basti ricordare la storia recente degli italiani e la loro fuga verso altri paesi alla ricerca di condizioni migliori di vita rispetto a quelle che il nostro paese è stato in grado di offrire ai nostri padri ed ai nostri nonni. La relatrice ha ricordato la quasi totale chiusura dei “corridoi umanitari” che sono stati molto utili in passato e ha rimarcato come l’unica porta per entrare in Italia e in Europa sia il Mar Mediterraneo, troppo spesso attraversato da barconi fatiscenti e in maniera del tutto irregolari. Altre strade, altri canali regolari non ce ne sono.

L’intervento della relatrice ha sottolineato che leggi e norme non bastano a disciplinare un fenomeno cosi articolato, serve piuttosto riscoprire quella cultura dell’accoglienza tanto cara alla nostra comunità che in passato ci ha resi orgogliosamente protagonisti. Durante l’incontro diverse sono state le testimonianze dirette lette dalla voce della dottoressa nonché operatrice Erminia; tante le storie di uomini donne e bambini vittime di violenze e soprusi che hanno cercato in Italia e in Europa un posto in cui rifugiarsi per migliorare le proprie condizioni di vita. Tanti ancora una volta i “pugni nello stomaco “.
Dopo l’acceso dibattito scaturito dai gruppi di studio, a concludere l’incontro ci ha pensato ancora una volta il dott. Camporeale leggendo la famosa lettera di Don Tonino Bello al “Fratello marocchino”, lettera scritta dal nostro amato Vescovo circa trenta anni fa ma ancora terribilmente attuale.

[corsista della scuola di Giovinazzo, Bari]

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