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Dove è il futuro? Nei territori che diventano attrattivi come una calamita, di Raffaella Ardito

creato da D. — ultima modifica 29/09/2015 12:18
Passare della società dello 0-0 a una società vinci-vinci. L’assessore della Regione Puglia Guglielmo Minervini dialoga intorno al futuro e tratteggia visioni e strategie per una vittoria sociale di tutti e di tutto il territorio

Come gli adulti possono aiutare i giovani a lanciarsi proficuamente nel futuro?

Essendo credibili. I giovani hanno bisogno di adulti credibili, autentici e, quando li incontrano, si attaccano a loro, li seguono, li osservano ritrovando fiducia in se stessi, negli altri e nel futuro stesso. Adulti che sappiano lasciare spazio ai giovani sul lavoro come in politica. In politica, per esempio, la preparazione della classe dirigente futura sul piano locale c’è grazie a una maggiore permeabilità dei sistemi, mentre a livello centrale il ricambio generazionale è più difficoltoso perché lasciare spazi può significare l’uscita di scena, “consegnare dello scettro”. A questo si aggiunge l’ostruzione tra centro e periferia che spesso impedisce di trasferire il cambiamento positivo locale a livello centrale.

Dunque i nodi problematici con i quali confrontarci per “spalancare le porte al futuro” sono lavoro/futuro e politica?

Sì. Il futuro è globale e questo vuol dire che occorre uscire da alcuni schemi mentali e comportamentali che deviano la sua osservazione: più che di fuga dei cervelli dobbiamo essere attrezzati per cogliere la vera dinamica che è in atto e ci interroga ossia quello della circolazione dei cervelli.

Preso atto che è questa la sfida, o meglio l’opportunità, del futuro, come possiamo passare dalla “fuga dei cervelli” alla “circolazione dei cervelli”?

La crisi azzera le differenze, mette i territori alla pari, anche il nord e il sud dell’Italia. Allora occorre giocare bene la partita. Occorre che il territorio sia attrattivo verso gli altri ma anche verso i propri giovani. Da questa convinzione sono nate le esperienze di Bollenti Spiriti e Ritorno al futuro. I giovani si muovono, perché le idee e le persone circolano, sono in un incessante movimento planetario. Il problema non è che i giovani vadano ma che non ne giungano.

Un laureato leccese mi descriveva la nostra, soprattutto pensando ai territori che abitiamo, come la cultura dello 0-0. Perché? Essa mette in moto meccanismi perversi per cui, se qualcuno segna un goal, la sua squadra non gioisce con lui e per tutti (se lui ha fatto goal, vuol dire che stiamo vincendo e magari può accadere anche a noi di andare a segno), ma si ingelosisce in tal misura che arriva a chiedere di annullare il goal. E si ritorna 0-0, perché si deve restare sullo 0-0. Non ci è chiaro che, indipendentemente da chi segna, vince la squadra, vincono tutti, certo qualcuno ha un merito in più, ma è un merito che non annulla il lavoro degli altri, anzi lo esalta. Per questo molti giovani vanno via, per questo molti non tornano, per questo non siamo attrattivi, per questo i giovani che restano faticano a usare i talenti e ad affermarli affermandosi.

E non è sempre vero che chi va via non ama il territorio…

 

Pensa alle recenti vittorie elettorali di Paola Natalicchio e del redattore Davide Carlucci di Acquaviva, due giovani talenti ritornati in Puglia per queste amministrative?

 

Sì, penso anche a loro. E questo ci riporta all’altro nodo problematico di una domanda precedente: la politica. Questi giovani sono tanto appassionati dalla politica e amanti del territorio che hanno sentito il richiamo delle radici fino a lasciare le loro carriere ben avviate e certe a nord per tornare rispettivamente a Molfetta e Acquaviva. Hanno vinto con una campagna elettorale fresca e attenta, anche efficace comunicativamente, unendo a questo amore per il territorio le competenze e le professionalità maturate negli anni. La politica credibile, appassionata, attenta è possibile e risulta vincente. Adesso sono sindaci e, seppure loro abbiano fatto goal, a vincere sono state le due comunità.

 

Le risposte danno chiavi di lettura sul ruolo della politica di domani. Per l’assessore “il territorio deve organizzarsi per diventare calamita, valorizzando le risorse umane e materiali rielaborandole in modo innovativo e moderno, intelligente, qui è il futuro”. Una sfida da cogliere anche per noi della BAT.

 

E conclude “Il futuro è dei giovani, si dice. È vero, ma questa affermazione nasconde molta demagogia o peggio una trappola: spesso è la scusa con la quale gli adulti trattengono il presente. Invece, deve essere chiaro, il futuro non è domani, ma è già iniziato. È oggi, qui e ora”.

fonte: Domani Andriese

Raffaella Ardito [Redazione CuF]

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