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Dignità e diritto di scegliere, di A. Donatella Rega

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 23/07/2021 14:33
E’ una questione di dignità, quella del diritto di scegliere. Dignità umana, per l’esattezza...

 

E’ una questione di dignità, quella del diritto di scegliere. Dignità umana, per l’esattezza. E’ evidente che gli esseri umani sono liberi di scegliere, anche se in alcune condizioni ci sono limiti dettati dalla povertà ed in altri da fatti contingenti. Innanzitutto siamo liberi di scegliere tra il bene ed il male e  liberi di pensare e riflettere per distinguerli l’uno dall’altro.

La nostra libertà di scegliere però diventa limite per la libertà di scegliere degli altri quando prevarichiamo, sottomettiamo, abusiamo degli altri. Dunque non sempre essere liberi di scegliere determina uno sviluppo dignitoso delle relazioni. Ricordiamo bene il Popolo delle Libertà, che sottintendeva in un certo senso la libertà di pagare meno tasse, andare il meno possibile in giudizio o addirittura farsi giustizia da soli e, diciamocelo, di infischiarsene se buona parte della Nazione vive sotto la soglia della povertà.  Possiamo concludere che senza rispetto della dignità propria ed altrui ogni libera scelta perde valore. 

Pochi giorni fa mi colpiva la raccolta di firme per la proposta di legge di iniziativa popolare sull’eutanasia, “vogliamo avere il diritto di scegliere come morire”, recitava il tazebao. Ho pensato che si tratta di una irrisoria consolazione, dovremmo infatti pretendere il diritto di vivere come vogliamo, piuttosto. Per esempio in un ambiente non inquinato, con un lavoro retribuito dignitosamente per tutti, senza morire di fame, senza guerre ecc... Tutti obiettivi raggiungibili. Inutile starci a crogiolare nella rassegnazione, inutile dire che si tratta di utopie. Niente di più falso, Un mondo più giusto è possibile, da una parte basta volerlo, dall’altra si deve chiederlo.

Ma tornando alla dignità, chi esercita o detiene male il potere e lo usa per togliere diritti agli altri sembra apparentemente abbia libertà assoluta di scelta ma in realtà non può scegliere contestualmente di vivere con dignità perché è (oserei dire per “antonomasia”) indegno.

Ed ecco comparire un valore che può capovolgere la Storia. Infatti posso essere povero con dignità,  ma privo di dignità da ricco e potente. E se i potenti privano i poveri della loro dignità ciò avviene perché sono in grado di fiaccarla.

La questione della dignità quindi è più importante di quanto appaia. Di fatto la stessa parola si è andata svuotando di significato negli ultimi decenni, perché? I mezzi di informazione ci hanno rimandato e ci rimandano di noi una immagine negativa attraverso la cronaca nera, ma anche attraverso  storie di ordinario degrado, senza considerare che per una pecora nera ce ne sono almeno novecentonovantanove bianche,   alcuni pifferai magici ci hanno convinti a seguirli ma poi si sono mostrati volgari ed arroganti assimilandoci al loro modo di fare, infine delle appartenenze religiose si è fatto strumento di divisione anche violenta. Ed abbiamo creduto a tutto, fiaccando la nostra forza e sentendoci meno degni.

Ma  azzardo un’ipotesi. E se i potenti invidiassero la dignità dei poveri? Potrebbe essere. Potrebbe partire da lì la loro battaglia per stroncarla. 

Allora riconquistiamo il diritto alla nostra dignità, e consideriamo questa conquista anche un dovere nei confronti di chi ne è stato privato con la sopraffazione. 

Mi ha colpito un video lanciato su Facebook dagli operai della GKN licenziati in blocco per delocalizzazione dell’azienda. Chiedono solidarietà ma anche leggi nuove per garantire che la delocalizzazione sia penalizzata. 

Leggi nuove, proposte di legge di iniziativa popolare. Una bella idea. Diamoci da fare. Raccogliamo firme perché ci sia restituita la dignità, pretendiamo di vivere in un ambiente salubre e  che sia programmata l’economia futura sulla base dell’occupazione dignitosa di tutti i giovani. Pretendiamo che siano valorizzate e potenziate le strutture pubbliche cui devono accedere senza difficoltà i meno abbienti. Pretendiamo infine che la politica estera e l’economia internazionale rispettino i fondamenti del diritto internazionale e dei diritti umani. Poche cose ma buone. Coraggio, chi comincia?

Angela Donatella Rega [redazione Cercasi un Fine, Monopoli, Bari]

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