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Corrotti: chi e perché, di Rocco D'Ambrosio

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 16/09/2015 22:02
Condannare la corruzione non basta, si tratta anche di capire. Per farlo occorre collegare alcuni fili importanti. Innanzitutto quello degli affari...

 

Una delle domande più interessanti dei miei studenti, specie africani e latinoamericani, riguarda la corruzione in Italia. Si può capire? E’ un male invincibile, necessario? Per quanto assuma forme e confini strettamente legati alle varie situazioni, la corruzione è uno scambio di offerte, prestazioni e vantaggi non dovuti, al fine di ottenere o mantenere un affare illecito. Essa normalmente attacca, come cancro, i meccanismi giuridici ed economici, gli stessi legami, il senso di appartenenza di una società, modificandone il codice genetico. Da questa sua multiforme adesione – va molto bene il nome di piovra - deriva la difficoltà a delimitarne con precisione i confini e a capire quanti e come sono coinvolti in essa. Non è azzardato dire che in Italia (e non solo) un italiano su tre ha avuto a che fare, in maniera lieve o grave, con pratiche di corruzione.

Condannarla, però, non basta, si tratta anche di capire. Per farlo occorre collegare alcuni fili importanti. Innanzitutto quello degli affari. Nei corrotti esiste un denominatore comune: arricchirsi comunque e dovunque. E oramai anche il potere spesso è in funzione del denaro, raramente viceversa. Bisogna imparare a collegare soggetti e situazioni; a non trascurare che il guadagno facile tenta e irretisce molti: gente comune come, soprattutto, politici, professionisti, docenti, pastori, educatori, pubblici dirigenti, imprenditori, magistrati, forze dell’ordine, operatori culturali e del volontariato. Per diverse cause sono ridotti al lumicino principi morali quali l’onestà, la giustizia, il rispetto delle istituzioni, il vivere del proprio onesto guadagno, la sobrietà. Gli stessi credenti spesso riducono il messaggio evangelico alla sola morale familiare e sessuale, dimenticando tutti gli obblighi di giustizia. Su questo terreno degradato i corruttori di professione operano con diversi mezzi. Prima di tutto prendendo per la gola degli interessi vitali, specie lavoro e sicurezza di vita. E poi operando su un piano culturale, alimentando cioè la mentalità pubblica e privata che considera questi reati non così gravi, anzi ineliminabili e necessari; tanto – vedi Governo di destra – da cercare di ridurre le pene per essi o approvare l’indulto per i reati amministrativi - vedi Governo di sinistra.

In questo quadro morale e culturale ben solidificato, il combattere la corruzione è una vera impresa. Innanzitutto personale: la coscienza di ognuno se formata e ascoltata non porta solo ad opporsi ma anche a pagare la coerenza con i nostri sani principi morali. Poi sociale e politica: la corruzione si sconfigge ritornando ad interessarsi della cosa pubblica. Sono in ballo denaro e interessi comuni. Se ci vengono rubati o negati non possiamo ancora dire che “non ci interessiamo di politica” perché per dirlo bisogna essere o sciocchi o incoscienti, visto che i danni della cattiva politica li pagano i cittadini onesti, mentre i disonesti si stanno arricchendo con essa.

Certamente resistere ad un sistema corrotto non è facile. Ci vuole molta forza per non sporcarsi le mani. Ed è difficile negare che la forza viene a mancare specie quando si scopre che la corruzione investe tutti i settori: dalla sinistra alla destra politica passando per il centro, dallo sport alle comunità religiose, dall’università al terzo settore, dalla burocrazia alle organizzazioni internazionali. Come anche quando si scopre che chi doveva dare l’esempio è peggiore degli altri e spesso ha tanto contribuito al dilagare della corruzione con la propria pessima professionalità e vergognosa immoralità.

Eppure resistere è possibile. Lo hanno dimostrato in tanti, uomini e donne di diverse culture e fedi religiose. Dopo sessanta anni di Costituzione dovremmo ritrovarci con una classe dirigente moralmente sana e tecnicamente capace. Ma non è così. Oggigiorno dobbiamo affrontare una seria crisi della classe politica (e non solo) e dei relativi partiti. Ovviamente, fatte salve le nobili eccezioni: quei pochi probi che faticano a vivere in partiti degenerati, a destra come a sinistra. La scena è dominata, per lo più, da gente, molto discutibile moralmente e non all’altezza professionalmente. Il loro unico interesse sembra essere solo il potere e/o il denaro, in una miscela così confusa, dove non si capisce quale venga prima o sia in funzione dell’altro. Tutto è strumentale ad accrescere potere e denaro. Un esempio: i doppi e tripli incarichi. Sindaci, ministri, sottosegretari, parlamentari, consiglieri e assessori locali, che ricoprono contemporaneamente i ruoli istituzionali e quelli di partito. E invece di porli davanti ad un aut aut, i dirigenti di partito – molte volte loro stessi! - offrono copertura e giustificazione a questo scorretto modo di fare. Che squallore! Non ci sono più i Moro, La Pira, Dossetti, Togliatti, Calamandrei, La Malfa, Nenni, Ingrao, Scalfaro, Berlinguer. Quando i costituenti scrissero che i partiti servono a “concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale” (art. 49), non certo pensavano a queste consorterie.

E che dire di altri fenomeni negativi, spesso tollerati o incoraggiati dai partiti, come corruzione, difesa di alti compensi e privilegi, consociativismo, conflitti di interesse, delegittimazione politica e sociale delle istituzioni, malsani rapporti con la gerarchia ecclesiastica? Scriveva Enrico Berlinguer: “La questione morale esiste da tempo, ma ormai essa è diventata la questione politica prima ed essenziale perché dalla sua soluzione dipende la ripresa di fiducia nelle istituzioni, la effettiva governabilità del paese e la tenuta del regime democratico”. In quest’ottica bisogna ricercare la causa, non tanto in leggi e regolamenti (comunque da migliorare), ma in un deficit etico e professionale dell’attuale classe dirigente. La storia dei due maggiori partiti italiani (la DC e il PCI) mostra, con dati incontestabili, che nel momento in cui questi partiti (come altri) hanno smesso di preparare tecnicamente e moralmente i loro quadri, l’incompetenza, l’inefficienza e l’immoralità sono passate da fenomeno circoscritto a livello individuale, a vero e proprio sistema di vita.

La carenza formativa trasforma oggi un po’ tutti i partiti in feudi di potere, dove spesso si lotta all’ultimo sangue per occupare e conservare poltrone, si chiude un occhio su programmi e principi etici, si accolgono transfughi e camaleonti dell’ultima ora, si rimandano i nodi fondamentali al dopo, si acuisce la conflittualità con ogni mezzo (specie calunnie e minacce), si mina l’unità interna, si appoggia un governo e si corre a dichiarare che gli si è contrari, si sprizza spocchia e cinismo. Eccezioni a parte, ovviamente.

Ma tutto ciò non è invito al qualunquismo o a disertare la vita dei partiti. E’, anzi, per chi è formato, invito sincero ad impegnarsi nei partiti per rinnovarli dall’interno, con idee e principi chiari e strategie efficaci. L’urgenza è riportare nei partiti la discussione su temi trascurati: la questione morale, la formazione e selezione della classe dirigente, la militanza, la gratuità dell’impegno, la distinzione tra impegno di partito e istituzioni, il rispetto di queste, la sana laicità. Vale ancora oggi l’esortazione di Moro, scritta nel 1944: “Ora dobbiamo percorrere una lunga e difficile strada: dobbiamo appunto ricostruire… Chi ha da fare della politica attiva, la faccia, con la stessa semplicità di cuore con la quale si fa ogni lavoro quotidiano… E nessuno pretenda di fare più o meglio di questo. Perché questo è veramente amare la Patria e l’umanità”.

 

[l'autore è docente di Etica Politica presso la Gregoriana e la Scuola Superiore dell'Amministrazione dell'Interno di Roma; è anche direttore di Cercasi un fine]

Azioni sul documento
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Pino Greco
Pino Greco :
04/10/2012 10:21
E' pur vero che l'attuale situazione degenerata della corruzione in politica è figlia di una mera "ignoranza" diffusa. E' vero che dobbiamo tornare alla formazione. E' anche vero che l'attuale condizione è frutto di una forma di delega in bianco che ogni elettore ha fornito ai propri eletti, sulla fiducia delle proprie intenzioni di programma politico. Il vero errore è stato questo! non aver vegliato sull'operato dei propri rappresentanti. Ma quando cominceremo ad attuare il nostro veto, il nostro volere popolare in contrasto con gli interessi dei politicanti seduti sugli scranni romani o delle funzioni pubbliche sparse in tutta Italia? Alcuni cittadini del mondo ci hanno dimostrato maggiore volontà e sensibilità civica (primavera araba, le dimostrazioni in Grecia e Spagna, ...) anche spinti da una crisi più profonda. Ma perchè noi Italiani dobbiamo aspettare? Perchè attendere il nuovo voto amministrativo per far comprendere che non condividiamo la condotta burocratica politica?
Forse perchè l'Etica è lontana anche dalla nostra coscienza civica.
Dovremmo destarci dal torpore dell'ignoranza sociale e promuovere la cittadinanza attiva.
PARADISO GIOVANNI
PARADISO GIOVANNI :
04/10/2012 13:15
All'ignoranza si sta associando anche una sorta di rassegnazione da parte dei cittadini che passivamente subiscono. Questa rassegnazione, a mio modesto parere, traspare sul volto dei più deboli, che ogni giorno subiscono ingiustizie sociali,attraverso la spending review, la carenza di servizi e la perdita di fiducia nelle Istituzioni. E' vero in altre realtà del Mediterraneo ci sono state maggiori iniziative popolari, in Italia no. Sull'Etica credo che la Seconda Repubblica in proposito è stata a dir poco fallimentare. Quest'ultimo ventennio a dato lustro a incompetenti, presuntuosi ed arroganti. La cultura del tutto subito, senza la dovuta acquisizione formativa e la necessaria esperienza, ci ha portato a respirare un' aria malsana. C'è bisogno di rimboccarsi le maniche, tutti, per ricostruire il Paese e soprattutto il nostro Mezzogiorno.
direttore
direttore :
06/10/2012 18:53
Cari Pino e Giovanni, i vostri commenti di sopra mi trovano in linea con voi... che dire? Non ci scoraggiamo e continuiamo a fare e studiare buona politica. Hugs. God bless you
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