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Welfare:« fare di necessità virtù», di Giovanni Paradiso

creato da gianfrancoparadiso@alice.it — ultima modifica 14/09/2015 10:49
In Italia, purtroppo, l’attuale congiuntura economica ha, inevitabilmente, inciso pesantemente sulle politiche sociali . In un Paese destinato all’inarrestabile invecchiamento della sua popolazione, dove già oggi, si contano oltre 12 milioni di over 65 anni, pensare al welfare non solo come un percorso di intervento assistenziale, ma anche in termini occupazionali è fare di necessità virtù...

La popolazione italiana continua ad invecchiare e di conseguenza cresce il numero degli anziani non autosufficienti. Sono più di 2,3 milioni di cui due terzi con più di 75 anni.
Ad oggi però solo un anziano su cinque usufruisce dell’Assistenza domiciliare integrata (Adi) mentre cresce il numero dei ricoveri presso strutture residenziali, che sono arrivati ad oltre 300mila.

«Investire sul welfare per creare occupazione», è l’appello lanciato dal coordinamento «Cresce il welfare cresce l’Italia».

Dai dati, infatti, emerge che è proprio il settore dei servizi, piuttosto che il secondario, ad aver registrato una costante crescita in Europa, anche durante la crisi. In riferimento al settore dei servizi sociali e a quello della salute, tra il 2002 e il 2009 si sono contati 4,2 milioni nuovi posti di lavoro, oltre un quarto dei 15 milioni totali. E quando, tra il 2008 e il 2012, il manifatturiero  perdeva 3 milioni e 123 mila unità, i servizi di welfare, cura e assistenza sono cresciuti di oltre 1 milione e 600 mila unità.

Se la crescita del settore accomuna tutti i paesi europei, le strategie adottate sono molto diverse: c’è chi ha puntato sulla crescita dell’occupazione formale, pubblica o privata o di terzo settore, esterna alla famiglia, e altri, come Italia, Spagna e Portogallo, in cui lo sviluppo è stato per lo più trainato dall’occupazione in seno alle famiglie, con un’ampia quota tuttavia di lavoro nero e irregolare. Secondo stime del ministero per le Attività produttive francese, la percentuale di lavoro nero in questo ambito varia dal 70 per cento in Italia e in Spagna, al 45 per cento nel Regno Unito, fino rispettivamente al 30 per cento e 15 per cento della Francia e della Svezia. D’altro canto in alcuni paesi - come la Germania e anche l’Austria - è poco sviluppata sia l’occupazione formale sia quella alle dipendenze delle famiglie.

L’incremento dell’occupazione nei servizi sociali non ha però solo aspetti positivi. Secondo il Coordinamento è mancato un adeguato sviluppo sul versante della qualificazione dell’occupazione. In alcuni casi ha favorito prestazioni a più bassi salari o sprovvista di adeguate tutele. E questo è stato senza dubbio uno dei motivi che in questi anni ha più influito su un certo trend occupazionale, spianando di fatto la strada anche al lavoro nero. Alcuni studi, invece, hanno dimostrato che il ricorso «a incentivi fiscali e contributivi per l’acquisto di cura in famiglia hanno ridotto l’area del lavoro sommerso». Al contrario, il Coordinamento segnala come, in Danimarca, alla riduzione degli incentivi fiscali è subito seguito un aumento del lavoro sommerso.

In Italia, purtroppo, l’attuale congiuntura economica ha, inevitabilmente, inciso pesantemente sulle politiche sociali . I più colpiti sono gli anziani, soprattutto quelli costretti a vivere nella totale solitudine. In un Paese destinato all’inarrestabile invecchiamento della sua popolazione, dove già oggi, si contano oltre 12 milioni di over 65 anni, pensare al welfare non solo come un percorso di intervento assistenziale, ma anche in termini occupazionali è fare di necessità virtù.

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