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Chica mala ovvero il machismo al femminile, di Matteo Losapio

creato da Matteo L. ultima modifica 11/11/2020 17:08
La dimensione giovanile è in continuo movimento. Fra i fenomeni più diffusi nei social e nella vita reale compare la figura della chica mala, la quale rimette in discussione l'essere femminile attraverso le categorie del machismo maschile. Una nuova sconfitta per la donna, dunque?

Accompagnare ed educare dei giovani e delle giovani non significa solo trasmettere nozioni sulla fede o rispondere alle loro domande sulle palesi contraddizioni della società e del mondo ecclesiale. Farsi compagno di strada dei giovani e delle giovani significa anche rimanere costantemente aggiornato sulle nuove mode e tendenze del contemporaneo. In questi giorni, mentre ero a chiacchierare con alcuni ragazzi della parrocchia ecco che vengo a conoscenza di una nuova tendenza presente soprattutto nelle ragazze dai tredici o quattordici anni in su. Questa nuova categoria antropologica di cui mi parlavano i giovani della comunità parrocchiale sono le chiche male. Categoria emersa come fenomeno sul social “Tik Tok” frequentato soprattutto dalle fasce dei preadolescenti e adolescenti. La traduzione di chica mala, dallo spagnolo, è di cattiva ragazza o ragazzaccia. Lo stile di una chica mala, dunque, è caratterizzato da unghie molto lunghe, abiti succinti, scollature profonde e minigonne, trucco pesante sul volto, soprattutto rimarcato dal rossetto, drink superalcolico in una mano e sigaretta nell’altra. In un discorso generalizzato, sommario e moralistico, potremmo dire che la categoria della chica mala è l’ostentazione di ogni vizio presente all’interno della società. Tuttavia, questo sarebbe solo un giudizio che non entra nel merito della questione e nella situazione drammatica che sta vivendo oggi sia il mondo giovanile sia la femminilità, in generale. Infatti, la categoria della chica mala non riguarda solo l’abbigliamento o l’atteggiamento ma veri e propri modi di dire che la caratterizzano. Frasi che stanno facendo il giro su “Tik Tok” del tipo “Principessa, togli la corona e metti l’armatura” oppure “Io Gucci, tu ciucci”, o ancora “Sono stata buttata fra i lupi e ne sono uscita capobranco”, come anche “Ho scelto il male, il bene era banale”, dicono non solo il peggio che il trash di oggi possa offrire, ma anche una tendenza ostentata al male, elogiato non come esempio di imitare ma come tecnica di controllo basata sulla visibilità. Come animali che tracciano il proprio territorio, così le cattive ragazze marcano la propria esistenza attraverso un paradigma che, solitamente, appartiene al mondo maschile, ovvero il machismo. Infatti, il macho non è altro che l’ostentazione eccessiva e ripetitiva della propria virilità, per quanto riguarda il sesso maschile. La chica mala si appropria del machismo divenendone l’esempio al femminile, come colei che ostenta cattiveria (pregiudizio molto spesso caricato sulle donne) per marcare il proprio territorio, per avere uno spazio vitale.

Leggendo questo fenomeno attraverso la lente di una filosofa del calibro di Luce Irigaray, non ci meraviglieremmo più di tanto nel riconoscere nella chica mala la stessa dinamica di secolare castrazione a cui è sottomessa la donna e il genio femminile. Nella sua opera più famosa, Speculum, la Irigaray afferma:

In altre parole, la donna non avrà altro rapporto all’origine che non sia comandato da quello dell’uomo. Perduta, sviata, smarrita, se non viene ad affiliarsi al desiderio, primo, maschile. Vuol dire questo, tra l’altro, il fatto che lei rinuncia ai segni della propria ascendenza per immatricolarsi con la cifra della stirpe dell’uomo, avendo lasciato la propria famiglia, la sua “casa”, il suo nome – che comunque è quello del padre –, il suo albero genealogico, per quelli del marito. Sarebbe sicuramente molto interessante porre in questi termini la questione del “fallo” e del suo potere: esso non rappresenta soltanto il significante privilegiato del pene e nemmeno del potere o del godere, salvo interpretarlo come appropriazione del rapporto con l’origine, del desiderio (d’) origine. [L. Irigaray, Speculum. Dell’altro in quanto donna, Feltrinelli, Milano 2010, p. 28].

Nel suo libro, Luce Iragaray afferma che la costruzione del paradigma culturale della donna avviene sempre e comunque partendo dalla definizione del maschio. Anche Freud è incappato in questo errore quando ha affermato l’origine traumatica della donna nella consapevolezza della mancanza del pene, durante l’infanzia. Secondo Freud, dunque, la donna sarebbe nient’altro che un maschio mancato e questa mancanza è l’origine della sua isteria, ovvero della sua sottomissione al potere fallico, simboleggiato dal pene maschile. In altre parole, la psicologia della donna si sviluppa dal negativo del maschio, la donna è ciò che l’uomo non è. Questa prospettiva è ciò che denuncia la Irigaray e che la categoria della chica mala rimette sul tavolo. Infatti, l’ostentazione del vizio e l’utilizzo di una mentalità da capobranco, sembrano essere i sintomi di una riappropriazione simbolica del fallo maschile. In altre parole, dal momento che la ragazza è sempre qualcosa in meno del ragazzo, utilizza le armi che la società maschilista le dà, per farsi largo fra l’appiattimento conformista e la sottomissione al volere del maschile. In questo modo, ciò che sembra anticonformismo, ciò che crede essere originale, in realtà è solo il ripiegamento della donna ad una definizione di sé partendo dal maschio e, in particolare, dal macho. In fin dei conti, dunque, le chiche male non sono altro che un machismo al femminile, una donna che sfiora il grottesco perché ha scelto, paradossalmente, la propria libertà sottomettendosi al potere fallico e all’ostentazione di questo potere. Un paradigma, quello delle chiche male che ostenta la forza lì dove c’è solo paura dell’anonimato e ansia nell’affrontare la vita. Sintomi tipici di ogni essere umano.

 

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