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Chi votare come cattolico, di Rocco D'Ambrosio

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 23/05/2019 19:54
In prossimità di elezioni credo che sia naturale, ma anche molto sintomatico, che ci si chieda: chi votare? Se poi si è cristiani, seriamente, la domanda diventa: cosa ha dire la mia fede cristiana riguardo all’atto del voto...

 

In prossimità di elezioni credo che sia naturale, ma anche molto sintomatico, che ci si chieda: chi votare? Se poi si è cristiani, seriamente, la domanda diventa: cosa ha dire la mia fede cristiana riguardo all’atto del voto? Si potrebbe dire tanto. Qui scelgo solo di fare due riferimenti: il problema del partito/schieramento e quello del chi scegliere votando.

1. Il partito o schieramento. «Una medesima fede cristiana può condurre a impegni diversi», scriveva Paolo VI nel 1971.  L’affermazione sintetica di papa Montini si comprende più pienamente se si ricorda l’insegnamento del Vaticano II e, in materia di impegno politico, i suoi  punti fondamentali. Prima di tutto la famosa precisazione: «La Chiesa, in ragione del suo ufficio e della sua competenza, in nessuna maniera si confonde con la comunità politica e non è legata ad alcun sistema politico» (GS, 76). L’affermazione conciliare pone fine a qualsiasi collateralismo fra comunità cristiana e partiti politici – vedi il caso DC in Italia – proprio perché presenta con chiarezza l’autonomia della sfera temporale da quella religiosa, restituendoalla comunità cristiana il suo proprio ruolo di profezia e coscienza critica, il suo evangelico servizio nei confronti dei detentori del potere e dell’intera comunità civile. Tuttavia il collateralismo è duro a morire. A volte si ha l’impressione che rinasca in nuove forme: si pensi all’agire di alcuni movimenti e associazioni ecclesiali con prassi simili a quelle di lobby pronte a sacrificare tutto, persino l’integrità morale, pur di conseguire gli interessi prefissi. Per nessun motivo la comunità cristiana può perdere la libertà che le è propria, confondendosi con soggetti e progetti particolari. «Il crocifisso – scriveva don Primo Mazzolari - è una verità senza colore».

 

Consegue che l’impegno diretto in politica – cioè l’assunzione di cariche politiche ed istituzionali – non spetta alla comunità cristiana, né ai pastori direttamente o per interposta persona, ma è, quindi, attività propria dei fedeli laici e questi lo fanno in proprio nome, come cittadini, guidati dalla coscienza cristiana (GS, 76). Alla comunità intera spetta il compito di formare alla politica e ai pastori di essere guida in questa formazione, secondo i principi del magistero sociale. Bisogna riconoscere che spesso, eccessivamente concentrati sul problema della rappresentanza politica (questione DC, ricomposizione dell’area cattolica, frantumazione in diversi partiti, creazione di associazioni di cattolici e cosi via), i cattolici non si sono interrogati abbastanza sulla prassi delle nostre comunità cristiane in rapporto alla realtà socio-politica. In particolare non si è riflettuto abbastanza su quanta formazione cristiana, personale e comunitaria, ci sia sulle tematiche sociali e politiche e se questa sia adeguata per i nostri tempi. 

 

L’invito ad impegnarsi in politica, da parte del magistero, non contiene in sé un’indicazione di schieramento e/o di partito. Per questo motivo il magistero si limita a ricordare solo le esigenze etiche fondamentali e irrinunciabilinell’azione politica dei cattolici, che sono il rifiuto dell’abortoe dell’eutanasia, la tutela dei diritti dell’embrione umano, la tutela e promozione della famiglia, l’impegno per la libertà di educazione, per la tutela sociale dei minori, per la liberazione delle vittime dalle moderne forme di schiavitùe per il diritto alla libertà religiosa,losviluppo per un’economiache sia al servizio della persona e del bene comune, nel rispetto della giustizia sociale, del principio di solidarietà umana e di quello di sussidiarietà e per la promozione della pace. Questi principi morali – continua il documento - non ammettono deroghe, eccezioni o compromesso alcuno, consegue che l’impegno dei cattolici si fa più evidente e carico di responsabilità (Nota sui politici, Dottrina della fede, 2002).

 

I cattolici impegnati nel centrosinistra, sia quelli impegnati nel centrodestra, o in movimenti o formazioni diverse, sono tenuti a seguire fedelmente tutte, nessuna esclusa,queste indicazioni etiche, a prescindere dalla loro collocazione politica. Come si evince, anche da una rapida lettura, alcuni dei principi morali enunciati sono stati fatti propri e tradotti in progetti politici e legislativi da alcuni partiti e/o schieramenti, piuttosto che da altri. Il problema si pone, allora, per i cattolici nel momento in cui appartengono a quelle compagini politiche che si battono per qualcosa che è contraria alla fede. In questo caso l’appello alla coerenza si deve tradurre in obiezione di coscienza.Nella misura in cui il partito e/o lo schieramentopropongono o obbligano a un atteggiamento contrario a quanto si crede si è sciolti da qualsiasi vincolo con essa e si ha il dovere di opporsi con mezzo lecito. «Si può essere cristiani e salvare l'anima militando in qualsiasi regime politico, a condizione, tuttavia, che questo non offenda la legge naturale e la legge di Dio», scriveva sinteticamente Maritain nel suo famoso Cristianesimo e democrazia.

 

Nella Nota dottrinale citata i principi fondamentali e irrinunciabili sono tutti ugualmente importanti e da seguire in coscienza, perché tutti derivanti da una visione della persona e della società, radicata nella rivelazione biblica e confermata dal magistero ecclesiale. In altri termini, non perché un cattolico (di centrodestra) si impegna per la vita, la famiglia e contro l’aborto, può esimersi dall’impegno per i poveri, la giustizia e la pace. Lo stesso dicasi per un cattolico (di centrosinistra) impegnato su questi ultime emergenze, che non può deresponsabilizzarsi riguardo alla promozione della vita e problemi affini. La fedeltà ai principi non porta – come ritiene qualcuno – alla creazione di un partito trasversale di cattolici (o lobby o schieramento latente) ma piuttosto mira alla sintonia e all’unità dei cattolici su questioni che non possono essere poste ai voti, ma richiedono una fedeltà che prescinde da partiti e progetti politici. 

 

E’ il 30 aprile 2015 quando le agenzie di stampa riportano le parole di papa Francesco, in un discorso a braccio nell’aula Paolo VI: “Si sente: ‘Noi dobbiamo fondare un partito cattolico!’: quella non è la strada. La Chiesa è la comunità dei cristiani che adora il Padre, va sulla strada del Figlio e riceve il dono dello Spirito Santo. Non è un partito politico. 'No, non diciamo partito, ma … un partito solo dei cattolici': non serve e non avrà capacità convocatorie, perché farà quello per cui non è stato chiamato (…) Ma è un martirio quotidiano: cercare il bene comune senza lasciarti corrompere”. E’ interessante notare come il papa sposta l’attenzione dalla questione “partito cattolico” a quella dl “martirio quotidiano nel cercare il bene comune”.

 

L’affermazione del papa si può interpretare come un invito a concentrarsi più su problemi di coerenza che di appartenenza. Non abbiamo bisogno di un partito cattolico, nuovo o rinato che sia, ma chi sappia, attuare, pagare e soffrire per il bene comune. Al di là dei diversi schieramenti, i cattolici impegnati in politica sono tenuti, a qualsiasi livello istituzionale, ad incontrarsi, dialogare ed operare per l’unità sui temi fondanti ed inderogabili. In questo tanto potrebbero fare le comunità cristiane, specie gli organismi diocesani, nel promuovere incontri di formazione e di confronto per tutti i cattolici impegnati in politica. Questi incontri possono aiutare anche a recuperare un clima di stima e rispetto reciproci. 

 

2. Il voto. Il Concilio afferma: “Si ricordino perciò tutti i cittadini del diritto, che è anche dovere, di usare del proprio libero voto per la promozione del bene comune” (n. 75). In un contesto di forti carenze formative è doveroso ricordare che sono contrarie al bene comune tutte le forme di reati contro le persone e, in particolare, gli ultimi, razzismo, demagogia, dittatura, violenza  guerra, distruzione delle politiche sociali, populismo, nazionalismo, individualismo, negazioni degli aiuti umanitari, mafie, corruzione, liberismo sfrenato, strumentalizzazione della religione, distruzione dell’ambiente  e via dicendo. Queste forme non solo sono contrarie all’etica evangelica ma, con presupposti diversi, sono anche una negazione della nostra Costituzione.

Quindi, perché venga promosso il bene comune, è necessario e moralmente doveroso che il voto risponda ad alcuni criteri etici. Li dico in sintesi. Dal punto di vista cattolico, è importante votare candidati: 1. prima di tutto umanamente ed eticamente maturi e coerenti, 2. sufficientemente competenti per il ruolo istituzionale che devono svolgere; 3. se possibile, con la mia stessa visione cristiana della realtà. Dico, nel terzo criterio, “se possibile” perché in alcuni casi ci sono candidati che si dicono cattolici ma sono deficitari riguardo al primo e secondo criterio etico. Oppure, all’estero, in Paesi con pochissimi cattolici dove è difficile o impossibile avere candidati cattolici.  

 

Sono convinto che ci potrà essere una rinnovata stagione di impegno dei cattolici in politica solo se diocesi, parrocchie, associazioni e movimenti si impegneranno per una formazione seria e autentica. Ciò che scriveva Milani, in Esperienze pastorali, ha ancora un grande valore, prima di tutto per i nostri giovani: “Non vedremo sbocciare dei santi, finchénoi ci saremo costruiti dei giovani che vibrino di dolore e di fede pensando all’ingiustizia sociale. Qualcosa, cioè, che sia al centro del momento storico che attraversiamo, al di fuori dell’angustia dell’io, al di sopra delle stupidaggini che vanno di moda”.  

 

[ordinario di Filosofia politica presso la facoltà di Scienze Sociali della Pontificia Università Gregoriana di Roma (www.rocda.it); insegna Etica ella Pubblica Amministrazione presso il Dipartimento per le politiche del personale dell’Amministrazione del Ministero dell’Interno (ex SSAI, Roma); è presidente dell’associazione “Cercasi un fine” (www.cercasiunfine.it)]

 

 

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