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Benvenuti a Corruptia capitale del malaffare, di Leonardo Petrocelli

creato da webmaster ultima modifica 16/09/2015 21:55
Intervista a don Rocco D'Ambrosio sul volume "Corruptia. Il malaffare in un comune italiano", edito da la meridiana e Cercasi un fine, dicembre 2014, pubblicata sulla Gazzetta del Mezzogiorno, 24 dic 2014.

 

La fantasia è solo nel nome e in qualche cifra, lievemente ritoccata affinché i dati sciorinati nel testo non aderissero troppo a quelli ufficiali,
permettendo così la conservazione dell’anonimato. Tutto
il resto è realtà, senza sconti, ritocchi o artifici. Benvenuti dunque a «Corruptia», comune medio-grande d’Italia, travolto dalla demonìa nazionale della corruzione e del malaffare. Lo testimoniano
le oltre 1000 pagine della relazione redatta dal commissario prefettizio e,
in un secondo tempo, analizzata, insieme ad un team di sei viceprefetti, da don Rocco D’Ambrosio, docente di Etica della Pubblica amministrazione presso la Scuola superiore dell’Amministrazione del ministero dell’Interno di Roma. Da quel caso paradigmatico, D’Ambrosio ha tratto il recente volume Corruptia. Il malaffare in un comune italiano,
primo testo della nuova collana delle edizioni La Meridiana, «Pubblica Etica». «Abbiamo voluto preservare il nome del Comune – spiega – per evitare di marchiarlo a vita. Da qui, la finzione di Corruptia. Ma quanto raccontato nel libro è del tutto corrispondente al vero».
Don Rocco D’Ambrosio perché questa operazione editoriale?
«Abbiamo voluto rendere quelle vicende un caso di studio. E, dunque, non ci siamo accontentati di raccontare la mera cronaca dei fatti, ma ci siamo mossi in due ulteriori direzioni: capire come si sviluppano quei meccanismi e soprattutto perché i soggetti in esame precipitino nella corruzione. Mi riferisco qui a politici, pubblici amministratori e imprenditori locali. Ognuno porta con sé storie e motivazioni particolari, legate soprattutto all’estrazione culturale d’origine. Ma il dato comune
rimane quello del malaffare».
Ma è possibile che nessuno si accorga mai di nulla?
«Ecco un problema tutto italiano: l’incapacità dei cittadini di valutare l’operato dei propri amministratori. Nel caso di Corruptia, in effetti, una piccola minoranza aveva lanciato l’allarme a proposito delle cattive pratiche in corso. Ma la maggioranza, soggiogata dalla narrazione dominante, cioè quella che raccontava di un momento aureo della
comunità, ha liquidato la denuncia. È la cosiddetta stupidità dei sudditi».
E veniamo alla cronaca nota, con i casi di Roma e l’ultimo, recentissimo, di Trani.
«La Capitale ha vissuto gloriandosi di un motto: Roma non ha padroni. E, tuttavia, abbiamo scoperto che i padroni c'erano e, per giunta,
con una rete di compromissioni notevoli. La vicenda di Trani ci ricorda invece come spesso funzioni solo l’opzione repressiva portata avanti, meritoriamente, da magistratura e forze dell’ordine. Ma dov'erano e dove sono gli altri? Dove la comunità
ecclesiale, l’associazionismo, la scuola, l’università? Ricordate, se non la
si combatte da ogni punto di vista, soprattutto quello educativo, la corruzione cresce e dilaga anche in ambiti mai toccati prima».
Ma ci sono anche degli esempi positivi da poter opporre al disastro dilagante?
«Le classifiche mondiali in tema di corruzione ci apparentano
più alle nazioni in via di sviluppo che alle esemplari realtà nord-europee.
Tuttavia, ci mancherebbe, è bene segnalare anche gli esempi virtuosi che nel nostro Paese non mancano, soprattutto in riferimento alle amministrazioni locali. Ci sono tanti sindaci onesti che, al pari di tanti funzionari, hanno sfidato e sfidano il potere criminale, a volte rimettendoci la vita. Su questo posso dire di non avere dubbi: nonostante tutto, le autorità locali rimangono migliori di quelle nazionali».

 

 

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